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L'irreverente

Siamo tutti d’un pensiero? La tattica del tampone…

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Quando dentro la Democrazia cristiana si doveva stabilire la strategia comune per le guerre elettorali, ricordo un mediatore illustre tra le variegate correnti che segnava l’assenza di intese con un lapidario:  “Su una cosa siamo d’accordo e cioè che non siamo d’accordo”.

Il virus non è sconfitto, la guerra si diluisce in più guerriglie, l’economia è da tempo di guerra, eppure la strategia – cioè dove e come andiamo, col traguardo di quanti anni – manca. Il nemico viene tamponato, ma questa è tattica.

Ogni sera, bollettino sugli invasori e i caduti, interventi estemporanei del presidente non eletto di un governo legittimato sul non voto degli italiani, retto da partiti sovradimensionati rispetto al sentire popolare; opposizione senza un progetto unico; parlamento che non siede in permanenza come dovrebbe se il tempo è guerra; contrasti tra istituzioni, rivelatori che – diciamocelo – la nostra non è la migliore costituzione del mondo.  

In tale fragile situazione, sono state ridotte le libertà costituzionali, a cominciare da quelle fisiche. Per le altre, quelle di pensiero e civili prima che politiche, la tv, unica camera interattiva ma solo per scegliere i canali. Vide bene George Orwel: pochi attori e tutti gli altri, la gente, spettatori silenti di annunci indipendenti spesso dai fatti.

Il tutto però con affollato contorno di esperti che è pletora, accademia e come tale litigiosa, spesso narcisa, più in tv che in laboratorio o in corsia.

Tutti a dire e fare di tutto ma in concreto disaccordo di fronte a un paese stanco di ubbidire non sa bene a chi, necessitato di esser sano ma anche di produrre, perché senza produzione e commercio non ci sono i soldi per continuare a combattere il virus al quale ci siamo finora contrapposti come nelle migliori tradizioni italiche.

Prima la minaccia-spettacolo di milioni di baionette (“siamo prontissimi”), poi gli eroi al fronte senza strumenti come i male equipaggiati nostri nonni nelle trincee del Carso e la incapacità di far riconvertire le aziende per mascherine, tamponi e tracciamenti.

Qualche annuncio ad effetto come l’ospedale in Fiera e anziani dimenticati. Non bastasse, pure l’Europa matrigna di cui dovremmo essere noi i padri e i figli e le banche che prestano i soldi che sono nostri e devono poter essere restituiti perché lo stato che garantisce siamo sempre noi. E non poteva mancare la magistratura, cominciando come a Tangentopoli dalle stanze del Pio Albergo Trivulzio

Lo stellone d’Italia ci salverà? Il grado di malcontento sociale aumenta e l’improvvisazione non basta. Siamo stati i primi in Europa ma solo ad essere contagiati, perché altrove i morti sembrano calare e gli aggrediti dopo di noi si riaprono alla vita.

Perché? Sono un cosiddetto “sistema paese” in cui lo Stato, il governo hanno credibilità e strumenti democratici di comando e coordinamento efficaci? Sono tutti d’un pensiero? Noi, certo, non pare.

Renzo Trappolini


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17 aprile, 2020

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