Viterbo – (g.f.) – Sono andati a 2900 famiglie di Viterbo i buoni spesa, utilizzando fondi regionali e statali.
Un aiuto a tante persone che ne hanno bisogno, in piena emergenza Coronavirus. Ne servirebbero di più.
Per tanti cittadini, la stragrande maggioranza, un sostegno importante e forse non sufficiente, in un momento di grossa difficolta. Per acquistare cibo. È questo il loro scopo.
Generi alimentari e farmaci, per questo sono stati distribuiti. Tuttavia qualcuno, pochissimi, pare che abbia travisato.
In seconda commissione, l’assessora Antonella Sberna (Servizi sociali) e il dirigente Romolo Rossetti hanno fatto il punto della situazione. Quanti sono stati consegnati e quanti ne restano, chi li ha utilizzati e chi no. Chi nel modo giusto e chi in maniera creativa.
Sembra che ci sia stato chi ha ritenuto di andare nel punto vendita di una nota catena di elettrodomestici nel capoluogo, per acquistare un televisore e un altro un cellulare.
Qualcuno, invece, avrebbe provato a dare la precedenza al bere.
Avendo evidentemente già provveduto al cibo, li ha venduti ad altri, per comprare alcolici o altri generi non alimentari.
“Abbiamo assodato – spiega Rossetti – con l’ausilio della guardia di finanza, qualche discrasia nell’uso dei buoni spesa. Chi voleva comprare un telefonino con i buoni e chi ha provato a prendere un televisore. Piccolissime discrasie, un paio di casi due tremila domande”.
Qualcuno in più, invece ha tentato un’altra strada. “Ci hanno segnalato qualche caso di chi ha venduto l’intero blocco di buoni a un prezzo inferiore, magari per poi andare ad acquistare con i soldi, alcolici o altri generi non alimentari. Per questo stiamo cambiando sistema, passando con il codice fiscale e una scheda prepagata che interagisce direttamente con il telefonino”.
Qualcuno ha fatto un uso creativo dei buoni, che invece per tanti viterbesi sono stati buoni per andare avanti.
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