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Roma - Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto in merito alle recenti vicende inerenti il mondo giudiziario

“Il presidente non può sciogliere il Csm, serve riforma”

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Sergio Mattarella

Sergio Mattarella

Roma – “Il presidente non può sciogliere il Csm, serve riforma”.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto in merito alle ultime vicende riguardanti il mondo giudiziario. Le sue parole in una nota del Quirinale. 

“In riferimento alle vicende inerenti al mondo giudiziario, assunte in questi giorni a tema di contesa politica – si legge nella nota – il presidente della Repubblica ha già espresso a suo tempo, con fermezza, nella sede propria, il Consiglio superiore della magistratura, il grave sconcerto e la riprovazione per quanto emerso, non appena è apparsa in tutta la sua evidenza la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati”.

E ancora: “Il presidente della Repubblica ha, in quella stessa sede, sollecitato modifiche normative di legge e di regolamenti interni per impedire un costume inaccettabile quale quello che si è manifestato, augurandosi che il parlamento provvedesse ad approvare un’adeguata legge di riforma delle regole di formazione del Csm. Una riforma che contribuisca, unitamente al fondamentale e decisivo piano dei comportamenti individuali, a restituire appieno all’ordine giudiziario il prestigio e la credibilità incrinati da quanto appare, salvaguardando l’indispensabile valore dell’indipendenza della magistratura, principio base della nostra costituzione”.

Poi il chiarimento sul ruolo del capo dello Stato. “Per quanto superfluo va, peraltro, chiarito che il presidente della Repubblica si muove, e deve muoversi, nell’ambito dei compiti – si legge nella nota – e secondo le regole previste dalla costituzione e dalla legge e non può sciogliere il Consiglio superiore della magistratura in base a una propria valutazione discrezionale”.

Sergio Mattarella specifica che “il Csm, a norma della costituzione, conclude il suo mandato dopo quattro anni dalla sua elezione e può essere sciolto in anticipo soltanto in presenza di un’oggettiva impossibilità di funzionamento, condizione che si realizza, in particolare, ove venga meno il numero legale dei suoi componenti. Qualora ciò avvenisse il presidente della Repubblica sarebbe obbligato dai suoi doveri costituzionali a convocare, entro un mese, nuove elezioni dell’intero organo, ovviamente secondo le regole vigenti per la sua formazione”.

E aggiunge: “L’attuale Csm, rinnovatosi in parte nella sua composizione, non si trova in questa condizione ed è impegnato nello svolgimento della sua attività istituzionale. Se i partiti politici e i gruppi parlamentari sono favorevoli a un Consiglio superiore della magistratura formato in base a criteri nuovi e diversi, è necessario che predispongano e approvino in parlamento una legge che lo preveda: questo compito non è affidato dalla costituzione al presidente della Repubblica ma al governo e al parlamento”.

Nell’intervento l’auspicio che si arrivi a breve a una riforma del Csm. “Governo e gruppi parlamentari – specifica la nota – hanno annunziato iniziative in tal senso e il presidente della Repubblica auspica che si approdi in tempi brevi a una nuova normativa. Risulterebbe, peraltro, improprio un messaggio del presidente della Repubblica al parlamento per sollecitare iniziative legislative annunciate come imminenti. Al presidente della Repubblica competerà valutare la conformità a costituzione di quanto deliberato al termine dell’iter legislativo, nell’ambito e nei limiti previsti per la promulgazione”.

Il riferimento al contenuto delle intercettazioni emerse nei giorni scorsi. “Per quanto attiene alla richiesta che il presidente della Repubblica – si legge – si esprima sul contenuto di affermazioni fatte da singoli magistrati contro esponenti politici va ricordato che, per quanto gravi e inaccettabili possano essere considerate, sull’intera vicenda sono in corso un procedimento penale e diversi procedimenti disciplinari e qualunque valutazione da parte del presidente della Repubblica potrebbe essere strumentalmente interpretata come una pressione del Quirinale su chi è chiamato a giudicare in sede penale o in sede disciplinare: la giustizia deve fare il suo corso attraverso gli organi e secondo le regole indicate dalla costituzione e dalle leggi”.

E la conclusione: “È appena il caso di ricordare, infine, che un eventuale scioglimento del Consiglio superiore della magistratura comporterebbe un rallentamento, dai tempi imprevedibili, dei procedimenti disciplinari in corso nei confronti dei magistrati incolpati dei comportamenti resi noti, mettendone concretamente a rischio la tempestiva conclusione nei termini previsti dalla legge.In merito alle vicende che hanno interessato la magistratura, il presidente della Repubblica, come ha già fatto in passato, tornerà a esprimersi nelle occasioni e nelle sedi a ciò destinate, rimanendo estraneo a dibattiti tra le forze politiche e senza essere coinvolto in interpretazioni di singoli fatti, oggetto del libero confronto politico e giornalistico”.


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29 maggio, 2020

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