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Il giornale di mezzanotte - I grandi discorsi a cura di Carlo Galeotti - John Sidney McCain, il candidato repubblicano alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti d'America, nel suo discorso di concessione la sera del 4 novembre 2008

“A prescindere dalle nostre divergenze, siamo tutti americani”

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John Sidney McCain

John Sidney McCain

Viterbo – In tempi in cui la politica è ridotta a un post o a un tweet, ci sembra opportuno andare a riprendere, a rivangare, a degustare, a rileggere i grandi discorsi politici che hanno cambiato il mondo.

Discorsi che hanno segnato un passo avanti per l’intera umanità verso la democrazia e la libertà di tutti.

Come dire che la politica può essere qualcosa di diverso dalle banali chiacchiere da bar di un Salvini, pericoloso per lo stato di diritto, o di un Renzi, incapace di azioni politiche nell’interesse della nazione.

Qualcosa di diverso da parole che vanno a vellicare il ventre molle di una nazione. Parole che alimentano egoismi e odio a buon mercato.

C’è stato un tempo in cui grandi leader mondiali hanno pronunciato discorsi che tengono semanticamente e politicamente per i prossimi decenni.

Altri tempi. Tempi di statisti e di leader che non avevano paura di affrontare il dissenso della piazza, più o meno mediatica, pur di fare gli interessi di tutto un popolo, se non di tutta l’umanità.

c.g.


La notte del 4 novembre 2008 è stata per gli Stati Uniti la notte in cui sono stati pronunciati due discorsi che hanno fatto la storia dell’America e non solo. Quella sera è stato eletto il 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America. Il democratico Barack Hussein Obama dal palco di Chicago si presentava come il primo presidente afroamericano. John McCain in Arizona pronunciava il suo discorso di concessione davanti a una folla delusa e ammetteva la propria sconfitta. Era lui infatti nel 2008 lo sfidante repubblicano per la corsa alla Casa Bianca.

Le sue parole, dopo una telefonata a Obama per le congratulazioni. Le pronuncia in Arazona dove è stato senatore repubblicano dal 1987 e dove lo sarà fino al 2018. Alle spalle una carriera nella marina militare statunitense e anni di prigionia in Vietnam. Nell’ottobre del 1967, infatti, il suo aereo fu abbattuto mentre era in missione sopra Hanoi. Venne così catturato dai nordvietnamiti, rimanendo prigioniero di guerra per circa sei anni. Anni di torture e soprusi, fino alla liberazione nel 1973.

A emergere dalle sue parole è la concretezza e la dignità. Un discorso che non guarda al passato, ma punta tutto sul futuro partendo da un constatazione precisa: “Questa è un’elezione storica”. E’ così che McCain riconosce in Obama il cambiamento. E’ lui il primo afroamericano alla presidenza. E’ lui, in questo senso, “un grande risultato per la sua nazione”.

La folla è delusa. McCain afferma di aver sentito Obama al telefono per le congratulazioni e il pubblico risponde con dissenso. Ma McCain li ferma, protende in avanti le mani e poco dopo dice: “Abbiamo combattuto con tutte le nostre forze. E anche se non ci siamo riusciti, il fallimento è il mio, non il vostro”. McCain riconosce in Obama il suo presidente e in questo modo ribadisce la necessità di rimanere uniti come popolo. Tende la mano al suo avversario. Offre la sua futura collaborazione per il bene del paese. 

ma.ma


Discorso di concessione di John McCain in Arizona, la notte del 4 novembre 2008

Amici miei, siamo arrivati alla fine di un lungo viaggio. Il popolo americano ha parlato e ha parlato chiaramente. Poco fa, ho avuto l’onore di chiamare il senatore Barack Obama. Mi sono congratulato con lui per essere stato eletto come nuovo presidente della nazione che entrambi amiamo.

In una sfida lunga e difficile come è stata questa campagna elettorale, il solo fatto che Obama abbia vinto basta a guadagnargli il mio rispetto, per la sua abilità e la sua perseveranza. Ma il fatto che vi sia riuscito incoraggiando la speranza di tantissimi milioni di americani che un tempo credevano, sbagliando, di avere poco da perdere o guadagnare, o di avere poca influenza nell’elezione di un presidente degli Stati Uniti è qualcosa che ammiro profondamente e che mi spinge a elogiarlo per esservi riuscito.

Questa è un’elezione storica e io riconosco l’importanza speciale che essa possiede per gli afroamericani, e il particolare orgoglio che devono provare stanotte.

Sono sempre stato convinto che l’America offre opportunità a tutti coloro che hanno l’industriosità e la volontà per coglierle. Anche il senatore Obama è convinto di questo.

Ma tutti e due siamo consapevoli che, anche se abbiamo fatto molta strada da quelle antiche ingiustizie che un tempo macchiavano la reputazione della nostra nazione e negavano ad alcuni americani i pieni benefici della cittadinanza, la loro memoria ha ancora il potere di fare male.

Un secolo fa, quando il presidente Theodore Roosevelt invitò Booker T. Washington ad andarlo a trovare nella Casa Bianca, a cenare con lui, questo invito fu accolto in molti ambienti come un oltraggio.

L’America oggi è lontana mille anni dalla crudele e altezzosa intolleranza di quei tempi. Non c’è prova migliore di questo del fatto che un afroamericano sia stato eletto alla presidenza degli Stati Uniti.

Facciamo in modo che ora non vi sia più alcuna ragione per cui un americano possa non tenere in gran conto il fatto di appartenere a questa nazione, la più grande nazione della terra.

Il senatore Obama ha ottenuto un grande risultato per se stesso e per la sua nazione. Io lo applaudo per questo e gli porgo le mie sincere condoglianze per il fatto che la sua amata nonna non sia riuscita a vivere per vedere questo giorno.

Anche se la nostra fede ci assicura che lei riposa in pace alla presenza del suo creatore e che è estremamente orgogliosa del brav’uomo che ha contribuito a crescere.

Io e il senatore Obama abbiamo avuto divergenze e ci siamo confrontati su di esse, e lui ha prevalso. Indubbiamente, molte di quelle divergenze rimangono.

Sono tempi difficili per la nostra nazione, e io questa notte mi impegno con lui a fare tutto quanto sarà in mio potere per aiutarlo a guidarci attraverso le tante sfide che dobbiamo affrontare.

Esorto tutti gli americani che mi hanno sostenuto a unirsi a me non soltanto per fargli le congratulazioni per la sua vittoria, ma per offrire al nostro presidente la nostra disponibilità e i nostri sforzi più convinti per trovare dei modi per marciare uniti, per trovare i necessari compromessi, per superare le nostre divergenze e per contribuire a riportare la prosperità, a difendere la nostra sicurezza in un mondo pericoloso e a lasciare ai nostri figli e nipoti una nazione più forte, una nazione migliore di quella che noi abbiamo ricevuto.

A prescindere dalle nostre divergenze, siamo tutti americani. E vi prego di credermi quando dico che nessun legame ha mai contato per me più di questo.

È naturale, è naturale questa notte provare una certa delusione, ma domani dovremo superarla e lavorare insieme per far ripartire il nostro paese.

Abbiamo combattuto, abbiamo combattuto con tutte le nostre forze. E anche se non ci siamo riusciti, il fallimento è mio, non vostro.

Io sono profondamente grato a tutti voi per il grande onore che mi avete fatto dandomi il vostro appoggio e per tutto quello che avete fatto per me. Vorrei che fosse andata in un altro modo, amici miei.

La strada era in salita fin dall’inizio. Ma il vostro sostegno e la vostra amicizia non ha mai vacillato. Non ho parole sufficienti per esprimere quanto sia debitore nei vostri confronti.

Ringrazio in particolare mia moglie, Cindy, i miei figli, la mia cara madre e tutta la mia famiglia e tutti i tanti vecchi e cari amici che mi sono stati al fianco durante tutti i numerosi alti e bassi di questa lunga campagna elettorale. Sono sempre stato un uomo fortunato e lo sono stato soprattutto per l’amore e l’incoraggiamento che mi avete dato.

Sapete, le campagne elettorali spesso sono più difficili per la famiglia di un candidato che per il candidato stesso, e questa campagna non ha fatto eccezione.

Tutto ciò che posso offrire come compensazione è il mio amore e la mia gratitudine, e la promessa di anni più tranquilli in futuro.

Sono anche, naturalmente, estremamente grato alla governatrice Sarah Palin, una delle politiche più dotate che abbia mai conosciuto: lei è una nuova e straordinaria voce per il nostro partito, per le riforme e i principi che sono sempre stati la nostra forza più grande. E ringrazio suo marito Todd e i suoi cinque bellissimi bambini, con la loro instancabile dedizione alla nostra causa e il coraggio e l’eleganza che hanno dimostrato nella baraonda di una campagna presidenziale.

Possiamo guardare tutti con grande interesse al servizio che Sarah Palin renderà in futuro all’Alaska, al Partito repubblicano e alla nostra nazione.

A tutti i miei compagni della campagna elettorale, da Rick Davis a Steve Schmidt e Mark Salter, fino all’ultimo dei volontari che si sono battuti con tanto impegno e coraggio mese dopo mese in quella che a tratti è sembrata la campagna elettorale più impegnativa dei tempi moderni, grazie mille. Un’elezione perduta per me non sarà mai più importante del privilegio della vostra fiducia e della vostra amicizia.

Non so che cos’altro avremmo potuto fare per cercare di vincere queste elezioni. Lascerò ad altri il compito di stabilirlo. Qualsiasi candidato commette degli errori e sono sicuro che anch’io ne ho commessi. Ma non passerò nemmeno un istante del futuro che mi attende a rimpiangere quello che sarebbe potuto essere.

Questa campagna è stata e rimarrà il più grande onore della mia vita. E il mio cuore è colmo soltanto di gratitudine per questa esperienza e di gratitudine verso il popolo americano per avermi dato ascolto prima di decidere che fossero il senatore Obama e il mio vecchio amico, il senatore Joe Biden, ad avere l’onore di guidarci per i prossimi quattro anni.

Non sarei un americano degno di questo nome se dovessi rimpiangere un destino che mi ha offerto lo straordinario privilegio di servire questa nazione per cinquant’anni. Oggi ero candidato alla carica più alta di questo paese che tanto amo. E questa notte rimango al suo servizio. È una fortuna sufficiente per chiunque e per questo ringrazio il popolo dell’Arizona.

Questa notte, più di ogni altra notte, provo nel mio cuore soltanto amore per questa nazione e per tutti i suoi cittadini, sia che abbiano votato per me sia che abbiano votato per il senatore Obama, e auguro buon viaggio all’uomo che è stato il mio avversario e che sarà il mio presidente.

E faccio appello a tutti gli americani, come spesso ho fatto nel corso di questa campagna elettorale, a non abbattersi per le nostre attuali difficoltà ma a credere sempre nella promessa e nella grandezza dell’America, perché qui non esiste nulla che sia inevitabile.

Gli americani non rinunciano mai. Noi non ci arrendiamo mai.

Noi non ci nascondiamo mai dalla storia, noi facciamo la storia.

Grazie, che Dio vi benedica, e che Dio benedica l’America. Grazie mille a tutti voi.

John Sidney McCain



Thank you. Thank you, my friends. Thank you for coming here on this beautiful Arizona evening.

My friends, we have we have come to the end of a long journey. The American people have spoken, and they have spoken clearly. A little while ago, I had the honour of calling Senator Barack Obama to congratulate him.

Please.

To congratulate him on being elected the next president of the country that we both love.

In a contest as long and difficult as this campaign has been, his success alone commands my respect for his ability and perseverance. But that he managed to do so by inspiring the hopes of so many millions of Americans who had once wrongly believed that they had little at stake or little influence in the election of an American president is something I deeply admire and commend him for achieving.

This is an historic election, and I recognize the special significance it has for African-Americans and for the special pride that must be theirs tonight.

I’ve always believed that America offers opportunities to all who have the industry and will to seize it. Senator Obama believes that, too.

But we both recognise that, though we have come a long way from the old injustices that once stained our nation’s reputation and denied some Americans the full blessings of American citizenship, the memory of them still had the power to wound.

A century ago, President Theodore Roosevelt’s invitation of Booker T Washington to dine at the White House was taken as an outrage in many quarters.

America today is a world away from the cruel and frightful bigotry of that time. There is no better evidence of this than the election of an African-American to the presidency of the United States.

Let there be no reason now … Let there be no reason now for any American to fail to cherish their citizenship in this, the greatest nation on Earth.

Senator Obama has achieved a great thing for himself and for his country. I applaud him for it, and offer him my sincere sympathy that his beloved grandmother did not live to see this day. Though our faith assures us she is at rest in the presence of her creator and so very proud of the good man she helped raise.

Senator Obama and I have had and argued our differences, and he has prevailed. No doubt many of those differences remain.

These are difficult times for our country. And I pledge to him tonight to do all in my power to help him lead us through the many challenges we face.

I urge all Americans … I urge all Americans who supported me to join me in not just congratulating him, but offering our next president our good will and earnest effort to find ways to come together to find the necessary compromises to bridge our differences and help restore our prosperity, defend our security in a dangerous world, and leave our children and grandchildren a stronger, better country than we inherited.

Whatever our differences, we are fellow Americans. And please believe me when I say no association has ever meant more to me than that.

It is natural. It’s natural, tonight, to feel some disappointment. But tomorrow, we must move beyond it and work together to get our country moving again.

We fought we fought as hard as we could. And though we fell short, the failure is mine, not yours.

I am so…

I am so deeply grateful to all of you for the great honour of your support and for all you have done for me. I wish the outcome had been different, my friends.

The road was a difficult one from the outset, but your support and friendship never wavered. I cannot adequately express how deeply indebted I am to you.

I’m especially grateful to my wife, Cindy, my children, my dear mother … my dear mother and all my family, and to the many old and dear friends who have stood by my side through the many ups and downs of this long campaign. I have always been a fortunate man, and never more so for the love and encouragement you have given me.

You know, campaigns are often harder on a candidate’s family than on the candidate, and that’s been true in this campaign.

All I can offer in compensation is my love and gratitude and the promise of more peaceful years ahead.

I am also, I am also, of course, very thankful to governor Sarah Palin, one of the best campaigners I’ve ever seen … one of the best campaigners I have ever seen, and an impressive new voice in our party for reform and the principles that have always been our greatest strength … her husband Todd and their five beautiful children … for their tireless dedication to our cause, and the courage and grace they showed in the rough and tumble of a presidential campaign.

We can all look forward with great interest to her future service to Alaska, the Republican party and our country.

To all my campaign comrades, from Rick Davis and Steve Schmidt and Mark Salter, to every last volunteer who fought so hard and valiantly, month after month, in what at times seemed to be the most challenging campaign in modern times, thank you so much. A lost election will never mean more to me than the privilege of your faith and friendship.

I don’t know, I don’t know what more we could have done to try to win this election. I’ll leave that to others to determine. Every candidate makes mistakes, and I’m sure I made my share of them. But I won’t spend a moment of the future regretting what might have been.

This campaign was and will remain the great honour of my life, and my heart is filled with nothing but gratitude for the experience and to the American people for giving me a fair hearing before deciding that Senator Obama and my old friend Senator Joe Biden should have the honour of leading us for the next four years.

Please. Please.

I would not, I would not be an American worthy of the name should I regret a fate that has allowed me the extraordinary privilege of serving this country for a half a century.

Today, I was a candidate for the highest office in the country I love so much. And tonight, I remain her servant. That is blessing enough for anyone, and I thank the people of Arizona for it.

Tonight, tonight, more than any night, I hold in my heart nothing but love for this country and for all its citizens, whether they supported me or Senator Obama, whether they supported me or Senator Obama.

I wish Godspeed to the man who was my former opponent and will be my president.

And I call on all Americans, as I have often in this campaign, to not despair of our present difficulties, but to believe, always, in the promise and greatness of America, because nothing is inevitable here.

Americans never quit. We never surrender.

We never hide from history. We make history.

Thank you, and God bless you, and God bless America. Thank you all very much.

John Sidney McCain


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11 maggio, 2020

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