Celleno – Quella di strada Selva, a Celleno, è una zona prevalentemente agricola. E tra distese e distese di terreni ce n’è uno, di circa due ettari e di proprietà della diocesi, che da ottobre viene curato da un gruppo di migranti nell’ambito del progetto Formarsi per scegliere.
“I protagonisti – spiega Mario David della cooperativa Medihospes, capofila del progetto – sono dei ragazzi tra i venti e i trent’anni che in questi mesi hanno seguito un percorso nell’ambito dell’agricoltura e dell’apicoltura”. Un percorso formativo, scandito prima da lezioni teoriche e poi pratiche.
“È stata una formazione a 360 gradi – sottolinea David –, garantita grazie a professionisti del settore che già operano con categorie svantaggiate e che hanno una specifica modalità didattica e d’approccio. Siccome le attività agricole necessitano di nozioni, i ragazzi hanno studiato ad esempio il ciclo delle stagioni e la chimica. Ma anche marketing ed economia”.
Poi il lavoro nel campo: dalla realizzazione dell’impianto di irrigazione, alla semina, fino ad arrivare al raccolto. “I ragazzi – racconta David – si sono mostrati molto motivati. Alcuni di loro sono riusciti a guardare in prospettiva e a vedere nel progetto una possibilità di crescita personale e professionale. Hanno studiato e lavorato per otto, dieci ore al giorno e hanno avuto le prime soddisfazioni”. La scorsa settimana, ad esempio, hanno imbarattolato il miele. “Un prodotto – svela David – che molti di loro neppure conoscevano ma che in cinque mesi sono riusciti a vedere finito. Hanno imparato a fare anche le conserve: marmellate di frutta e prodotti messi sott’olio e sott’aceto”.
Formarsi per scegliere, partito a ottobre, sarebbe dovuto durare quattro mesi. Ma il Coronavirus ha bloccato tutto. L’attività è ripresa solo a metà giugno e sta per concludersi in questi giorni. “Inizialmente i ragazzi erano trenta – ripercorre David –. Il Covid ha però spaccato il gruppo e qualcuno ha cominciato a lavorare in un paio di aziende. Ora sono una ventina. L’idea è nata dopo che il vescovo Lino Fumagalli ha messo a disposizione il terreno della diocesi. È poi arrivato il finanziamento della Cei attraverso la campagna Liberi di partire, liberi di restare. E grazie a quanto raccolto con l’8 per mille, non solo sono state comprate tutte le attrezzature necessarie, ma i ragazzi sono riusciti ad avere anche un pocket money di frequenza di 7,50 euro al giorno”.
Medihospes, diocesi e Caritas di Viterbo. Ma anche cooperativa sociale L’Officina, associazione Mediterranea e comune di Celleno. Insieme per dar vita a un progetto che prevede anche inclusione e integrazione. “Tra gli obiettivi – afferma David – c’è la caratterizzazione professionale di questi ragazzi. Molti sono già impiegati nelle grandi aziende del territorio, ma come bassa manodopera. Così, invece, possono fare lo scatto di qualità: ora, ad esempio, sanno potare un olivo. Il sogno, che è più una sfida, è quello di dar vita a una società semplice agricola. Ovvero, creare una piccola realtà imprenditoriale autonoma che possa immettersi sul mercato. Il marchio già c’è”.
Domani, alle 18, l’open day nel campo in strada Selva a Celleno. “È l’occasione – conclude David – di far conoscere questa realtà al territorio. Sarà un pomeriggio di promozione e presentazione, che prevede la partecipazione del vescovo Fumagalli. Con una mostra fotografica verranno ripercorse le fasi del progetto, i ragazzi racconteranno la loro esperienza e faranno degustare quanto prodotto”.
Raffaele Strocchia
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