Viterbo – Una poltrona per Dibba, forse al Campidoglio.
È l’Huffington Post, neodiretto da Mattia Feltri, a contemplare la possibilità che Alessandro Di Battista possa diventare sindaco di Roma. Nulla di concreto, per ora, in realtà. La “suggestione” nasce, piuttosto, dall’augurio in tal senso espresso da qualche voce pentastellata.
Fulvio Abbate, firmando il pezzo sull’HuffPost, cita Carlo Sibilia, deputato del Movimento 5 Stelle, “lo stesso – ricorda Abbate – che in Parlamento avrebbe proposto una legge per consentire i matrimoni di gruppo e le nozze tra persone e specie diverse, purché consenzienti, e ancora sostenitore dell’ipotesi che l’Apollo XI sia stato solo un trucco”.
Sibilia, intervistato dal programma di RadioUno “Un giorno da pecora”, ha detto che Di Battista “potrebbe magari pensare alla sua città e proporsi a sindaco di Roma. Io ce lo vedrei benissimo – ha aggiunto – per amore della sua città potrebbe fare bene”. Non è, però, per tutti una buona idea. Vedasi Paolo Ferrara, ex capogruppo 5 Stelle in Campidoglio, secondo il quale “non ricandidare la Raggi è come fermare Michelangelo che lavora alla Cappella Sistina”. Punti di vista.
Abbate, palesemente, non se lo augura. Ma riconosce che il Dibba ha dalla sua “una grande, sorprendente arma segreta: egli è, di fatto, un Etrusco, figlio del più misterioso, singolare e raffinato popolo che si sia mai visto, posto che la sua gens giunge da Civita Castellana, celebre per essere stata in epoca preromana la capitale della popolazione dei falisci, la cui storia è direttamente legata proprio a quella degli Etruschi”.
L’articolo ricorda anche il padre di Di Battista, Vittorio: “tra le imprese del genitore del nostro, Vittorio Di Battista, ‘il fascista più liberale che conosca, un fascista per le unioni civili’, così nelle parole dell’erede, si narra di una piscina e di una discoteca, ‘Il Tucano’, rimasta impressa nella metafisica dell’indimenticabile adolescenziale dei residenti del comune in provincia di Viterbo, non meno eredi della febbre etrusca del sabato pomeriggio”.
Origini che, insomma, porrebbero il Dibba in continuità con i primi re di Roma etruschi. Se non fosse per un paio di problemi che Abbate segnala e che danno un tono canzonatorio all’intero articolo.
Punto numero uno: per l’articolista, “Di Battista l’Etrusco” è “il contrario della complessità”. Punto numero due: quella che per Paolo Ferrara è simile all’opera di completamento della Cappella Sistina, cioè la gestione a 5 stelle di Raggi della capitale, “ha finora lasciato una sensazione di inefficienza e incapacità conclamata”, che rischia di ostacolare l’ascesa dell’Etrusco al Campidoglio. Ammesso che Di Battista ci stia davvero pensando.
Holly Golightly
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