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Fase 2 - Chiara Frontini illustra la manovra economica elaborata da Viterbo 2020 per gestire l'emergenza

“Shock di liquidità e semplificazione per affrontare la fase dell’immediato”

di Paola Pierdomenico
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Chiara Frontini

Chiara Frontini

Viterbo – Chiara Frontini (Viterbo 2020): “Uno shock di liquidità e semplificazione burocratica per affrontare la fase dell’immediato”. L’ha chiamata ‘Viterbo riparte’ ed è una manovra economica basata su quattro pilastri: garanzia lavoro, fondo credito, pacchetto solidarietà e spazio alle idee. Da combinare coi provvedimenti per il settore HoReCa per “affrontare la fase dell’emergenza Covid dell’immediato, far morire il minore numero di aziende e permettere alla città di passare la nottata”. Dopodiché pensare al medio termine. “Non ci interessa dire cosa non è stato fatto, ma cosa si può fare per ridare ossigeno. Dalla crisi non si esce soli”, puntualizza.

Ha precisato di non voler fare polemiche ma solo proposte. Però non può non dare un giudizio sulla gestione dell’emergenza da parte dell’amministrazione.
“C’è stata più di una falla – dice Frontini -. Alcune cose sono state organizzate in maniera approssimata come la distribuzione delle mascherine, dei buoni pasto o la sanificazione. Le cose che non sono andate sono sotto gli occhi di tutti, ci sono state criticità, ma il punto è un altro. Non è nostra intenzione fare questo tipo di dialettica, non vogliamo concentrarci su quello che non è andato, ma, da forza di opposizione, vogliamo dare suggerimenti e mettere a disposizione le nostre competenze per poter superare il guado di questo periodo”.

Proprio in questa direzione, Viterbo 2020 ha elaborato una ‘manovra straordinaria’, in cosa consiste?”
“Si tratta del pacchetto “Viterbo riparte” che ha come obiettivo principale quello di immettere subito denaro nell’economia cittadina. Sentiamo sulla nostra pelle la sofferenza delle imprese, delle partite Iva e dei dipendenti che non sanno se alla fine dell’emergenza avranno ancora un posto di lavoro. Così, ci siamo detti che non potevamo stare ad aspettare che Governo e Regione facessero qualcosa. Il comune deve fare la sua proposta e contare sulle sue risorse.

Si articola in quattro pilastri: “Garanzia lavoro” per cui se noi non mettiamo misure di sostegno alle imprese per limitare i contraccolpi occupazionali, una volta che sarà possibile licenziare lo si farà. Abbiamo quindi pensato a borse-lavoro, di fatto condividendo gli oneri degli stipendi. Ovviamente, rivolto a imprese o partite Iva che, in questa crisi, hanno avuto una riduzione pari o superiore al 30 per cento del fatturato.

Poi la questione liquidità, tramite un fondo credito con una partnership tra l’amministrazione comunale le banche, camere di commercio, fondazioni e tutto il sistema istituzionale economico che deve fare rete. I finanziamenti messi a disposizione dal governo a garanzia del credito per le imprese stanno tardando dietro a una serie di lungaggini. Sulla scia di quello che hanno fatto anche altri comuni, abbiamo pensato di creare un fondo credito a garanzia comunale per anticipare subito a commercianti e imprenditori almeno dal 30 al 50% di quello che avrebbe dovuto già sbloccare lo stato, di modo che il comune possa recuperare quanto anticipato quando tutto il meccanismo andrà a sistema. Non comporta quindi un onere vero e proprio a carico del bilancio, ma una sorta di partita di giro”.

Terza questione.
“E’ quella della solidarietà, perché è chiaro che non tutti riusciranno a superare indenni la crisi. Dobbiamo pensare alla platea dei nuovi poveri e alle situazioni di particolare difficoltà sulle quali si deve agire subito con interventi a supporto del reddito, almeno incrementando di un 40% il fondo attualmente esistente. Buoni pasto o contributi di affitto sono misure che sono state finanziate grazie ad aiuti del governo e della Regione. Ora, il comune deve metterci il suo. 

Infine, la questione ‘speranza’ per cui, in tutto questo panorama, da una parte, si possono aprire delle opportunità per quelle imprese che si devono in qualche modo reinventare nelle loro modalità di produzione e nei servizi alla luce delle limitazioni dovute all’emergenza.

Dobbiamo prevedere contributi a fondo perduto e non soltanto formule di prestito, specie per alcune categorie come per esempio le start-up o chi deve mettere in piedi l’home delivery. Un pacchetto di investimenti che chiamiamo ‘diamo spazio alle idee'”. 

Misure da combinare con quelle che avete già fatto per il settore Ho.Re.Ca. Ce le ricorda?
“Azzeramento della Tosap fino alla fine dell’anno e zero burocrazia con semplificazioni amministrative per chi richiede il suolo pubblico per ampliare gli spazi e ottemperare alle limitazioni del distanziamento sociale. L’idea è che si proceda semplicemente con un’autocertificazione in deroga alle norme vigenti, fatti salvi i passaggi pedonali o i mezzi di soccorso per un’area almeno fino a tre volte più grande di quella attualmente autorizzata. Ancora dare la possibilità di occupare quegli spazi davanti ai locali prospicienti al proprio, se sfitti e con l’accordo del proprietario.

Inoltre, pensiamo a un’integrazione al credito di imposta per i Dpi e la sanificazione periodica dei locali e anche finanziamenti a fondo perduto a sostegno delle attività di settore, specie per l’acquisto di arredi da esterno.

Uno shock di liquidità e semplificazione amministrativa che serve per affrontare la fase dell’immediato, far morire il minore numero di aziende e permettere alla città di passare la nottata”.

Ha detto che il comune dovrà fare la sua parte, ma ci saranno ripercussioni sul bilancio o sono provvedimenti che si possono affrontare?
“Direi di si, proprio giovedì è entrata in vigore la legge di conversione del decreto Cura Italia che ha sbloccato una serie di finanziamenti per i comuni. Spese che normalmente vengono affrontate col bilancio comunale e che ora sono affrontate con fondi di derivazione statale: penso a quelli per la sanificazione dei locali, agli straordinari o ai Dpi per la polizia locale. Si sospendono le quote capitali dei mutui che il comune ha nei confronti della cassa depositi e prestiti e le entrate di norma vincolate possono essere usate per la spesa corrente.

Il comune quindi avrà una liquidità da spendere subito che potrà permettere una serie di iniziative pur consapevoli della riduzione delle entrate. Esiste però la possibilità di bilanciarle e di fare investimenti necessari per la ripartenza anche attraverso questi strumenti”.

La prossima settimana ci sarà il consiglio comunale.
“Formalizzeremo tutto in un ordine del giorno, così come abbiamo fatto per le misure relative al settore Ho.Re.Ca. Non possiamo solo pensare a come tamponare l’emergenza nell’immediato, ma dobbiamo guardare al medio periodo. Una volta sostenuti imprenditori e commercianti con interventi di supporto, e cioè quello che si prefigge Viterbo riparte, deve arrivare il momento in cui l’economia cittadina viene ripensata e rilanciata. 

Subentra così quel concetto che è un po’ il nostro mantra, ossia ‘Viterbo cuore della Tuscia’. Abbiamo sempre sostenuto a tutti i livelli che la principale direttrice di sviluppo della nostra economia debba essere il turismo che sia di qualità e che arricchisca il territorio senza deturparlo.

In contesto Covid, questa visione è ancora più vera, perché se non si guarda al turismo di massa ma su punti di forza, abbiamo davvero molto da dire. Non è una competizione per far vedere chi è più bravo, ma è per la sopravvivenza del sistema economico stesso. Dalla crisi non si esce da soli, ma facendo sistema con tutto il territorio. 

Ci siamo dunque immaginati tre strumenti di ‘riconversione resiliente’ del territorio attraverso sicurezza, creatività e sostenibilità. Quest’ultima in particolare per la qualità ambientale e la capacità terapeutica delle nostre acqua termali specifiche per l’apparato respiratorio. Si può pensare a qualcosa tipo ‘respira salute’, facendo passare il messaggio che a Viterbo si può venire perché si sta bene. Ma c’è dell’altro”.

Cosa?
“Non possiamo tralasciare la connotazione lenta del nostro territorio che ha una densità molto bassa, meno della metà di quella italiana e un decimo di quella della provincia di Roma e che può essere un punto a favore in un momento in cui il distanziamento fisico è una delle priorità. Unito alla valorizzazione dell’agroalimentare che da sempre è un punto di forza.

Una volta immaginato quello che può servire nell’immediato per dare ossigeno, liquidità e rapidità alla ripresa, va ripensato lo sviluppo. Non dico di reimmaginare il territorio, ma adattare il progetto ‘Viterbo cuore della Tuscia’, facendo squadra con la provincia e focalizzandoci sui punti di forza per costruire il futuro nel medio periodo”.

E’ positiva?
“Lo sono per natura – conclude Frontini – e penso che ci sia sempre qualcosa da fare per migliorare la nostra condizione. Bisogna però rimboccarci le maniche e declinare questa positività in concretezza”.

Paola Pierdomenico


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4 maggio, 2020

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