Roma – Riceviamo e pubblichiamo – “Dove c’è odio ch’io porti l’amore, dove c’è il dolore io ti consolerò”, sono questi alcuni versi di una preghiera di San Francesco di Assisi che poi negli anni è stata musicata per dar vita a un inno di pace. Autori della musica Marc Jordan, Amy Sky e Stephan Moccio.
In momenti drammatici e di incertezza totale trovare tanta voglia di stare vicini, di essere presenti anche se distanti, di stare uniti anche se lontani migliaia di chilometri, può rappresentare una importante fonte di ispirazione per un artista.
Instrument of peace è una cover nata dalla voce di Luca Notari in collaborazione a distanza con altri artisti e amici sparsi in tutto il mondo, per mandare un messaggio di pace e speranza. Di unione al di là delle possibilità di vicinanza. Un viaggio fatto pur stando fermi ciascuno nella propria casa.
“Instrument of peace è stato un bel viaggio in questa quarantena appena trascorsa” dichiara Luca Notari, cantante e attore dalla vocalità versatile che fin dai 19 anni vanta collaborazioni con alcuni tra i più importanti protagonisti della scena italiana, da Gigi Proietti a Massimo Ranieri, Giuseppe Patroni Griffi, Gianni Togni, Guido Morra, Maurizio Fabrizio, Dino Scuderi, Giampiero Ingrassia,Tosca e Armando Pugliese.
Nella clip video del brano su Youtube, le immagini di molti simboli della pace tra i più rappresentativi e la voce dell’artista unito, anche se a distanza, con tante altre persone nel mondo (https://youtu.be/tvTpzmuPw7Q).
Luca Notari, come è stato il tuo lockdowun?
“Il mio lockdown – racconta Luca Notari – in completa solitudine, ma connesso con il mondo, mi ha fatto scoprire questo brano così intenso, in un momento di grande bisogno di conforto e vicinanza. Niente accade per caso. All’inizio della quarantena dopo i primi momenti di smarrimento ha preso il sopravvento la curiosità e la ricerca. Tra le varie cose che occupavano la mia giornata, Netflix è stato un toccasana. Un giorno mi imbatto nel film “Sergio”. Il film racconta la vita del diplomatico brasiliano Sérgio Vieira de Mello, morto nel 2003 in un attentato a Baghdad, dove era in servizio come rappresentante speciale delle Nazioni Unite per l’Iraq. L’ho visto due volte. Qualche giorno dopo, il mio amico Andrea Paris, artista meraviglioso, mago incredibile, mi invia il brano Instrument of Peace, che poi ho scoperto essere stato interpretato, tra gli altri, anche da Olivia Newton John”.
Come è nata l’ispirazione di questa versione?
“Questa canzone mi ha accompagnato per molti giorni, tanto da farmi venire la voglia di crearne una mia versione in cui non cantavo solo la voce principale, ma anche tutte le parti corali che mi venivano in mente. Così armato del mio iPhone SE – quasi preistoria – ho cominciato a registrare ogni singola linea vocale. Quindi nessun microfono, ma solo l’opzione registratore in dotazione nel telefono”.
Hai fatto tutto da solo o ti sei fatto aiutare da qualcuno?
“A questo punto un altro incontro fondamentale per la riuscita di questo esperimento è stato quello con Vincent Belfiore, un ragazzo di 20 anni di grande talento che ho conosciuto grazie al talent Play The Game del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, in cui ricopro il ruolo di vocal coach. L’allievo supera il maestro. Il coach in questo caso è stato lui. Aiutandomi nella realizzazione del missaggio finale e lavorando alla creazione del video. Instrument of peace non poteva che essere quindi un connubio tra il film che tanto mi aveva colpito e il significato della preghiera di San Francesco, cercando di rendere omaggio a tutte quelle figure che hanno speso e spendono la propria vita al servizio dell’umanità”.
E’ stato messaggio importante da condividere per non sentirsi soli dunque?
“Esattamente. E non contento di ciò e volendo condividere questo messaggio di unione con quante più persone possibili, ho chiesto l’aiuto a tanti amici, provenienti da diverse parti del mondo, di registrare un piccolo video messaggio in cui dicevano semplicemente “pace” nella loro lingua madre. Devo dire che la richiesta è stata accolta da tutti con grande entusiasmo e sono orgoglioso che nel video ci sia il contributo di ciascuno di loro. Dall’Italia al Brasile, alla Colombia, Ucraina, Spagna, India, Cina, Australia, Portogallo, America, Turchia, Cambogia, Giordania, Francia, Germania, Inghilterra, Israele, Malta, tutti insieme per dire Pace”.
Un messaggio di pace ma anche un augurio di speranza e unione?
“Sì. In questi momenti così drammatici e di incertezza totale ho trovato tanta voglia di stare vicini, di essere presenti anche se distanti, di stare uniti anche se lontani migliaia di chilometri. Instrument of peace è stato per me un bel viaggio in questa quarantena”.
Valeria Conticiani
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