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Cronaca - L'annuncio del capo della protezione civile Borrelli: "Entriamo in una nuova fase dell'emergenza, le nostre conferenze stampa finiscono qui"

“Oggi 285 morti, gli attualmente positivi calano di 3106 unità”

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Coronavirus - La conferenza stampa della protezione civile del 30 aprile

Coronavirus – La conferenza stampa della protezione civile del 30 aprile

Roma – “Nei miei 18 anni di protezione civile non avevo mai vissuto un’emergenza così intensa e crescente nella dimensione”. Sono le parole con cui Angelo Borrelli, capo della protezione civile, traccia il bilancio della Fase 1 dell’epidemia di Coronavirus in Italia e annuncia la fine delle conferenze stampa (prima quotidiane e poi bisettimanali) sui dati del contagio.

A dare forza alla decisione di Borrelli ci sono i numeri, ancora una volta incoraggianti: “Oggi abbiamo registrato un nuovo record di guariti – dice – 4693, per un totale di 75945. I casi totali sono 205463, con 1872 in più rispetto a ieri. Calano gli attualmente positivi: 101551, -3106 rispetto a ieri. Di questi, 1694 sono in terapia intensiva (-101) e 18149 sono ricoverati 18149 (-1061). In isolamento domiciliare 81708, pari all’80% del totale”. Per quanto riguarda i morti, oggi se ne contano 285, che portano il totale a 27867.

“Adesso serve grande senso civico da parte degli italiani – raccomanda Borrelli – muoversi solo in caso di esigenze e rispettare le regole di distanziamento. Se tutti adotteranno buoni comportamenti, riusciremo a governare la situazione, anche perché l’emergenza non è finita”.

Luca Richeldi, pneumologo e membro del Cts, spiega che “l’efficacia delle misure adottate è ormai dimostrata da un trend consolidato. 15 giorni sono l’arco temporale che serve a valutare gli effetti di una misura: negli ultimi 15 giorni in Italia si sono dimezzati i deceduti e i ricoverati in terapia intensiva e raddoppiati i guariti. Inoltre il rapporto tra tamponi eseguiti e tamponi positivi è sceso sotto la soglia del 3%, una soglia cruciale per dire che si sta facendo un numero di tamponi sufficiente e che i positivi sono in numero contenuto”.

“La diffusione del contagio è rallentata, la pressione sul servizio sanitario è ridotta, la conoscenza del virus è migliorata e quindi siamo più pronti alla Fase 2” assicura Richeldi.

Secondo l’esperto, anche nelle prossime settimane sarà “indispensabile una base di partenza a livello nazionale, e forse anche sovranazionale” per l’applicazione delle misure, con “piccole variazioni territoriali, che ci sono già state e certamente ci saranno, come ad esempio le zone rosse”. La questione della regionalizzazione delle aperture, infatti, è “molto complessa per motivi logistici e scientifici. Per esempio bisogna tener presente che una maggiore percentuale d’immunizzati su un territorio rende quella popolazione più protetta, a differenza dei territori dove il virus è circolato molto poco”.


I dati sulla diffusione del Coronavirus in Italia, aggiornati al 30 aprile

I dati sulla diffusione del Coronavirus in Italia, aggiornati al 30 aprile


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30 aprile, 2020

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