Viterbo – La vita di un sacerdote nei giorni della quarantena collettiva contro il Coronavirus.
E’ don Egidio Bongiorni, parroco dell’Ellera-Paradiso, per il quale lo stare a casa è pieno di attività anche se i giorni che precedono Pasqua non sono quelli che si aspettava.
Sono saltate anche le tradizionali benedizioni delle case: “Abbiamo potuto fare solo la prima settimana, poi è arrivato lo stop, ma recupereremo quando l’emergenza sarà finita”, dice.
Aveva intuito già a metà gennaio, quando si è saputo della gravità della situazione in Cina, che le cose avrebbero potuto prendere una butta piega.
“Abbiamo fatto una preghiera al Crocefisso del Paradiso, che dicono sia miracoloso, e poi l’abbiamo ripetuta per il successivo mese e mezzo, ogni giorno, alla fine della messa. All’inizio la gente mi guardava un po’ così e invece ancora adesso, che le messe non si possono celebrare, recitiamo a distanza, ognuno nelle sue case, la stessa preghiera perché Dio protegga la nostra comunità dalla pandemia”, spiega don Egidio.
Contro il Covid-19, sono sospese anche le confessioni. Ma è garantita l’assistenza ai poveri e agli infermi dei due quartieri, dove tuttora si trova – tra viale Trieste e via Monfalcone – una delle due storiche case di cura del capoluogo.
Don Egidio, la chiesa è aperta o chiusa?
“Secondo le indicazioni della Cei, la conferenza episcopale italiana, bisogna celebrare da soli per evitare il contagio. Ma la chiesa è aperta, la gente può entrare e fare un momento di preghiera. La gente, vedo, esce per la spesa e approfitta perché il tragitto è quello, secondo le indicazioni, perché se c’è una chiesa vicina possono entrare”.
Lei è anche il sacerdote della clinica Salus. Va ancora dai malati?
“Quando mi chiamano, vado. Ma vado per le emergenze. Non sono certo uno che si tira indietro, mi attrezzo con i guanti e la mascherina e vado. Si tratta soprattutto di decessi per tumore. Vado per portare il conforto e per chi lo chiede. Ho preso delle mascherine, dei miei amici me le hanno mandate dal nord e dal centro, perché qui era difficile trovarle. Vado a dare l’estrema unzione, l’unzione degli infermi, e poi vengo via subito”.
Porta anche la comunione?
“Se la chiedono, porto anche la comunione, perché in questo periodo è molto difficile fare avanti e indietro. Ad esempio al nord hanno proibito ai sacerdoti perfino di entrare nelle case di riposo. Le autorità hanno detto no, anche se il parroco si ‘veste’ e tutto il resto. Non si può mai sapere, evitiamo, dicono loro. Per l’emergenza, invece, sì. E quando c’è questa emergenza, chiamano e vado”.
Oltre alla preghiera, don Egidio, come occupa il tempo trascorso a casa?
“Sto approfittando per mettere ordine alle due chiese, Ellera e Paradiso. Sto mettendo a posto l’archivio, sto mettendo a posto anche le tovaglie, tutte queste cosette qui che almeno quando si riapre tutto è fatto, tutto è pulito. Mancherà solo di disinfettare le due chiese, quando sarà il momento che ci diranno che possiamo tornare a celebrare la messa con il popolo di Dio, allora chiameremo l’impresa che verrà a sanificare tutti i locali”.
Pensa già a sanificare le chiese dopo l’emergenza?
“Non solo le chiese dell’Ellera e del Paradiso, ma anche l’oratorio e tutto il resto perché adesso tutto è sospeso. E allora prima di rientrare voglio disinfettare tutti gli ambienti. Tutti. Sacrestia, ufficio, le due chiese, l’oratorio, la banda, dove si svolgono tutte le nostre attività pastorali. Sono già in contatto con la ditta. Mi hanno detto di chiamarli una settimana prima, poi terrò chiusa la chiesa per due giorni prima, perché bisogna stare due giorni senza accedere”.
Va lei a fare la spesa in questi giorni?
“Qualche volta la faccio io. Ma devo dire che la comunità si impegna molto. A mia sorpresa, che tante volte mi commuovo.Telefonano, mi chiedono se ho tutto, se manca qualcosa, si offrono di portare loro. Allora mi chiamano, a distanza mi danno la spesa che hanno fatto. Pensavo peggio. Invece c’è attenzione, sensibilità verso il parroco. Davvero mi commuovo”.
E i suoi collaboratori?
“Sono contento, perché i parrocchiani mi chiedono sempre di loro, di don Renato Basili e di don Aldo Bellocchio, che non vengono adesso, non ci sono, perché non possono spostarsi, anche perché le messe non ci sono. Vuol dire che è apprezzato il ministero sacerdotale, il ministero del parroco e a che dei collaboratori”.
In questo periodo sono sospese anche le confessioni?
“Eh sì. Non ci sono neanche i Giuseppini che vengono per le confessioni”.
E l’assistenza ai poveri?
“E’ molto bello che la gente si ricordi dei poveri. La gente mi telefona per l’offerta in denaro che facciamo mensilmente per i poveri. Io sono commosso veramente e rimango sorpreso per questa sensibilità. C’è anche un’educazione che sono riuscito a ottenere nel tempo, facendo tutti i mesi la raccolta dei soldi per i poveri, per la Caritas parrocchiale Edera e Paradiso”.
Raccogliete soldi invece che generi alimentari per i bisognosi?
“Facciamo la raccolta dei soldi, perché non c’è solo il mangiare, c’è anche l’affitto, per alcune famiglie. E poi per i cibi, i primi tempi la gente ci portava tanta pasta, ma ci mancava altro. E allora facciamo la raccolta di denaro per poi dare un po’ il tutto alle famiglie, nel senso che non posso dare solo la pasta, ci vogliono anche i pelati… E’ stata una scelta indovinata, fatta già da 9-10 anni”.
Chi si occupa della distribuzione-secondo necessità alle famiglie?
“Ci pensa il gruppo della Caritas parrocchiale, che sono dieci giovani, dieci uomini, dieci papà, tra i 40 e i 50 anni. Sono loro che gestiscono, mi aiutano. Anche adesso siamo attivi, tenendo le distanze. Diamo un segno di cristianità, di fede, di carità”.
Avete organizzato un servizio particolare per Pasqua?
“Sì, abbiamo potenziato apposta in occasione della Pasqua. La settimana scorsa abbiamo fatto la distribuzione due giorni invece che uno e anche questa settimana la faremo due volte, giovedì e sabato. Il carico arriva il giorno prima e vengono i nostri collaboratori per scaricare e cominciare a fare i pacchi. Diverse famiglie non hanno neanche la macchina, per cui dobbiamo portarli noi. Adesso, poi, che non si può uscire, facciamo anche il servizio di consegna a domicilio. Sono contento che anche i collaboratori non hanno paura. Certo, mettono le mascherine, mettono i guanti e prendono tutte le precauzioni, però fanno anche questo servizio”.
Silvana Cortignani
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