Roma – Sintomatici, anziani e personale delle rsa, ricoverati in ospedale con infezioni respiratorie. Ma anche medici, operatori sanitari e persone con malattie croniche, per questo più esposte al virus.
Sono alcune delle cosiddette “categorie prioritarie”. Quelle cui i tamponi devono essere fatti appunto prioritariamente, secondo le nuove indicazioni del ministero della Salute, che ieri ha diramato una circolare in merito.
“Considerando la rapida evoluzione epidemiologica della pandemia – si legge sulla circolare – e la disponibilità limitata di test a livello internazionale, seguendo le raccomandazioni pubblicate a livello internazionale dalla Commissione europea e dall’Organizzazione mondiale della sanità, è necessario adattare una strategia che individui priorità per l’esecuzione dei test diagnostici per Sars-Cov-2, per assicurare un uso ottimale delle risorse e alleviare, per quanto possibile, la pressione sui laboratori designati dalle regioni/province autonome”.
La “disponibilità limitata”, non tanto dei tamponi quanto dei reagenti che ne consentono di verificare l’esito, è proprio il motivo che ha spinto il ministero a dare delle linee guida in termini di priorità dei casi da monitorare. Che, in particolare, come scritto sulla circolare, sono questi:
– pazienti ospedalizzati con infezione acuta respiratoria grave, per fornire indicazioni sulla gestione clinica, incluso l’eventuale isolamento del caso e l’uso di appropriati dispositivi di protezione individuale (dpi);
– tutti i casi di infezione respiratoria acuta ospedalizzati o ricoverati nelle residenze sanitarie assistenziali e nelle altre strutture di lunga degenza, in considerazione del fatto che vi risiedono soggetti esposti al maggior rischio di sviluppare quadri gravi o fatali di Covid-19. Tale esecuzione è effettuata qualeparte di un programma di controllo e prevenzione all’interno della strutture stesse e non può essere considerata come l’unica misura di controllo dell’infezione. Sulla base delle risultanze vengono adottate misure di controllo delle infezioni adeguate e dpi appropriati per proteggere sia le persone vulnerabili che ilpersonale dedicato all’assistenza;
– operatori sanitari esposti a maggior rischio (compreso il personale dei servizi di soccorso ed emergenza, il personale ausiliario e i tecnici verificatori), per tutelare gli operatori sanitari e ridurre il rischio di trasmissione nosocomiale;operatori dei servizi pubblici essenziali sintomatici, anche affetti da lievesintomatologia per decidere l’eventuale sospensione dal lavoro; operatori, anche asintomatici, delle rsa e altre strutture residenziali per anziani;
– persone a rischio di sviluppare una forma severa della malattia e fragili, come persone anziane con comorbidità quali malattie polmonari, tumori, malattie cerebrovascolari, insufficienza cardiaca, patologie renali, patologie epatiche, ipertensione, diabete e immunosoppressione con segni di malattia acuta respiratoria, che possono richiedere ospedalizzazione e cure ad alta intensità per Covid-19; ivi incluse le persone vulnerabili, quali le persone che risiedono in residenze per anziani, dovrebbero essere particolarmente fatti oggetto di attenzione;
– primi individui sintomatici all’interno di comunità chiuse per identificare rapidamente i focolai e garantire misure di contenimento. Se la capacità di esecuzione dei test è limitata, tutti gli altri individui che presentano sintomi possono essere considerati casi probabili e isolati senza test supplementari.
La circolare raccomanda che, nelle aree in cui vi è ancora una limitata trasmissione di Coronavirus, se si dispone di risorse sufficienti, i test vanno fatti in tutti i pazienti con infezione respiratoria.
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