Vetralla – In un momento in cui il mondo è in bianco e nero a causa del Coronavirus, c’è una foto in bianco e nero che fa ben sperare in un ritorno dei colori. E’ una vecchia foto che ritrae Giulio Andreotti con Gaetano e Gabriela Scuderi, in visita alla storica omonima azienda, solida realtà dagli anni del boom economico che hanno fatto seguito agli anni duri della ricostruzione.
Fiore all’occhiello del tessile made in Tuscia, partita nel 1956 dalla sede viterbese di piazzale Gramsci, dal 1967 la “sartoria” Scuderi – specializzata in capi spalla da uomo esportati in tutto il mondo – ha sede a Vetralla dove dà lavoro a oltre 200 persone, tra dipendenti e indotto.
Da metà marzo le macchine per cucire sono ferme e gli addetti in cassa integrazione in deroga a zero ore a causa delle restrizioni dovute all’emergenza Covid. E’ la prima volta che succede in oltre mezzo secolo di attività, oltre sessanta anni se si parte dal principio.
Al timone oggi c’è Stefano Scuderi, 55 anni, che ne è il presidente. Saldamente al suo posto la mamma Gabriela, che a 77 anni incarna il passato, il presente e il futuro.
Lunedì 20 aprile circa 200 aziende del distretto industriale tessile di Prato hanno sfidato il lockdown annunciando la parziale riapertura delle attività. Il governo ha fissato la ripartenza al 4 maggio.
Dopo il lockdown sembra essere tempo di countdown. Se tutto va bene, le aziende del manufatturiero riaprono il 4 maggio. Gabriela Scuderi, voi siete pronti?
“Siamo in attesa di poter iniziare a lavorare. Noi abbiamo circa 120 dipendenti interni all’azienda, più un indotto di oltre 90-100 persone, che sono tutte tra Vetralla, Tre Croci, sempre qui in zona, che realizzano parti complementari alla nostra azienda”.
Da quanto tempo siete fermi?
“Siamo già fermi dal 13 marzo, tutti quanti, con un danno notevole. Noi speriamo, ci stiamo dando da fare, speriamo di ripartire al massimo il 4 maggio. Prima abbiamo provato, ma non è possibile. Comunque ora avremo gli incontri con i nostri rappresentanti sindacali, con tutti i nostri dipendenti. Sperando di non rifermarci, perché quello che sarà il dopo non si sa”.
Che tipo di confezioni producete?
“Noi facciamo prodotto sartoriale, quello che è la nicchia più importante. Noi lavoriamo solo le fibre naturali, non mettiamo adesivi, non mettiamo niente. Quello che una volta faceva il sarto. E’ una grande sartoria la nostra, con tutte le fasi di lavorazione che prima il sarto faceva manuali e che noi adesso abbiamo industrializzato”.
Vi siete attivati per il distanziamento?
“Ci siamo attivati per il distanziamento, in modo da avere tutti ai loro posti. Ma grosse difficoltà logistiche non ce ne sono, diciamo che il metro, metro e mezzo e anche due di spazio tra le varie postazioni li abbiamo”.
Per quanto riguarda invece mascherine e guanti. E’ difficile immaginare una sarta che cuce con i guanti…
“Le mascherine sono scontate, naturalmente. Per quanto riguarda invece i guanti, certamente in qualche fase di lavorazione non potranno essere indossati, perché toccare il tessuto, manipolarlo, distribuire le lentezze con i guanti penso che non si possa fare. Ora, ripeto, ci riuniremo con tutte le responsabili per capire cosa e come possiamo fare”.
E gli spostamenti? C’è chi è preoccupato per i trasporti…
“Da noi il personale è quasi tutto delle nostre zone, qualcuno viene da Viterbo, qualcuno da un pochino più lontano, però molti viaggiano con i mezzi propri, quindi non dovrebbero esserci grossi problemi”.
Siete specializzati in capi spalla sartoriali e su misura da uomo. Dove vengono venduti?
“L’80 per cento finisce all’estero, in tutta Europa, Russia compresa, in Nordafrica, molto negli Stati Uniti, in Medioriente, perfino qualcosa in Nuova Zelanda. Facendo un prodotto sartoriale e su misura, i nostri clienti sono disseminati un po’ in tutto il mondo. Inoltre lavoriamo con molte griffe importanti”.
Avete merce da distribuire in magazzino?
“Molta merce era stata già distribuita, ma c’è anche molta che non è stata ancora ritirata, perché contemporaneamente tutto il mondo si è fermato dietro a noi. E poi abbiamo le linee di produzione piene, perché tutta la produzione, che via via esce ogni giorno, è rimasta dentro durante le fasi di lavorazione”.
Qual è la cosa che vi pesa di più nella quotidianità di questi giorni di attesa?
“Il non sapere niente. Sembra che ti svegli la mattina e non sai quello che devi fare, perché anche se siamo in contatto con la nostra associazione che è Unindustria e con Confindustria Moda, che ci hanno comunicato gli accordi, nonché ovviamente con il mondo, le notizie che arrivano di giorno in giorno sono aleatorie, è tutto aleatorio, non c’é niente di concreto ancora”.
Nel vostro caso si può parlare di filiera?
“Noi abbiamo tutta la linea di produzione, tutta la filiera. Partiamo dal prototipo, dal modello e poi lo sviluppiamo. Abbiamo i campionari, partecipiamo al Pitti Uomo di Firenze da tantissimi anni. Siamo nel mondo. Oltre ad essere stati prima aViterbo, dove l’azienda è nata nel 1956, è dal 1967, da 53 anni, che siamo qua a Cura di Vetralla”.
Riprenderete con l’autunno-inverno?
“Abbiamo l’autunno-inverno che era già entrato in produzione, mentre per le consegne immediate c’è ad esempio il su misura che è tutto per la primavera-estate. Parlo di immediato, perché noi tutti i giorni spediamo. Facciamo lo stagionale, poi abbiamo quello che spediamo tutti i giorni, che sono i su misura e i capi urgenti”.
Fate solo confezioni maschili?
“Solo confezioni maschili. Da donna solo qualcosa su misura, se il negoziante ci ordina con modelli che noi abbiamo, la giacca da donna la facciamo”.
Attualmente il presidente è suo figlio Stefano Scuderi…
“E’ lui che dirige l’azienda. Ci sono anche io, anche questa mattina sono qui, sono di supporto, ma chi porta avanti, chi ha il timone, è Stefano. Poi c’è il figliolo Gaetano, che porta il nome del nonno e ha 23 anni, entrato da poco, dopo avere completato gli studi. Ha fatto le sue scuole, è stato molto all’estero, ha frequentato la John Cabot University, per cui conosce perfettamente diverse lingue, e adesso è entrato a fianco al padre. Mio figlio ha preso le redini in mano da diversi anni, perché le aziende vanno avanti se ci sono le forze giovani, altrimenti vanno a finire, anche se hai i collaboratori e tutto. Adesso tocca anche a mio nipote. C’è un’età per tutte le cose, dico io”.
Come state vivendo questa quarantena forzata?
“Io non bene perché la vedo difficile. Mio figlio la sta affrontando molto bene, si sta muovendo, è sempre al telefono, mantiene i contatti. Io sono sempre stata combattiva, però comincia a diventare pesante, perché non c’è chiarezza. Dicono tante cose, ma poi in realtà se non torniamo tutti quanti ai nostri posti di lavoro, non so quanto sarà facile venirne fuori”.
Silvana Cortignani
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