Orte – Da parrucchieri a volontari temporanei della croce rossa italiana. Sono i fratelli Carmine e Sara Buono, titolari di un salone a Montefiascone. Oltre un mese fa anche loro sono stati costretti ad abbassare la serranda. Da tre settimane sono operativi presso il comitato locale di Orte della croce rossa italiana.
Sara, d’origine napoletana, ha 37 anni. Adesso, assieme a una decina di “volontari Covid” tra cui il fratello ha frequentato un corso lampo e ormai da quasi un mese dà il suo contributo portando la spesa e le medicine a domicilio di chi è bene stia a casa anche a fronte di “validi motivi” come la popolazione più anziana.
Da parrucchieri a volontari nel giro di pochi giorni?
“Certo. Nel frattempo non abbiamo abbandonato le nostre clienti. La cosa più complicata da fare da soli è il colore. A distanza di oltre un mese capiamo che può essere diventato un’urgenza. Allora abbiamo mandato alle clienti il tutorial per insegnare loro come passare la tinta con consegna a domicilio del ‘kit colore’ a chi ce ne ha fatto richiesta. Di più per ora non possiamo fare, ma siamo sempre disponibili per un consiglio”.
Sara, insomma, tu e Carmine avete messo le forbici in un cassetto?
“Abbiamo messo le forbici nel cassetto e ora indossiamo le divise della croce rossa, grazie al presidente Roberto Calevi, che è di Bagnaia, e al responsabile Andrea Arizia che ci hanno accolto nella loro famiglia formandoci con dei corsi accelerati per sostenere questa brutta battaglia. Facciamo spesa alimentare, andiamo in farmacia e consegnamo a domicilio alle persone anziane o malate. E così siamo diventati una famiglia, senza distinzione di sesso di colore o di razza e soprattutto nessun orientamento politico, ma solo per il bene del prossimo”.
L’anno scorso ti sei inventata i lunedì di messa in piega gratis per chi non poteva permettersi la parrucchiera, in collaborazione con la Caritas Diocesana. Adesso, invece di stare a casa in quarantena, fai la volontaria. Come è nata questa esperienza?
“Io avevo già fatto qualcosa a livello di beneficienza a Viterbo, scoprendo in prima persona quanto sia gratificante aiutare il prossimo. Quando è arrivato il blocco totale contro il Coronavirus e abbiamo dovuto chiudere il salone da un giorno all’altro, io e mio fratello ci siamo detti che, in questi tempi bui per chi come noi ha un’attività, non potevamo stare fermi a intristirci a casa, aspettando gli eventi e contando i giorni sperando nella fine del lockdown. Non potendo più lavorare, abbiamo fatto domanda su internet per diventare volontari temporanei della croce rossa italiana, cioè fino a fine emergenza, scegliendo Orte. Ci hanno chiamati, abbiamo fatto un mini-corso intensivo ed eccoci qua”.
In quanti siete voi volontari temporanei e in quali zone vi muovete?
“Facendo domanda per fare volontariato Covid nella croce rossa italiana di Orte abbiamo trovato una grande famiglia. Siamo in sei e ci sentiamo parte di una piccola-grande squadra. Siamo io, Carmine, Veronica, Massimo, Maria Sole e Edoardo. E cinque sono anche i paesi dove svolgiamo la nostra attività. Sono Orte, Vasanello, Bassano in Teverina, Bomarzo e Penna in Teverina”.
Come viene organizzato il lavoro?
“La croce rossa di Orte opera tramite l’Avis. Ci mandano dei turni, se uno è disponibile accetta altrimenti rifiuta. Ieri, ad esempio, io sono rimasta a casa. Oggi (mercoledì, ndr) sono di turno tutto il giorno, dalle 9 alle 13 e poi dalle 15 alle 19”.
Cosa fate di preciso?
“Gli utenti sono soprattutto anziani. Quando ci vedono, a distanza e bardati con guanti e mascherine ovviamente, sono felicissimi. Ci rendono riconoscibili il giubbino e la casacca della croce rossa. Poi abbiamo a disposizione anche una vettura Doblò della croce rosssa. In pratica funziona così: l’Avis ci fa avere una busta con dentro i soldi e la lista della spesa, noi andiamo nei punti vendita indicati e ovviamente infiliamo nelle buste anche la ricevuta dello scontrino. Quindi suoniamo il campanello a casa dei destinatari, lasciando la spesa fuori casa, ma aspettando a distanza di vedere che sia stata regolarmente ritirata. Dopo esserci accertati che gli anziani hanno preso tutto e sono rientrati nell’abitazione chiudendo la porta, allora ce ne andiamo. Salutandoci calorosamente anche se da lontano”.
Silvana Cortignani
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