Viterbo – “Palazzo Calabresi occupato”. Firmato, “Centro sociale l’erba parietaria”. Come quella che cresce sull’edificio storico della città di Viterbo tra l’omonima via e quella dei magazzini. A ridosso di piazza del comune.
“Palazzo Calabresi occupato”. Solo una provocazione. Per portare l’attenzione sull’abbandono di uno dei palazzi più belli e quasi mai utilizzati del capoluogo. Al punto che pure l’erba parietaria sta prendendo il sopravvento. Come un po’ in tutta la città e il territorio attorno. Nella fase di convivenza con il Covid. Fase in cui le attività commerciali e la filiera del turismo dovrebbero un tantino riprendere fiato dopo la mazzata dell’emergenza Coronavirus e i fatturati colati a picco. Con interi settori economici che a Viterbo e nella Tuscia rischiano di essere messi pesantemente in discussione. A partire dall’artigianato e dalla ristorazione che caratterizzano appunto via dei Calabresi.
Viterbo – “Palazzo Calabresi occupato”
Sullo striscione appeso alla porta d’ingresso del palazzo stesso, poi successivamente tolto, gli adesivi di Rifondazione comunista e un messaggio. Scritto a penna su un foglio di carta. La firma è sempre quella del centro sociale “l’erba parietaria”. “Se l’amministrazione comunale non taglierà l’erba – sta scritto sul foglio – provvederemo noi a tagliarla (e a rimuovere il manifesto) entro la prossima settimana”. Magari il comune accetta pure.
Palazzo storico e prestigioso, di proprietà della regione Lazio, palazzo calabresi è stato restaurato negli anni novanta con finanziamenti comunitari e una cordata europea, versa oggi in un completo stato di abbandono. Non viene più utilizzato da oltre trent’anni. Il comune ha chiesto di entrarne in possesso per poterlo valorizzare. Tant’è che nel febbraio scorso l’assessora ai lavori pubblici Laura Allegrini sconsigliava a chi lo proponeva di trasferire la soprintendenza nel palazzo di via Calabresi.
Viterbo – Via Calabresi
Una via lasciata a se stessa, e alla buona volontà di chi c’ha l’attività commerciale. Lungo via calabresi, dove s’affaccia pure il palazzo anni trenta delle Poste, oggi in restauro, con i mamozi delle impalcature a spiovere sull’ultimo tratto di strada prima di via Ascenzi, ci sono ad oggi un calzolaio, una sartoria e un ristorante. La via però è abbandonata. Dal comune. Come palazzo Calabresi dalla regione Lazio. Con l’erba che viene su per i muri, i muri sporchi e un punto di passaggio di un centro storico sempre più dimenticato, soffocato e periferico.
Daniele Camilli
Fotogallery: L’abbandono di via Calabresi
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