Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Prima di cominciare a ragionare su una ripartenza del settore cultura, bisogna necessariamente sottolineare alcuni punti fermi:
– la classe lavoratrice dello spettacolo dal vivo sarà l’ultima fetta della società cui sarà consentito di ritornare al lavoro;
– i lavoratori dello spettacolo dal vivo hanno il medesimo diritto di qualsiasi altro lavoratore di tornare a generare reddito per sé stessi e per le proprie famiglie;
– lo spettacolo dal vivo è una forma d’arte che non prevede di sfruttare piattaforme telematiche e on-demand se non come soluzione palliativa e mai in via definitiva, per il carattere “sociale” che da sempre è lo specifico di queste forme d’arte.
E’ dunque imperativo che i pur risicati fondi stanziati per la cultura dal bilancio comunale vengano ridestinati a sostentare il settore della cultura e dello spettacolo dal vivo, privilegiando senza eccezioni i professionisti del settore prima di occuparsi di quelle realtà che, pur lodevoli e indispensabili, non traggono il loro sostentamento dalle attività culturali che svolgono.
I fondi del settore cultura vadano quindi immediatamente investiti a sostegno di iniziative come, a mero titolo di esempio, quelle qui sotto esposte. I cittadini potranno assistere a queste performance dai terrazzi delle loro abitazioni o, con l’evolversi della situazione sanitaria, sulle strade o nelle piazze e comunque sempre tenendo conto delle norme di sicurezza.
La musica: musicisti o piccoli gruppi di musicisti che vorranno, in maniera ambulante o stazionaria, portare la loro musica nelle piazze e nelle strade della città.
Il teatro di narrazione: essendo questa una forma teatrale che necessita di un solo performer può essere svolta tranquillamente nei termini dettati dalle norme di prevenzione, usando come palcoscenici le piazze e gli androni dei condomini, mediante amplificazione.
Il teatro di strada: forma teatrale che vede nella strada il suo palcoscenico naturale, gli artisti di strada possono riempire di cultura la nostra città.
Traendo spunto da questi suggerimenti, l’amministrazione può estendere l’idea anche alla danza, al mimo, alla clowneria, eccetera, chiedendo ai professionisti di organizzare spettacoli che tengano conto delle distanze di sicurezza e delle norme sanitarie vigenti.
E’ imperativo che queste ed altre simili iniziative siano interamente finanziate dai fondi destinati alla cultura. Il periodo che sta vivendo lo spettacolo dal vivo e l’assenza di prospettive nel breve e nel medio termine ha bisogno del sostegno pubblico, e con assoluta certezza i professionisti, le cui previsioni di guadagno sono pari a zero, sono certo non avranno difficoltà a rimodulare, se del caso, l’importo del loro ingaggio.
Per quanto riguarda il cinema, si può immaginare di muoversi attraverso due portanti:
– una manifestazione di cinema all’aperto gratuito che, con la bella stagione, porti il cinema ciclicamente in quelle piazze dove la fruizione degli spettatori dal balcone o dalla finestra o dal terrazzo sia garantita:
– la creazione di uno spazio drive-in (ad esempio in luogo del parcheggio di Valle Faul, o del Sacrario, o in altre zone idonee individuate dall’Amministrazione) dove gli
– spettatori, in questo caso paganti, possano assistere alla proiezione cinematografica dall’interno della loro vettura restando così ligi alle norme sanitarie vigenti e azzerando il rischio di contagio.
Lo spazio drive-in è anche, al momento, l’unica via percorribile per garantire di poter organizzare quegli eventi, come ad esempio i concerti dal vivo, che hanno bisogno di pubblico ma che non possono, allo stato attuale, garantire la messa in sicurezza del pubblico stesso.
E’ quindi fondamentale immaginare più di uno spazio drive-in per poter cominciare a programmare una qualche forma di Estate Viterbese.
L’obiettivo di queste idee è duplice:
– garantire il sostegno pubblico e quindi la solidarietà sociale al settore che sarà più lungamente colpito da questa emergenza e che sarà l’ultimo a esser messo in grado di poter lavorare;
– non interrompere l’offerta culturale che l’amministrazione, per suo mandato implicito, deve garantire ai cittadini.
Solo in questo modo il comune potrà dire di non aver lasciato soli i suoi cittadini: sia quelli che hanno fame e sete di spettacoli e di cultura sia quelli che, impediti a lavorare dalle norme sanitarie vigenti, avranno presto fame e sete se la collettività non si occupa subito di creare per loro, nell’attesa di tornare al lavoro, un palliativo che li sostenga in questo periodo d’emergenza.
Alfonso Antoniozzi
Cantante lirico e regista, consigliere comunale gruppo Viterbo 2020
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