Vallerano – Riceviamo e pubblichiamo – “Gli artisti non nascono artisti, non sembrano strani animali, ma nascono un po’ come tutti, come individividui normali”. Da ‘Gli Artisti’ di Francesco Guccini
Non incontrarlo più “Jo la Piazza”, titolo di una sua raccolta di poesie in dialetto “patalocco”, crea veramente una voragine nell’animo di molti compaesani e si percepisce un vuoto fisico, poiché domenica ci ha lasciati il pittore poeta Roberto Urbani.
Senza più la sua voce altisonante quasi nell’intento di proclamare versi, mentre il capo reclinato faceva dapprima intravvedere le arcuate sopracciglia e poi il suo sguardo di sottecchio attento e ironico, in attesa di un inaspettato rimprovero, cui nel tempo si era abituato a conviverci.
Analizzarlo era un’impresa delicatissima, che presupponeva il possesso di un codice per ricomporlo nelle sue argute bizzarrie, che mi soprendevano sempre per le inusitate e singolari associazioni che proponeva. Coglieva di ognuno di noi, di una via e palazzo o di un avvenimento i lati tonali emozionali, che esprimeva in sintetici versi o laconiche frasi, che inchiodavano su carta e tela il suo tradurre e sentire particolarissimo.
Attribuirgli solo una peculiare sensibilità è veramente poca cosa, lascia fuori il suo mondo fondamentalmente logico di causa-effetto, da ricercare a ritroso nei meandri del suo pensiero, anche quando l’effetto diventa ciò che dipana il suo vissuto dell’animo, invertendo il percorso del tempo senz’altro fortemente a ritroso.
Ribadisco quanto scrissi nella presentazione delle sue poesie, era dotato di una speciale antenna, che negli anni aveva imparato a spegnere ogni tanto, acquistando in serenità, a non ricevere se non filtrate le devastanti impressioni talvolta paralizzanti la sua personalità grondante di bisogno di relazioni affettive, che nascondeva o mitigava con un’autoironia masochista.
Avere un suo quadro in casa mi apre una preziosa ed immediata porta sensoriale, che si fa percettiva, da cui traggo non solo una diversa capacità di scorgere il mondo trascolorato dai dettagli e immerso in una dimensione multisemantica, quasi onirica, ricca di emozioni forti e pacate al tempo stesso.
Proprio le sue tele, le cui figure paesaggi scorci di Vallerano poco definiti diventano agli occhi dell’osservatore vive, capaci di offrire più dimensioni date dalla luminosità della stagione con la sua luce particolare, che, illuminandole, le attraversa, e dei nostri stati d’animo.
Addio, in senso letterale per me, Roberto, anche se gli artisti, avendo colto già in vita il germe perenne dell’immortalità, continuano a vivere sempre, anche se mi mancherà un amico davvero speciale per dei vissuti di disagio, che ci appartenevano a entrambi.
“Ah come invidio gli artisti che vivono nell’utopia!
Perché anche una vita infelice si illumina con la fantasia. Guccini
Massimo Fornicoli
Il funerale avrà luogo lunedì alle 15 nella chiesa parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo a Vallerano.
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