Tarquinia – Dopo le nutrie, le tartarughe palustri americane del genere trachemys. Sono i nuovi e “illegali” abitanti del fosso circondariale della Saline di Tarquinia. Abbandonate da chissà chi, dopo essere state comprate forse poco più grandi di una moneta da un euro. Senza sapere che raggiungono discrete dimensioni e sono in grado di dare morsi dolorosi. “Sono presenti nel fosso da molti mesi – racconta un cittadino –. Non hanno paura di entrare in competizione con le nutrie, per strappare qualche boccone quando qualcuno viene per portare del pane“.
Chiamate comunemente tartarughe dalle orecchie rosse o gialle, sono animali voraci. Mangiano di tutto. Pesci, lumache, lombrichi, gamberi e piante. Attive nella stagione calda vanno in letargo nel periodo invernale. Rientrano tra le specie elencate nel decreto legislativo 230/2017, che recepisce il regolamento Ue 1143/2014, in cui sono indicate le disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie invasive. Il decreto, entrato in vigore nel 2018, vieta l’introduzione e il transito sul territorio italiano, la riproduzione, il trasporto, l’acquisto, la vendita, il rilascio e la detenzione degli animali inseriti nella lista. Per chi le possiede, da prima del 2018, c’è l’obbligo di denuncia al ministero dell’ambiente. Le sanzioni previste per l’abbandono sono severe. Dall’arresto fino a tre anni a multe tra i 10mila e i 150mila euro.
Non ci sono solo le trachemys tra gli animali “esotici”, nel territorio tarquiniese. Nel verde di Marina Velca nidificherebbero alcune coppie di parrocchetti, i pappagallini che sono già una presenza abituale dei cieli di Roma e di altre grandi città italiane. Non si sa se siano stati liberati incoscientemente o siano fuggiti da qualche gabbia. I carabinieri forestali ricordano che quello delle specie invasive è un problema molto serio. La presenza di animali provenienti da altre zone del mondo causa gravi danni agli ecosistemi locali.
Daniele Aiello Belardinelli
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