San Martino al Cimino – “La riapertura è stata dura, ma piano piano vedo ogni giorno miglioramenti. Siamo positivi, siamo abituati a vedere il bicchiere mezzo pieno. Cominciamo a vedere un movimento di persone che ci sta risollevando”. Barbara Bacciani, del ristorante “La Ballaccia” è ottimista.
Il periodo del lockdown è stato un duro colpo per l’economia e le misure che ora sono necessarie per le riaperture rappresentano un’ulteriore sfida per tutti i commercianti. Ma guardare con positività al futuro è indispensabile per affrontare al meglio le criticità di questa fase per poter tornare con sicurezza alla normalità.
Anche il borgo di San Martino al Cimino ha ripreso il cammino, affrontando con ottimismo e grinta la ripartenza.
“Le entrate dalle colazioni sono molto basse perché con la chiusura delle scuole, poca gente esce di casa la mattina per fare colazione al bar. Riusciamo a vendere bene i gelati artigianali, anche con consegne a domicilio, e il pomeriggio gli aperitivi con i ragazzi. I posti disponibili sono drasticamente ridotti sia all’interno del locale, abbiamo ridotto i posti da 20 a 6, sia all’esterno, dove siamo passati da quasi 70 posti a 16“, afferma Maria Domenica Gobattoni, titolare del “Sunday bar”.
E continua, non nascondendo le difficoltà che si trova a dover fronteggiare: “Si lavora con l’ansia. Mentre lavoriamo dobbiamo controllare le distanze e i comportamenti delle persone, ma non riusciamo a fare anche i vigili. È difficile mentre si lavora sorvegliare anche che tutti utilizzino nel modo corretto le mascherine o che non si creino assembramenti. Servirebbe un po’ più di buon senso da parte di qualcuno.”
“Essere stati chiusi per così tanto tempo significa tantissime spese da dover pagare. Adesso stiamo tornando a lavorare ma i costi da dover ammortizzare sono molti. Per ogni cliente dobbiamo utilizzare mantelline monouso e sterilizzare tutti gli strumenti e questo aumenta ulteriormente le nostre spese”. Anche la parrucchiera Annarita Valentini sottolinea le dure condizioni in cui è costretta a operare, ma sottolinea che in questo periodo i clienti, dopo mesi di stop, “sono tornati ad essere molti”.
Non lamenta enormi cali del fatturato, invece, la “Ferramenta Aquilani”. Durante il lockdown la ferramenta è stata tra le attività che hanno potuto rimanere aperte. Gli affari durante quel periodo non sono crollati perché molte persone si sono dedicate a piccoli lavori in casa. “Ora tutto sta lentamente tornando alla normalità e la situazione si sta stabilizzando”.
Segni di ripresa, seppure ancora timidi, si avvertono anche nel settore della gastronomia di alta qualità. “Noi abbiamo riaperto il 4 maggio; la prima settimana c’è stata un’esplosione di richieste da parte dei clienti, ora la situazione si è stabilizzata” riferisce Enrica De Angelis, titolare della “Pasta all’uovo De Angelis”.
I prodotti di alta qualità in questo periodo sono stati colpiti dalla crisi con impeto ancora maggiore: “Molta gente ha meno soldi, come chi è in cassa integrazione o chi non è stato ancora pagato, quindi anche i soldi in circolo sono diminuiti. Non tutti in questo periodo riescono a permettersi i prodotti di alta qualità, ma preferiscono rimandare l’acquisto a tempi migliori. Ai tortellini fatti in casa preferiscono un pacco di pasta confezionato. Non c’è ancora tantissimo movimento e il volume di affari non è enorme, ma cominciamo ad assistere a una prima incoraggiante ripresa”.
Alessio Bernabucci
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