Viterbo – “Quel whatsapp tra Palamara e Auriemma io l’ho letto diversamente…”. Il pm Massimiliano Siddi, intervistato dall’agenzia di stampa AdnKronos dà una sua interpretazione delle chat che vede uno scambio di messaggi tra Luca Palamara, il pm romano sospeso e indagato dalla procura di Perugia, e il procuratore di Viterbo Paolo Auriemma (non indagato).
Nei messaggi intercettati tra i due Palamara dice che bisogna ‘attaccare’ Matteo Salvini anche se, come gli aveva appena fatto notare Auriemma, attaccarlo sulla sua politica immigratoria era un errore.
“Ma siete sicuri di avere bene interpretato quelle frasi? – si chiede Siddi in risposta all’Adnkronos – parliamo di un messaggio whatsapp, quindi privo di tono, e per come l’ho letta io non era un “noi dobbiamo”, noi categoria, ma era retoricamente prendere la posizione che non si condivide. In sostanza, Auriemma dice che secondo lui Salvini non aveva tutti i torti e Palamara risponde dicendo “e certo, ma poi noi come categoria dobbiamo”, era, insomma, un interpretare una posizione che non condivideva. Io l’ho letta così”.
Secondo Siddi i messaggi whatsapp vanno presi con le pinze, senza passare a conclusioni affrettate. “Poi non stiamo parlando neanche di reati – ci tiene a precisare -, ma di opinioni. Per cui i garantisti bisogna farli a 360 gradi, non a metà, o si è garantisti sempre o non lo si è mai”.
Quanto alla vicenda nel suo complesso Massimiliano Siddi dichiara ad Adnkronos che “il tema Csm è molto complesso, l’effetto mediatico è sicuramente quello dello scandalo, come lo chiamano ormai tutti, poi però le cose andrebbero valutate con razionalità. Il Csm è un organo che ha anche una valenza latamente politica, e dunque determinate scelte passano anche attraverso mediazioni. Poi, certo, il quadro che è emerso in questi anni non è stato sempre confortante”.
I nuovi risvolti e le nuove intercettazioni emerse dell’inchiesta su Palamara erano secondo Massimiliano Siddi in qualche modo prevedibili. “Solo gli ingenui – prosegue il pm viterbese – potevano pensare che tutto finisse con la questione di un anno fa. Una parte della magistratura sapeva perfettamente che il problema era più complesso. Molti di noi lo dissero all’epoca che era un linciaggio un po’ unilaterale e addirittura molti di quelli che ieri linciavano oggi si trovano dalla parte dei linciati, fra virgolette, per cui bisognava avere equilibrio allora e occorre avere equilibrio oggi”.
Difficile, per Siddi, trovare una soluzione che dia nuova vita e nuovo vigore al Csm. “Ritengo due aberrazioni sia il sorteggio per eleggere i membri del Csm sia lo scioglimento dell’Anm – conclude -. Il sorteggio non garantirebbe un reale cambiamento, perché le cosiddette ‘cordate di potere’ le puoi fare anche dopo, mentre lo scioglimento dell’Anm rischia di essere una scelta liberticida e senza senso”.
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