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Il giornale di mezzanotte - Unione camere penali - Intanto l'Ucpi rilancia l'allarme Covid-19 nelle carceri - Chiesta la detenzione domiciliare per le pene brevi

I penalisti “con la toga sulle spalle e nel cuore” invadono Facebook

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Enrico Valentini

Enrico Valentini

Giuseppe Picchiarelli

Giuseppe Picchiarelli

Paolo Pirani

Paolo Pirani

Matteo Moriggi

Matteo Moriggi

Giuseppe La Bella

Giuseppe La Bella

Samuele De Santis

Samuele De Santis

Marco Valerio Mazzatosta

Marco Valerio Mazzatosta

Viterbo – (sil.co.) – Su Facebook anche molti penalisti viterbesi che hanno aderito alla challenge degli avvocati per Pasqua: “Con la toga sulle spalle e nel cuore”.  L’Unione delle camere penali italiane, nel frattempo, rilancia l’allarme Covid-19 nelle carceri e per scongiurare il diffondersi del virus dietro le sbarre chiede: “Detenzione domiciliare per le pene brevi”. 

“Con la toga sulle spalle e nel cuore”. Tra gli altri, gli avvocati Paolo Pirani, Enrico Valentini, Giuseppe Picchiarelli, Giuseppe La Bella, Matteo Moriggi, Samuele De Santis, Marco Valerio Mazzatosta. Alcuni di loro ripresi in udienza con foto scattate da Tusciaweb a corredo di articoli di cronaca giudiziaria, in questo momento “sotto scacco” a causa dello stop ai processi imposto dall’emergenza Coronavirus.

Tutto è nato da un post del presidente dell’Unione delle camere penali italiane Giandomenico Caiazza, che per primo ha condiviso, seguito da centinaia di colleghi in tutta Italia, una sua foto in toga con il commento “Con la toga sulle spalle e nel cuore”.

L’iniziativa, partita spontaneamente, sta diventando in questi giorni una vera e propria “challenge” tra gli avvocati, soprattutto penalisti, su Facebook: un modo di augurare ai propri contatti felicità pasquale ma anche per ricordare la propria funzione, in questi giorni così difficili per la categoria.

“Sul piano della testimonianza, la spontanea adesione all’iniziativa ‘Con la toga sulle spalle e nel cuore’, che ha visto migliaia di avvocati pubblicare una propria foto in toga sui social network, è una piccola ma significativa riprova della indisponibilità dell’avvocatura penale a partecipare al simulacro della difesa a distanza, nella consapevolezza della dignità della propria funzione. La giunta dell’Unione saluta e ringrazia tutti i colleghi che hanno così inteso manifestare la condivisione di questo messaggio”, si legge in un post pubblicato sulla pagina dell’Ucpi.

Viene rilanciato, nel, frattempo, l’allarme carceri. 

“Si segnalano in particolare le situazioni del carcere di Bologna e del carcere di Torino, dove il riscontro ha raggiunto livelli di allarme, sia tra i detenuti che tra gli operatori di polizia penitenziaria. È certamente stato un grave errore, da parte del governo, non aver provveduto all’adozione di misure che immediatamente consentissero l’alleggerimento del sovraffollamento. Non sono ulteriormente rinviabili provvedimenti che da subito consentano in via automatica la detenzione domiciliare per le pene brevi”, dicono i penalisti italiani. .

L’Unione, tra cui la camera penale “Ettore Mangani Camilli” di Viterbo presieduta dall’avvocato Roberto Alabiso,  in questi giorni ha inoltre rappresentato la propria ferma opposizione a qualsiasi ipotesi di smaterializzazione dell’udienza penale.

“Soluzione incompatibile con le regole del giusto processo. Se anche alla camera dei deputati prevarrà la logica giustizialista di sacrificare le garanzie processuali in nome oggi dell’emergenza pandemica e domani evidentemente di altre emergenze, i penalisti italiani reagiranno con la propria mobilitazione sul piano politico-giudiziario ma anche con il rigoroso ricorso alle forme di opposizione nell’ambito dei singoli processi”.

“Quello che avevamo facilmente previsto un mese fa, e che uno stato che non debba vergognarsi di sé avrebbe dovuto evitare che accadesse, è puntualmente accaduto. Gli irresponsabili profeti del carcere come luogo protetto dalla epidemia, dispensatori di rassicuranti contabilità quotidiane sull’esiguo numero di detenuti contagiati, dovranno rispondere di questo e di altro che potrebbe accadere”, si legge in una nota.

“I 20 detenuti postivi nel carcere di Dozza sono la ovvia conseguenza di una cultura populista e giustizialista del carcere che mostra tutta la sua indecenza etica e la sua sciagurata pericolosità sociale. Anche da Voghera giungono notizie di grande allarme. Si intervenga subito, nelle carceri ci sono ancora diecimila detenuti oltre la capienza regolamentare. Il governo si assuma la responsabilità di decisioni immediate, o rischia di dover rispondere di una catastrofe”, concludono i penalisti. 


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15 aprile, 2020

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