Roma – “La popolazione italiana nel 2100 sarà dimezzata”. Uno studio, elaborato dall’Institute for health metrics and evaluation della Università del Washington, e pubblicato su “The lancet”, ha stimato i tassi demografici fino al 2100.
Secondo questo studio, la popolazione mondiale raggiungerà il picco massimo nel 2064, quando sulla Terra ci saranno circa 9,7 miliardi di persone. Poi inizierà la contrazione che porterà a una drastica riduzione, portando, nel 2100, a 8,8 miliardi il totale di esseri umani che popoleranno il nostro pianeta.
Per l’Italia è stimato un tasso di natalità di 1,2 e una popolazione nel 2100 di solo 30,5 milioni di persone. Il picco demografico in Italia è stato raggiunto nel 2014, quando la penisola era abitata da 61 milioni di persone.
Crollerà anche la popolazione di nazioni come l’India e la Cine, che attualmente stanno vivendo un periodo di boom demografico, mentre per il Regno Unito è previsto un leggero aumento di popolazione.
Aumenterà di 6 volte la popolazione di età superiore agli 80 anni e diminuirà del 41% il numero di bambini di età inferiore ai 5 anni.
Le ragioni del crollo complessivo sono da rintracciare innanzitutto, secondo lo studio dell’Università del Washington, nel crollo dei tassi di natalità, che scenderanno sotto il livello di sostituzione (corrispondente a 2 figli per donna) anche in Africa e nel medio oriente.
“Questo studio – ha osservato Murray, direttore dell’Ihme e guida scientifica della ricerca – offre ai governi di tutti i Paesi l’opportunità di iniziare a ripensare le loro politiche in materia di migrazione, forza lavoro e sviluppo economico per affrontare le sfide poste dal cambiamento demografico
Il declino demografico, avvertono gli studio del Ihme, “non deve compromettere i progressi sulla libertà e sui diritti riproduttivi delle donne”.
“I nostri risultati – è intervenuto Emil Vollset, autore dell’articolo scientifico – suggeriscono che il calo del numero di soli adulti in età lavorativa ridurrà i tassi di crescita del Pil e potrebbe determinare importanti cambiamenti nel potere economico globale entro fine secolo”.
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