Viterbo – Prima Emilio Maggini, poi Edilio Mecarini, quest’anno Enrico Canevari. E’ dedicato a lui il terzo volume dell’antologia sulla poesia dialettale viterbese che affianca e impreziosisce un altro libro: quello con i componimenti vincitori e segnalati del concorso “La léngua vitorbese”.
Ad introdurre il lettore agli scritti di Canevari, nel testo edito da Ghaleb, è l’antropologo Marco D’Aureli che si sofferma in particolare sui soggetti delle sue poesie: la Bella Galiana, gli animali della tradizione favolistica e alcuni personaggi “maschera” come Meco Torso, il contadino locale viterbese del suo tempo.
Le poesie scelte per il volume sono poco meno di una ventina, ma tutte molto significative.
Si parte, appunto, da quella sulla Bella Galiana, passando poi per una serie di animali fiabeschi e arrivando fino a Dante Alighieri. Canevari nel suo componimento racconta come il Sommo Poeta abbia deciso di partire per l’Inferno, Inferno che il poeta sul finale identifica con la sua città: Viterbo. Poi la raccolta prosegue con i versi che narrano la venuta di Mussolini, la macchina di Santa Rosa e l’orologio del palazzo della posta. Aneddoti, personaggi e situazioni che lasciano intravedere uno spaccato di vita vissuta degli anni ’20 e ’30 del Novecento.
Il libro è il terzo della trilogia iniziata tre anni fa con Maggini e proseguita l’anno scorso con Mecarini. Un testo pensato per i partecipanti del concorso organizzato grazie allo sforzo economico e culturale della fondazione Carivit, ma rivolto anche agli studiosi di settore.
Infatti, dopo una breve biografia di Enrico Canevari, il libro è impreziosito da alcuni scritti in appendice di approfondimento. Tra questi spicca “La leggenda della Bella Galiana e la sua fortuna in età moderna” di Antonello Ricci. Perché è proprio Enrico Canevari che nel 1923, pubblicando il poemetto sulla rivista Favl a lei dedicato, riesce a ravvivare la tradizione della leggenda viterbese della Bella Galiana. E il poemetto di Canevari diventa spunto, nel testo di Antonello Ricci, per ripercorrere un bel pezzo di storia della città di Viterbo seguendo il filo delle diverse opere (poesie, prose e persino un film) che sono state prodotte nel corso degli anni sulla Bella Galiana.
Nel libro c’è spazio anche per Cesare Pinzi e per due sonetti in dialetto viterbese della seconda metà dell’Ottocento: uno suo e l’altro di Alessandro Monarchi. Entrambi i componimenti sono spiegati e presentati da Antonio Quattranni che regala al lettore un altro preziosissimo pezzo di cultura tradizionale viterbese.
Si affianca al libro antologico anche quello con le le poesie dialettali vincitrici del concorso “La léngua vitorbese”. Concorso che quest’anno ha dovuto fare i conti con la pandemia di Coronavirus, che non ha permesso il regolare svolgimento della cerimonia di premiazione dei vincitori, e anche con la scomparsa del decano della poesia dialettale viterbese Ostelvio Celestini, tra l’altro anche membro della giuria.
E proprio a Ostelvio Celestini potrebbe essere dedicata la futura edizione del premio “La léngua vitorbese” e anche, dunque, il quarto volume antologico che si andrebbe ad aggiungere, il prossimo anno, a quelli su Emilio Maggini, Edilio Mecarini ed Enrico Canevari.
Francesca Buzzi
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