Roma – Riceviamo e pubblichiamo – Si è svolto oggi alla regione Lazio l’incontro tra il comitato Non ce la beviamo e il presidente del Consiglio regionale Mauro Buschini, durante il quale il comitato Non ce la beviamo ha consegnato le 15mila firme dei cittadini della Tuscia che rivendicano l’attuazione della legge 5/2014 per una nuova gestione del servizio idrico.
La legge 5/2014 è una legge d’iniziativa popolare proposta dai comitati per l’acqua pubblica e approvata all’unanimità dal Consiglio regionale che, per mancata volontà politica, dal 2014 ad oggi non è stata resa operativa.
Questa legge, esecutiva a tutti gli effetti, rappresenta l’unico strumento normativo frutto del referendum del 2011 in cui oltre 11 milioni di cittadini hanno votato per ottenere la gestione pubblica dell’acqua.
Per rendere esecutiva questa legge occorre soltanto una delibera di giunta del consiglio regionale ma, evidentemente, le forze politiche che governano e che si sono sempre dichiarate a favore dell’acqua pubblica hanno interessi diversi rispetto alla volontà dei cittadini.
Per questo motivo il comitato Non ce la beviamo, in accordo con tutti i comitati per l’acqua pubblica della regione Lazio, ha intrapreso questa lotta.
Oggi il presidente Mauro Buschini si è impegnato a convocare a breve scadenza un nuovo incontro con i comitati, con l’organo tecnico e politico della regione al fine di affrontare la questione.
Il coordinamento regionale dei comitati per l’acqua pubblica ha già depositato presso la regione Lazio, una proposta di attuazione molto circostanziata e realizzata da tecnici professionisti che, se applicata, renderebbe operativa la legge.
Si supererebbero in questo modo le tante gestioni privatistiche e inefficienti che operano all’interno della regione e che, come nel caso di Talete Spa, stanno spianando la strada verso la cessione dei servizi idrici alle multinazionali.
Oggi l’acqua sta diventando merce su cui fare profitto. Ritornare alla gestione pubblica significa riappropriarsi di un bene comune essenziale alla vita, la cui accessibilità deve essere garantita a tutti, la cui qualità deve essere salvaguardata e preservata per le future generazioni. Le poche realtà di gestione pubblica del servizio idrico oggi presenti, in capo ai comuni, dimostrano che il modello giusto è questo.
La legge 5/2014 è il primo passo verso la ripubblicizzazione e l’unico strumento normativo oggi presente per dare voce alla volontà popolare.
Per questo il comitato Non ce la beviamo, insieme al coordinamento regionale dei comitati per l’acqua pubblica della regione Lazio, hanno concordato un percorso di iniziative di cui quella di oggi è solo l’inizio e andranno avanti fino alla sua realizzazione.
L’acqua è vita , l’acqua è democrazia. Fuori il profitto dall’acqua.
Coordinamento comitati Non ce la beviamo
– Blasi (M5s): “Raccolte 15mila firme nella Tuscia per dire no a Talete”
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