Viterbo – Con questo caldo, al telegiornale discussioni sulla “peste che tutti ci ammorba” come ai tempi di Brancaleone, ma che in molti sembrano negare. Sui morti di Covid dei quali inspiegabilmente non è stata fatta l’autopsia ma l’incenerimento di massa sì.
Su debiti fatti passare per manna di soldi che ci piovono gratis ed invece sono cambiali a babbo morto da pagare poi di generazione in generazione. Sul MES per mesi aborrito e adesso quasi quasi più conveniente dell’accrocco del Recovery fund che centellinerà gli aiuti europei, ma a partire da un altr’anno e se avremo fatto i compiti assegnatici da Bruxelles.
Sulle autostrade allo stato, quello che per aprire un negozio ti chiede una settantina di documenti e, Dio ne guardi dovessi sbagliarne uno, ti fa tornare alla casella di partenza. Lo chiamano iter amministrativo ma è il gioco dell’oca. Lo Stato che con i soldi dei risparmiatori postali compra la società del concessionario a prezzo di mercato (e il mercato non è un’opera pia), accollandosene pure i debiti e gli investimenti non fatti: proprio una punizione per gli azionisti che al solo annuncio di acquisto dal governo si son visti aumentare del 26% le azioni da vendere!
Sull’Alitalia, pozzo senza fine di soldi nostri a fondo perduto, cioè perduto veramente e da sempre, sull’Ilva ancora lì tra disastro ambientale e riduzione della produzione a tutto vantaggio della proprietà che è indiana e giustamente fa l’indiana.
Sui migranti che ci prendono per stazione di scambio e transfert perché di lavoro qui non ce n’è neanche per noi. Sul Vaticano che a corto di missionari li vuole per assicurargli con la conversione il pass per il Paradiso, come i salotti bene per comprare indulgenza. Quelli di signora mia vedesse e delle anime buone a caccia di buone ricompense statali per le attività di ricovero prima che i ricoverati se ne scappino senza firmare.
Sul rischio di virus da importazione o secondo qualcuno di contagio da parte di noi appestati.
Sul processo a un ministro perchè se l’è presa con le navi che, raccolti i naufraghi, non li portavano nei porti delle loro bandiere, sbarcandoli da noi più vicini e buoni. Noi che, però, se ce li ritroviamo all’improvviso nel convento sotto casa ci arrabbiamo.
Sulle intercettazioni che si fanno tra loro quelli che possono farle. Sulla scuola che dovrebbe aprire a settembre per ordine di una ministrina avvezza a cambiare idea.
Discussioni che portano a visioni da dormiveglia. Come quelle del principe Sigismondo di Pedro Calderon de la Barca. Imprigionato dal padre astrologo cui le stelle avevano preconizzato un figlio criminale, ma poi addormentato e fatto risvegliare tra gli agi di corte dove da sfogo agli istinti. Allora riaddormentato e ricondotto nel sonno in prigione. Da lì i sudditi lo reclameranno alla morte del padre, ma una volta in trono non saprà più distinguere tra sonno e realtà, tra verità e illusioni.
Può succedere anche a noi all’ora dei tg, sognando come Sigismondo: “tutta la vita è sogno e i sogni sono un sogno”. Va beh, ma siamo in emergenza!
Renzo Trappolini
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