Cronaca – Sarebbe stato Licio Gelli in persona a consegnare i soldi ai terroristi dei nuclei armati rivoluzionari per piazzare la bomba alla stazione di Bologna.
A dirlo sono i magistrati della procura generale nell’ambito dell’indagine sui mandanti e finanziatori della strage di quel fatidico 2 agosto 1980. Secondo gli inquirenti, Licio Gelli e un suo collaboratore si sarebbero incontrati con i terroristi della destra eversiva nei giorni immediatamente precedenti l’attentato e durante l’incontro avrebbero consegnato loro un milione di dollari in contanti.
I soldi sarebbero arrivati dai conti svizzeri di Gelli e a più riprese, dal febbraio 1979 fino al periodo successivo allo scoppio della bomba, sarebbero stati fatti recapitare agli organizzatori, esecutori e depistatori della strage.
Secondo gli inquirenti, il capo della loggia massonica P2 avrebbe fatto pervenire finanziamenti anche a Federico Umberto D’Amato, ex direttore dell’ufficio affari riservati del ministero dell’interno, e a Mario Tedeschi, ex senatore Msi e direttore del settimanale “Il Borghese”. Stando all’ipotesi investigativa, il primo avrebbe tenuto i contatti con gli esponenti della destra eversiva, il secondo si sarebbe invece occupato di depistare le indagini attraverso il suo giornale.
Quel 2 agosto 1980 la bomba è scoppiata nella sala d’aspetto della stazione centrale di Bologna, alle ore 10.25. Nell’attentato hanno perso la vita 85 persone, circa 200 i feriti. Come esecutori dell’attentato sono già stati condannati in via definitiva gli ex Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, mentre Gilberto Cavallini è stato condannato in primo grado per concorso in strage.
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