Viterbo – “Siamo un po’ come ribelli. Lo siamo contro voglia. Ma non ne possiamo più di stare chiusi in casa. E il nostro anniversario di matrimonio lo volevamo festeggiare, io e mia moglie. All’aria aperta. Per questo abbiamo deciso di venire qui, nel bosco”.
I ribelli della montagna, come una canzone partigiana di tanti anni fa. Il bosco è quello di Montefogliano, nella Tuscia, e loro sono Marco e Marta. I nomi sono di fantasia, per evitargli eventuali guai. Ma le persone, e la vicenda che li accompagna, sono veri. I tempi sono quelli del Coronavirus e i decreti del governo vietano le passeggiate. Ovunque.
Montefogliano – Marta e Marco
25 aprile 1974, 25 aprile 2020. Quarantasei anni fa il loro matrimonio, il giorno della rivoluzione dei garofani in Portogallo, quando cadde la penultima dittatura fascista in Europa. L’anno dopo sarebbe toccato anche alla Spagna di Franco. 25 aprile 1974, il giorno stesso della festa della liberazione. In un mondo dove il socialismo sembrava un universo in espansione. Più di quarant’anni dopo, il mondo è invece dominato dal Coronavirus e dalla sospensione di diritti e libertà costituzionali.
Il bosco di Montefogliano
“L’unico posto dove possiamo fare una passeggiata – racconta Marco – è il bosco. Qui abbiamo festeggiato l’anniversario del nostro matrimonio, visitando tutti i posti che i nostri genitori ci hanno insegnato. E abbiamo passato il tempo così. Per non diventare matti… e addio Gesù!”.
Il matrimonio di Marco e Marta
Marco e Marta hanno 70 e 65 anni. Con figli ormai grandi e nipoti. “Come noi – dicono – anche diverse altre persone si rifugiano nel bosco, per fare una passeggiata, per tornare a vivere. Per uscire di casa, diventata ormai un’insostenibile prigione”.
La giornata, infatti, da quando, quasi due mesi fa, è iniziata l’emergenza Covid e la gente è stata chiusa nelle proprie abitazioni, è sempre uguale. Sempre la stessa.
“Dentro casa – spiega Marco – guardo la televisione e sto davanti al computer a gioca’, perché non sono capace neanche a vederlo. Poi, pranzo, cena e a dormi’. Siamo isolati dal mondo e la nostra speranza è che finisca presto”.
Montefogliano – Marco
“Ci dicono di stare a distanza – aggiunge Marco -. Anche tra marito e moglie. Ma quando andiamo a dormire, che facciamo? Dormiamo uno in una stanza e uno in un’altra? Questo non concepisco”.
Montefogliano – Marta
Il bosco. Da sempre un punto di riferimento per le comunità che vi abitano a ridosso. “Una volta – commenta Marco – ci si andava a fare vale scampagnate, soprattutto a pasquetta e per il primo maggio. Si portavano pizza, capocollo, salame. S’andava con amici e parenti. Si stava insieme e si cucinava. Gli spaghetti, la grigliata. Invece è finito tutto e non si può fare più niente. Un po’ perché te lo vietano in generale, un po’ per il Coronavirus. A momenti nemmeno dentro casa si può più mangiare. E questo perché, uno, non c’hai i soldi per andare a fare la spesa. Seconda poi, non c’hai proprio il sentimento di farlo. Il sentimento di mangiare. Perché sei in casa da solo. Come fai?”.
Montefogliano – Una pasquetta di tanti anni fa
La Pasqua? “Dentro casa – dice ancora Marco -, io, mia moglie… e amen. Abbiamo mangiato, ci siamo riposati. Ci siamo alzati, ci siamo rimessi a dormire. E questa è la storia della Pasqua. Quando io ci tenevo. Le feste con i figli e i nipoti. Ora invece c’ho un avvilimento che non lo so raccontare quello che potrebbe essere. E non vedere il nipote è la cosa peggiore che possa accadere. Sono due mesi che lo devo vedere. Lo vedo in videochiamata, col telefono. Mi manca tanto, poro cocco. E non vedo l’ora di poterlo rivedere”.
Montefogliano – Marco
“Certo – prende la parola Marta – questa situazione del Coronavirus ci ha fatto riflettere. Tante cose nemmeno le consideravamo. Invece adesso ti rendi conto cos’è una passeggiata, cos’è stare insieme agli amici, ai nipoti, ai figli, e cos’è andare a fare la spesa con tranquillità. Prima non avevamo capito cosa avevamo.
Montefogliano – Marco
“Gli altri anni – prosegue Marta – festeggiavamo l’anniversario di matrimonio al ristorante oppure andavamo a mangiare una pizza con i figli, le nuore e nostro nipote. Quest’anno siamo venuti al bosco. E sono contenta lo stesso. Mi auguro di tornare alla normalità, o quasi”.
Montefogliano – Marta
La giornata di Marta passa anch’essa a casa. “Mi alzo tardi, pulisco e ogni tanto vengo al bosco, dove le distanze, se si incontra qualcuno, sono abbondantemente rispettate. Veniamo per prendere ossigeno. E comunque sia abbiamo sempre la nostra mascherina e appena usciamo mettiamo i guanti. Sulle piante del bosco il virus non c’è”.
Montefogliano – Marco a testa in giù appeso a un faggio
Infine, due ricordi. Per Marta, il viaggio di nozze. “Siamo stati a Grosseto e a Milano. E dopo 4, 5 giorni. Questo ci potevamo permettere. Poi siamo partiti in due e siamo tornati… in tre”. Ride.
Per Marco. “All’età di 14, 15 anni – ricorda – era diverso da ora. Andavo nel bosco, mi arrampicavo sui faggi, arrivavo in cima e mi ‘spendolavo’ a testa in giù tenendomi solo con i piedi e con le mani verso terra. Erano alti i faggi, a volte anche 20 metri. Invece adesso non riesco a fare nemmeno un centimetro”.