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Civita Castellana - Il saluto di Isa, la mamma di Francesco Squitieri il giovane morto in un tragico incidente - Oggi i funerali laici e i ricordi di chi lo ha conosciuto

“Il mio orsacchiotto era come il sole, dove andava illuminava le cose”

di Daniele Camilli
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I funerali di Francesco Squitieri

I funerali di Francesco Squitieri

I funerali di Francesco Squitieri

I funerali di Francesco Squitieri

I funerali di Francesco Squitieri

I funerali di Francesco Squitieri

I funerali di Francesco Squitieri

I funerali di Francesco Squitieri

Civita Castellana – “Francesco era come il sole. Dove andava illuminava le cose. Francesco era e sarà sempre il mio orsacchiotto”. Isa è la madre di Francesco Squitieri il ragazzo di 33 anni morto lunedì scorso lungo strada Molinella, subito dopo l’uscita della trasversale Orte-Civitavecchia che porta a Soriano nel Cimino.

Era a bordo della sua Harley Davidson quando, per cause ancora da accertare, si e’ schiantato contro il furgoncino di un corriere e un bus Cotral.

Francesco Squitieri e’ morto sul colpo.

Questa mattina al cimitero di Civita Castellana i funerali laici. L’ultimo addio. Gli amici, il fratello Adolfo, i cugini. Una comunita’ intera che si e’ stretta attorno ai familiari. Una sola, unica, grande famiglia. Ognuno con un ricordo. Chi lo conosceva da sempre, chi solo negli ultimi anni.

Voci di chi condivideva con lui la passione per le moto, chi le esperienze di vita. Amici e compagni. Persone con cui Francesco condivideva il pane.

Un ricordo che è stato l’immagine di una vita affrontata innanzitutto con gioia. E con gioia questa mattina Francesco è stato ricordato.

Voci che si sono accavallate e sovrapposte al dolore, che non ha prevalso. Volti che richiamano alla responsabilità verso la vita che Francesco ha vissuto e che, chi sta mattina era al cimitero per salutarlo, ha saputo trasmettere. Anche solo con un abbraccio.

“Se fosse stato qui, si sarebbe messo a ridere solo perché noi stavamo piangendo”, ricorda una sua amica. Avrebbe sdrammatizzato.”Sarebbe uscito fuori, c’avrebbe dato una mano, per poi rimettersi dentro e dire:” bella raga’!”.

Francesco lavorava nell’azienda agricola di famiglia ed era molto conosciuto. Era amato. “Una persona che ha sempre lavorato a testa bassa, da che me lo ricordo”.

La famiglia di Francesco Squitieri è originaria di Milano, ma questa mattina al cimitero a nord della prima e sola città industriale della Tuscia al confine con l’area metropolitana della capitale, l’accento era romano. “Schietto”, come il carattere di Francesco. “Petto in fuori, una camminata che sembrava oscillasse ogni volta e la risata, potente, ad anticipare il suo arrivo”. Infine “l’abbraccio – ricorda uno dei cugini – che ti faceva sentire il battito del suo cuore”. “Amore che si faceva amare”.

Francesco, in mezzo a quella piccola Spoon River che si è riunita ‘sta mattina al cimitero di Civita, era un po’ come Jons il suonatore, dell’album di Fabrizio De Andrè, che “con la vita avrebbe ancora giocato. Lui che offrì la faccia al vento e mai un pensierio non al denaro, non all’amore, né al cielo”.

Infine una poesia, di Pablo Neruda, con cui la madre Isa ha salutato il figlio Franesco.

“Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura

se tu risvegli la furia del pallido e del freddo,

da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili,

da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.

Non voglio che vacillino il tuo riso né i tuoi passi,

non voglio che muoia la tua eredità di gioia,

non bussare al mio petto, sono assente.

Vivi nella mia assenza come in una casa.

È una casa sì grande l’assenza

che entrerai in essa attraverso i muri

e appenderai i quadri nell’aria.

E’ una casa sì trasparente l’assenza

che senza vita io ti vedrò vivere

e se soffri, amor mio, morirò nuovamente”.

Daniele Camilli 


Multimedia: Fotogallery: I funerali di Francesco Squitieri


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30 luglio, 2020

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