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Giovane ucciso a Orte - Lo chiede Giuliano Migliorati, il difensore di Imade Robinson, il 21enne arrestato per l'uccisione di Eugene Moses

“Omicidio al centro d’accoglienza, perché tre coltelli sulla scena del crimine?”

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La vittima Eugene Moses

La vittima Eugene Moses

Orte - Il centro d'accoglienza - La stanza dell'omicidio

Orte – Il centro d’accoglienza – La stanza dell’omicidio

Omicidio di Orte - L'arrestato Imade Robinson

Omicidio di Orte – L’arrestato Imade Robinson

Orte - Il centro d'accoglienza - Il corridoio interno

Orte – Il centro d’accoglienza – Il corridoio interno

Orte – “Omicidio al centro d’accoglienza, perché tre coltelli sulla scena del crimine?”. Se lo chiede Giuliano Migliorati, il difensore di Imade Robinson, il 21enne nigeriano arrestato per l’uccisione, domenica sera, del connazionale 35enne Eugene Moses al centro di accoglienza Carpe Diem di Orte. Un giallo: sarebbe stato trovato sotto il cadavere dagli investigatori. Rotto. Spezzato in due. Da una parte il manico, da un’altra la lama. 

“Sulla scena del delitto – spiega l’avvocato Migliorati – che è stata contaminata perché prima dell’arrivo degli investigatori, sentendo le grida, erano già accorsi sul posto gli altri ospiti della struttura, sono stati rinvenuti, come era scontato, due coltelli: uno usato dal mio assistito, secondo noi per difendersi, e l’altro dalla vittima per aggredire. In realtà, però, c’era anche un terzo coltello, la cui origine per ora è misteriosa. Il manico era sotto il cadavere di Moses, mentre la lama stava da un’altra parte della stanza. Come si è rotto? Quando il corpo è stramazzato a terra dopo avere ricevuto il colpo fatale? E chi lo brandiva, se veniva brandito? Lo stesso Moses, quando ha fatto irruzione in camera armato? Oppure ne aveva uno in mano e l’altro in tasca? Sono interrogativi cui bisognerà dare una risposta”.

Ieri, nel frattempo, il pubblico ministero Franco Pacifici avrebbe sentito in procura cinque-sei persone che si trovavano al Carpe Diem al momento della tragedia, un paio delle quali, secondo indiscrezioni, sarebbero testimoni oculari dell’accaduto. Oggi pomeriggio alle 15, invece, sarà la volta di Robinson che, assistito dal suo avvocato, sarà sentito in videoconferenza dal carcere di Mammagialla, come previsto dal protocollo anti-Covid, dal giudice per le indagini preliminari Rita Cialoni cui spetta la convalida del fermo, avvenuto la notte stessa dell’omicidio.

L’arrestato potrà avvalersi della facoltà di non rispondere, lasciarsi interrogare dal gip oppure avvalersi della facoltà di non rispondere. Spetterà invece al giudice mettere a punto l’accusa, considerando che l’omicidio potrebbe essere il frutto di un tentativo di legittima difesa. 

Secondo quanto ricostruito fin qui dagli inquirenti, sabato 13 giugno si sarebbe svolta presso il centro d’accoglienza la festa di compleanno della vittima, alla quale Robinson non avrebbe però partecipato. Stando alle primissime testimonianze, tra i due –  più irascibile Eugene Moses, più pacato Imade Robinson – sembra che ultimamente non corresse buon sangue. 

Il primo sembra avesse preso in prestito una sedia dal 21enne, che gli avrebbe riconsegnato il giorno dopo, ma in cattive condizioni, forse rotta. Proprio quella sedia rotta sarebbe stato il movente del delitto. Moses e Robinson avrebbero cominciato a litigare già alcune ore prima, poi verso le 21,30 l’ultima discussione sarebbe sfociata in tragedia.

“Moses è entrato nella stanza di Robinson armato di coltello – secondo quanto avrebbe raccontato Robinson al difensore  Migliorati – prima si sono dati qualche spinta, poi il 35enne ha cercato di colpire il mio assistito, che si è tirato indietro e, per difendersi, ha preso anche lui un coltello e l’ha colpito. Un solo fendente, ma purtroppo è bastato per ucciderlo perché l’ha colpito sotto la clavicola sinistra, in un punto vitale”.

Moses si è accasciato a terra in un lago di sangue e a nulla sono servite le grida e l’immediata richiesta do aiuto. All’arrivo dei soccorritori il 35enne era ormai privo di vita, stroncato da un’emorragia. Nel frattempo è emerso il particolare, rimasto inedito nelle prime ore, della presenza sulla scena i un terzo coltello, rotto, parte del quale rinvenuto sotto il corpo della vittima.

Potrà fornire chiarimenti e ulteriori spunti investigativi, anche relativamente alla dinamica, l’autopsia disposta dal pm Pacifici che sarà effettuata nelle prossime ore, anche se per i risultati passeranno almeno un paio di mesi. Non si esclude, inoltre, il conferimento dell’incarico ad altri consulenti della procura per altri accertamenti di natura tecnica, sempre finalizzati a una corretta e quanto più puntuali ricostruzione degli ultimi momenti di vita di Moses. 

Elisa Cappelli
Silvana Cortignani


Arci: “Una tragedia che colpisce tutti”


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17 giugno, 2020

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