Viterbo – Coronavirus fase due. Due come due sono le priorità indicate da Stefania Pomante, segretaria generale di Cgil Civitavecchia-Roma Nord-Viterbo, affinché la ripartenza non sia una falsa ripartenza e non si rischi di dover innestare la retromarcia.
“Considero prioritari il settore sociosanitario e il settore dei trasporti pubblici. Per il primo bisogna procedere con la pianificazione di tamponi e test sierologici per un monitoraggio continuo e costante di tutto il personale che, nelle strutture, lavora quotidianamente a stretto contatto con gli anziani”, dice.
“Il settore dei trasporti, però, è quello che mi preoccupa di più, perché ancora non sappiamo come si possa fare a ripartire garantendo a tutti, operatori e utenti, a partire dai pendolari che torneranno a spostarsi tutti i giorni per lavoro, la massima sicurezza sui mezzi pubblici”, spiega Stefania Pomante, sottolineando come elevato sia il rischio di contagio.
Apprensione infine per la manodopera agricola: “Vanno tenuti gli occhi aperti, in tempi di pandemia i braccianti rischiano il doppio”.
Non le sembra tardi? Il 4 maggio è lunedì prossimo...
“Siamo in una fase in cui bisogna stringere i tempi, perché i giorni a disposizione sono pochi, il 4 maggio in pratica è domani mattina. Noi abbiamo fatto a Viterbo una riunione col prefetto Giovanni Bruno, rappresentandogli le maggiori preoccupazioni di quello che si può verificare. Ripeto, il problema riguarda tutti, perché se si riapre in condizioni o se si creano condizioni di vulnerabilità e di mancato rispetto di alcune norme, intere comunità ci vanno di mezzo”.
Cosa c’è da fare perché la ripartenza sia davvero tale anche nel Viterbese?
“C’è da fare un lavoro, in tempi brevi per carità, per consentire a tutte le realtà che chi parte si sia organizzato per tempo. Per ripartire mettendo tutti in sicurezza. I giorni non sono molti però noi siamo disponibili, ci stiamo lavorando e siamo sicuri che si stia andando nella direzione della tutela della cittadinanza da una parte e dei lavoratori dall’altra. Nonché delle aziende che si stanno mettendo in regola. Siamo convinti che la fase, per quanto complicata, imponga a tutti lo sforzo di concentrarci su un unico obiettivo, che è quello di salvaguardare quanto più possibile un insieme sia di attività, sia di condizioni, sia di ripresa lentamente di abitudini e della vita di tutti i giorni”.
L’orientamento per i trasporti sembra essere quello di aumentare l’offerta, incrementando il numero dei mezzi e di conseguenza anche le unità di personale. Ci sono i tempi?
“Me lo auguro. Noi stiamo lavorando all’avvio della fase due. Anticipo che proprio sul tema dei trasporti abbiamo anche avuto un incontro col prefetto Bruno. E’ un tema sul quale si sta facendo una grande riflessione. Apprezzo l’attenzione da parte della Regione Lazio, dopo di che però noi sul territorio dobbiamo essere in grado di essere operativi e di prendere il toro per le corna. Altrimenti rischiamo tutti di andare incontro a serie difficoltà. La cosa che mi preoccupa di più è capire cosa succederà sul fronte della mobilità”.
E’ così importante per la ripartenza l’organizzazione dei trasporti?
“Indispensabile. Penso ai pendolari che viaggiano tutti i giorni, quindi a come funzioneranno treni e ferrovie. Nel Viterbese ad esempio molto si nuove su ruota, quindi penso agli autobus. Noi rischiamo di essere in ritardo rispetto alla messa in sicurezza, perché oltre ai lavoratori avranno bisogno di spostarsi coi mezzi pubblici anche coloro che avranno bisogno di cure mediche o che si dovranno muovere per altri duemila motivi diversi. Speriamo di non arrivare impreparati alla fase due”.
Come vi state muovendo a livello locale per sciogliere il nodo mezzi pubblici?
“Noi come Cgil, con le altre organizzazioni sindacali, abbiamo sottoposto il tema dei trasporti all’attenzione del prefetto, perché non tutti i territori sono uguali. Ad esempio, nel Viterbese c’è tutta un’area dove non arriva la ferrovia e ci si muove con altri mezzi pubblici, ad esempio i bus della Cotral e simili. Lì il territorio come si è strutturato, organizzato? Quali sono le esigenze delle diverse realtà locali? Ognuno avrà la necessità di organizzarsi, ma ancora non si capisce come funzionerà. Chi controlla, ad esempio, il rispetto delle norme? Sono tutta una serie di tematiche rispetto alle quali noi abbiamo grande preoccupazione”.
Quali sono invece le preoccupazioni sul fronte sociosanitario? Anche la Cgil è per intensificare i tamponi?
“Riteniamo che anzitutto ci voglia ancora più attenzione, se possibile, nei confronti del personale e degli ospiti di Rsa, case di cura, case di riposo, nei confronti di tutti quei luoghi dove c’è concentrazione di anziani. Relativamente al personale, riteniamo necessario che vengano effettuati con cadenza regolare i tamponi, per la tutela ovviamente del lavoratore stesso nonché delle persone di cui si prende cura, onde evitare nuovi focolai, perché con l’avvio della fase due non è che finirà il rischio di contagio. Nel Viterbese abbiamo avuto finora situazioni a macchia di leopardo, ci sono state zone rosse. Noi continuiamo a raccomandare in tutte le lingue, in tutte le salse, la necessità di dotare tutto il personale di dispositivi di sicurezza, cosa di fondamentale importanza. E continuiamo a dire che va fatta una verifica puntuale con tamponi, via via. E poi grande attenzione anche nei confronti degli ospedali, dal momento che, come abbiamo visto con Tarquinia, non sempre tutto ha funzionato”.
Ceramiche, cantieri edili… come si stanno attrezzando per la ripresa?
“Per quanto riguarda le ceramiche, ad esempio, c’è un accordo nazionale che prevede le condizioni di sicurezza per i lavoratori all’interno delle fabbriche. E ci sono, ovviamente, anche confronti a livello territoriale perché sia applicato alla realtà della Tuscia. Per quanto riguarda i cantieri edili, hanno al loro interno situazioni tra le più variegate, ci sono realtà e realtà. Ed è importante nelle prossime ore, nei prossimi giorni, aprire confronti con tutti i settori, quindi con l’edilizia piuttosto che con settori dell’industria”.
Qual è invece la situazione nell’agroalimentare?
“Stiamo con gli occhi bene aperti, perché abbiamo delle realtà complessivamente articolate. E tra queste spicca sicuramente tutto il settore dell’agroalimentare. Alcuni mesi fa, qui nel Viterbese, abbiamo subito un’aggressione pesante, cui era presente anche Tusciaweb, durante un volantinaggio della Flai Cgil per informare dei loro diritti i braccianti agricoli nelle campagne di Castel d’Asso. Ed è di questi giorni la notizia dell’arresto di due imprenditori e di una terza persona indagata, tra Canino, Cellere e Montalto di Castro, per lo sfruttamento di manodopera nelle campagna del litorale. E’ ovvio che sia importante vigilare, sia a tutela degli imprenditori e delle aziende che lavorano con competenza e serietà, sia di tutti i lavoratori che in questa fase rischiano di essere doppiamente esposti, sia sotto il profilo della legalità che della sicurezza”.
C’è il rischio che torni a salire la curva dei contagi?
“Va fatto un lavoro certosino che consenta, nel momento in cui il paese gradualmente si rimetterà in moto, di farlo nel rispetto delle norme che mettono in sicurezza, perché altrimenti noi rischiamo, per evitare una sofferenza, di ricreare problemi ancora più grandi. Cosa che vorremmo assolutamente scongiurare. Il sindacato è disponibile, c’è l’accordo del 14 marzo col governo, sempre sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che in qualche modo ha dato l’avvio. Ci sono una serie di accordi settore per settore. Dopo di che tutto questo va calato sul territorio, perché non tutte le realtà sono uguali. Quindi grande dispsonibilità delle organizzazioni sindacali, nell’interesse di tutti”.
Silvana Cortignani
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