Viterbo – Arrivano i dollari! Nel film con Alberto Sordi li portava la contessa Elvira, vedova di zio Arduino che il nipote Alfonso, già barbieretto, sposa per diventare conte e s’indebita.
A Villa Pamphili invece arrivano gli euro, il Conte e tre contesse, Ursula Von Der Leyen presidente UE, Christine Lagarde la banchiera e Kristalina Gheorghieva del Fondo Monetario Internazionale. Insomma, una tedesca, una francese, una bulgara. C’è pure un italiano, conte di sangue e non di nome perché si chiama Paolo Gentiloni, commissario europeo per l’economia. Ma non è una barzelletta.
A prima vista lo potrebbe sembrare perché tutti insieme promettono che, se firmiamo qualche cambiale, da Bruxelles arriveranno euro, dollari, sterline e quant’altro, in moneta contante o acquistando il debito del Tesoro italiano.
Allegria, allora, si può finalmente ridere e il Conte (Giuseppe) con i suoi saranno tutti allegri nei saloni della villa romana che fu della Pimpaccia, donna Olimpia principessa di San Martino al Cimino.
Neppure uno, però, ne ricorderà la fuga con le casse piene d’oro quando dovè fare i conti con i nuovi padroni di Roma, perché gli Stati Generali di villa Pamphili, pur se lunghi dieci giorni, si sa che poi finiscono e rimangono i conti. Quelli con la ci minuscola che le tre contesse europee lasciano da pagare.
Tre come la Troika, “animale con la barba e le corna” verrebbe da tradurre col Manigotto da Venezia di Brancaleone alle Crociate sulle sponde del lago di Vico. Ma non si tratta di bestiola da latte, piuttosto del Cerbero che da Bruxelles potrebbero scaraventarci per aver restituiti presto e tutti i soldi promessi in villa.
Dall’Italietta, come la chiamano in questi giorni taluni previdenti quasi a nasconderla. Ma senza la possibilità di fuga e le giustificazioni di donna Olimpia quando non volendo pagare le spese del funerale del cognato papa lamentò di essere solo una povera vedova.
Scena che, fosse ancora vivo, ricorderebbe ad Alberto Sordi l’interpretazione del conte Alfonso sotto la minaccia armata del creditore il quale rivoleva “i suoi soldi perchè non si chiedono prestiti per mantenere questo stupido lusso” e il conseguente cambio di vita, a “cocce de noce, quelle che ‘tte spezzano i denti e scarpe strette, quelle che fanno più male”.
Renzo Trappolini
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