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Viterbo - Comune - Cgil replica alle critiche di Antonio Scardozzi (FdI) sullo smart working

“I dipendenti hanno garantito l’operatività coi propri mezzi”

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Viterbo - Palazzo dei Priori

Viterbo – Palazzo dei Priori

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Purtroppo non tutti hanno il rigore morale di informarsi prima di parlare. Allora è necessario riassumere la vicenda dei dipendenti comunali in questa fase emergenziale. Va innanzitutto chiarito che in base ai vari dpcm emanati la prestazione in smartworking resta la forma di lavoro ordinaria fino al mese di dicembre e che il comune di Viterbo si è adeguato in modo tempestivo alle disposizioni a tutela della salute dei dipendenti.

Va anche detto che molti dipendenti hanno sempre garantito la prestazione in presenza (vedi Servizi Sociali, Ambiente, protocollo ecc…) e che dalla metà di maggio i vari dirigenti hanno previsto un rientro graduale sul posto di lavoro. Quindi non solo la norma consente di lavorare da casa (parliamo di smart working ma in sostanza si tratta di telelavoro) ma addirittura lo inquadra come metodo di lavoro principale.

In tale fase i dipendenti comunali hanno reagito in modo esemplare, infatti, l’ente ha potuto continuare ad operare, con innegabile difficoltà, grazie alle risorse personali dei dipendenti (pc, telefoni, rete ecc.. ) che sono riusciti a colmare parzialmente la carenza tecnologica e organizzativa di questa amministrazione.

Nel momento in cui si vuole intervenire sulla vicenda, bisognerebbe dapprima scrutare la propria coscienza e il proprio operato. Ad esempio dovrebbero domandarsi quanto hanno stanziato sui vari bilanci degli ultimi 10 anni in tecnologia digitale e formazione. A tal proposito riporto un estratto da una nota consegnata alcuni giorni fa dalla CGIL FP che osservava “l’opportunità di avviare fin da subito le relazioni necessarie alla definizione di un regolamento di smartworking indispensabile per poter affrontare in modo più chiaro questa situazione di emergenza ma soprattutto per introdurre degli elementi di modernità e di civiltà all’interno di questa amministrazione.

Altro aspetto che a nostra opinione è necessario approfondire e non più rinviabile, partendo da una prospettiva di unità e di condivisione delle criticità attuali e delle prospettive future, è la vetustà dell’organizzazione che ha rappresentato in molte PA incluso il Comune di Viterbo il vero punto di debolezza che si è palesato in modo evidente, amplificato dalla straordinarietà del momento. Basta pensare all’inadeguatezza del sistema informatico e della banda, alla totale assenza di strumenti di networking, alla mancanza di professionalità (interne o esterne) in grado di introdurre forme di tecnologie digitali, che ci avrebbero permesso maggiore efficacia nell’azione e riguardo la tutela della salute dei colleghi.

Dobbiamo essere consapevoli di tale enorme criticità e dello scarto che ci separa dall’attualità. Siamo nell’anno 2020 e pensare esclusivamente ad una struttura fatta di geometri, ragionieri e amministrativi vuol dire rimanere attaccati a paradigmi organizzativi e gestionali di un’epoca ormai passata. I dipendenti a causa della storica mancanza di investimenti in tecnologia e di visione si sono trovati a lavorare a distanza senza alcun strumento di social collaboration che consentisse di gestire con semplicità, obbiettivi, contatti, documenti condivisi, riunioni o semplici informazioni in modo agile e immediato.

È necessario un vero salto culturale, l’attualità ci sta richiedendo di ripensare l’organizzazione e le procedure di lavoro in modo da poter erogare servizi alla cittadinanza migliori, con maggiore tempestività e l’unico strumento oggi possibile per raggiungere questo obbiettivo sono le nuove tecnologie digitali.

Gli investimenti, tra l’altro agevolati in questa fase con il decreto “Cura Italia”, devono andare di pari passo con un piano di formazione (interno ed esterno) che consenta ai dipendenti di apprendere le potenzialità offerte dai nuovi strumenti di tecnologia digitale.

Stiamo quindi di fronte ad un bivio, possiamo quindi fare finta di niente e girare lo sguardo o trovare il coraggio per accettare la sfida che ci propone il futuro”. Tutto questo per dire che se ci sono stati problemi e ritardi in tale periodo molti sono riconducibili a mancate scelte strategiche e di programmazione che di certo non competono ai dipendenti ma agli organi politici.

Andrea Fringuelli, rsu Fp Cgil Cinovi
Luciano Perà, segretario territoriale Aall- IgAmb 

 


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11 giugno, 2020

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