Viterbo – Massimo D’Alema – comunista figlio di comunisti e primo comunista capo di governo – quando incontrò Giovanni Paolo II – papa polacco anticomunista di famiglia, formazione e credo, protagonista con Reagan e chissà chi altro (e come) della fine del comunismo – si sentì dire: “ora che il comunismo è crollato, chi difenderà i poveri?” E’peccato ripetersi la domanda di fronte ai milioni di poveri che il Covid moltiplica?
Molti di quelli che hanno l’età della Repubblica crebbero con l’idea che l’umanità potesse dividersi in bianchi e neri, anzi rossi, da noi democristiani e comunisti.
Con convinzione e corsi di formazione intensiva da una parte e dall’altra, i dc nei Comitati civici di Pio XII e nelle sacrestie, il Pci alla scuola di formazione delle Frattocchie e nei viaggi premio in Unione Sovietica, la Russia che un profeta armato, Lenin, ed un dittatore che non andava per il sottile nelle purghe agli avversari, l’ex seminarista Stalin, avevano portato dalla miseria a potenza mondiale come gli Usa, però atea.
Naturale che in Vaticano si temessero contatti tra i due mondi e che un importante cardinale, Alfredo Ottaviani detto il carabiniere della chiesa, condannasse perfino “la stretta di mano e il sorriso agli oppressori da parte di chi si professa cristiano”. Come il secondo presidente della repubblica italiana, Giovanni Gronchi, al quale si voleva impedire un viaggio di stato a Mosca.
Era il 1960 e a Pio XII era succeduto papa Giovanni XXIII per il quale dialogare, parlare anche con gli avversari era comunque in linea col vangelo. Così, su l’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, le parole del cardinale vennero derubricate a “personali considerazioni” e Gronchi potè partire non immaginando però di dover ingaggiare un confronto verbale così poco diplomatico, quindi schietto, col padrone di casa, Nikita Kruscev, figlio di contadini e come tale, anche a quelle latitudini, di cervello fino seppur con scarpe grosse, quelle sbattute senza riguardo sul podio dell’Onu contro gli Usa.
Stile estemporaneo simile anche con Gronchi, quando, buttati i fogli che i diplomatici gli avevano preparato per il brindisi in onore dell’ospite italiano, parlò a braccio arrivando a chiedere al presidente democristiano dell’Italia di diventare comunista “Rifletta e passi al partito comunista che in molti meno anni di governo della Dc ha fatto diventare la Russia seconda potenza mondiale e gli operai e contadini sono riusciti a lanciarla sulla luna” .
Non solo, ma di fronte allo sbigottito cattolico Gronchi, citò pure il vangelo dove ”è scritto di amare il prossimo. Io sono comunista e lei è il mio prossimo, quindi le auguro di diventare comunista”.
La discussione andava troppo a ruota libera quando poi insorse una disputa sugli spaghetti e la bevanda russa kvas, oltre che sui tartufi rifiutati da Kruscev specie dopo aver saputo che per cercarli si usavano cani e maiali.
Fortunatamente interruppe i contendenti il capo del Cerimoniale con un improvviso“Viva la pace!”, ma intanto Kruscev aveva dichiarato: “Noi non abbiamo disoccupati, né mendicanti. Nel regime capitalista è più intelligente chi ha più dollari, da noi è più intelligente chi ha più intelligenza”.
Lui stesso però aveva già rivelato pubblicamente che Stalin governò crudelmente e gli anni a venire dimostreranno quanto la fiducia nei benefici del comunismo era mal riposta, se i popoli ad esso soggetto lo rinnegarono.
Oggi comunisti sono rimasti i cinesi che però sembrano più capitalisti degli occidentali, pieni di dollari ed euro per comprare e dominare. Sarà pur vero che tutti gli uomini sono uguali, ma uno non è mai stato uguale a uno e i soldi non sono un accessorio. Soprattutto per chi non ce l’ha.
Renzo Trappolini
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