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La vita in tempi di quarantena - L'esperienza di Paolo Lanzi, che era tra Milano e Parigi quando è scoppiata la pandemia - Dice: "Al settore servono aiuti concreti per uscire dalla crisi"

“Sfilate di alta moda saltate e matrimoni rinviati, non mi resta che fotografare oggetti”

di Silvana Cortignani
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Paolo Lanzi

Il fotografo Paolo Lanzi

Paolo Lanzi

Paolo Lanzi – Foto delle sfilate 

Paolo Lanzi

Paolo Lanzi nelle vesti di fotografo di moda

Paolo Lanzi

Paolo Lanzi – Una coppia di sposi

Paolo Lanzi

Paolo Lanzi – Sfilate

Paolo Lanzi

Paolo Lanzi al lavoro

Viterbo – Peggio di Don Rodrigo. Davanti al Coronavirus si sarebbero arresi anche Renzo e Lucia. Ma se è facile immedesimarsi nella tristezza dei mancati sposi di questa assurda primavera 2020 all’insegna dell’emergenza pandemia, lo è altrettanto mettersi nei panni di chi lavora nell’indotto. A partire dai fotografi specializzati nei servizi di nozze, per i quali il periodo che va da marzo a ottobre è la stagione d’oro.

Tra loro c’è anche Paolo Lanzi, viterbese, 40 anni, molti dei quali trascorsi a Montefiascone, dietro l’obbiettivo dall’età di 22 anni, con studio in via Friuli, a Viterbo nel quartiere Ellera, dal 2008. 

Il negozio e le cerimonie per lui sono venuti dopo, perché ha cominciato con le sfilate. E quando in Italia è stato registrato il primo caso di paziente positivo al Covid-19, il 21 febbraio, era a Milano, per la settimana della moda. Poi è andato a Parigi, Infine, quando la situazione ha preso in pochi giorni una bruttissima piega, è tornato in Italia. Era il 4 marzo.

Ci racconti come ha vissuto i giorni frenetici che hanno preceduto il blocco totale…
“Ero a Milano quando l’ultimo giorno di sfilate è stato annullato. Il caos è scoppiato il 21-22 febbraio, il 23 febbraio le sfilate, tra cui quella di Armani, sono state fatte a porte chiuse. Il 24 febbraio sono partito per Parigi, sempre nell’ambito della settimana della moda, rientrando in Italia il 4 marzo. A Milano mi trovavo perché oramai da diverso tempo lavoro per un’agenzia di Milano, la Imaxtree”.

Come era la situazione a Parigi tra la fine di febbraio e i primi di marzo?
“Erano i giorni in cui i francesi ci prendevano in giro col video della pizza al Coronavirus, diventato un caso internazionale. I primi di marzo hanno cominciato a tirare fuori qualche mascherina, nelle vetrine delle farmacie. Intanto noi facevamo incetta di disinfettanti, quando in Italia già non si trovava più niente Amuchina, niente disinfettanti per le mani. Su invece si trovavano, a prezzi ancora molto accessibili. Mi sono comprato anche un po’ di mascherine”.

E il rientro in Italia, quando l’emergenza stava per deflagrare in tutto il paese, come è stato?
“Ho fatto in tempo in tempo. Il 4 marzo dovevamo partire da Parigi, il 3 sera già cominciavano a cancellare tutti i voli da e per l’Italia. Molti hanno posticipato, io quando sono tornato con EasyJet su Roma, eravamo una ventina di passeggeri. Poi l’8-9 marzo c’è stato il blocco totale”.

E il blocco totale ha significato anche lo stop alle cerimonie…
“Non solo i matrimoni, ma anche le comunioni di maggio, rinviate a data da destinarsi. Tutti i servizi. Per quanto riguarda i matrimoni, diverse coppie hanno posticipato a settembre-ottobre, altre direttamente all’anno prossimo. Gli stranieri che sempre più spesso sceglievano location nella Tuscia, invece, hanno annullato del tutto, rinunciando a sposarsi in Italia, Un mio amico che fa il wedding planer e che lavorava con gli stranieri è in piena crisi”.

Di buono c’è che matrimoni, cresime e comunioni sono solo rinviati…
“Speriamo. La fiera della sposa che doveva tenersi ad aprile a Milano, dove vado anche io per l’agenzia e facciamo le sfilate per Elle Spose, è stata prima rimandata a giugno e questo martedì a settembre”.

Comunque lei ha lo studio. E’ aperto o chiuso?
“Chiuso. O meglio, se qualcuno ha bisogno di stampe o altri lavori, può ordinarli tramite mail o Whatsapp,poi prendere appuntamento. Ma se non arrivano aiuti concreti… Se la gente non può spostarsi neanche per il quotidiano che ti consente di starci dentro con le spese, è inutile che stai aperto. Per cosa? La gente non può uscire di casa, non è una condizione di necessità andare dal fotografo a farsi le foto, tanto meno un servizio posato”.

Non ci sono altri settori da esplorare per andare avanti in questa fase di emergenza?
“Non potendo fare servizi al di fuori e neanche all’interno dello studio, vedremo se ci sono altri settori da poter sfruttare al massimo, come le foto dei prodotti,che in gergo si dice ‘still-life’, che si possono fare senza stare a contatto con le persone. Ti fai spedire i prodotti oppure te li fai portare in qualche maniera e poi li fotografi. Ma adesso non è facile neanche trovare un’azienda che vuole investire in un servizio fotografico dei propri prodotti. Sulla base di cosa, a meno che non abbia una vendita online che le consente di farlo?”.

Lei ha dedicato mezza vita alla fotografia. Come ha cominciato?
“Nel 2002 da autodidatta. Avevo poco più di venti anni e mi sono affiancato ad altri fotografi. Il caso ha voluto che io cominciassi da fuori. Ho iniziato a bussare finché non si sono aperte le porte dell’alta moda.Ho iniziato con le sfilate di Roma, quando c’era ancora l’alta moda romana, mi sono fatto un po’ conoscere e poi ho cominciato a mandare richieste di collaborazione, entrando a far parte di un’agenzia di Milano abbastanza nota per cui lavoro tuttora”.

Cosa si dice nel suo ambiente di questa pandemia che sta mettendo in ginocchio l’economia a livello globale?
“Dopo Pasqua mi ha chiamato un fornitore di un’azienda di Cuneo che stampa album per matrimoni, tutto il settore wedding adesso è in crisi netta, perché è tutto fermo, tutto bloccato. Loro lavorano in Piemonte dove la situazione è anche peggiore rispetto alla nostra. Aggiungo le già preannunciate date annullate delle fashion week in programma per giugno e luglio e un forte interrogativo per settembre”. 

Silvana Cortignani

 


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19 aprile, 2020

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