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Il giornale di mezzanotte - Anche tu redattore - Tarquinia - Se lo chiede Rossana Moncelsi che attacca il comune: "Noi che sopportiamo le mascherine ci sentiamo ridicoli"

“Assembramenti e movida scatenata, Tarquinia lido è immune dal Coronavirus?”

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Prima domenica d'estate a Tarquinia lido

Prima domenica d’estate a Tarquinia lido

Tarquinia – Riceviamo e pubblichiamo – Il Conavirus impazza in tutto il mondo e rialza la testa anche in Italia, anche nel Lazio. Ma non al lido di Tarquinia.

Ci deve essere qualcosa nell’aria che rende questo posto un paradiso libero dal nemico pubblico più pericoloso di questi tempi, che qui, evidentemente, non attecchisce, nonostante i continuativi assembramenti, mai visti prima in questo tranquillo e assai poco mondano luogo di villeggiatura del litorale laziale.

In questa strana estate 2020, che durante la stagione del lockdown avevamo temuto desolata, fatta di spiagge scarsamente punteggiate da famiglie ingabbiate nel plexiglass, ogni notte la “movida” si scatena. Non fa a tempo a rintoccare mezzanotte che i giovani sciamano in massa verso locali fino a quell’ora frequentati da compiti avventori dediti prima all’ happy our, a cocktail poi, e la realtà si trasforma: decine e decine, anche centinaia di ragazzi affollati gli uni sugli altri, a cantare, ballare, vociare, urtarsi, strusciarsi, strillarsi in faccia cori da stadio, urlarsi insulti o scambiarsi baci e abbracci di gruppo.

Praticamente tutte le notti, per tutta la notte, e all’ alba sguaiati gruppuscoli ritardatari si attardano per tenere ben svegli gli insonni forzati che, chiusi nei loro cubicoli, invano si ostinano a voler dormire.

I ragazzi che si comportano così sembrano colti da un diffuso fenomeno di rimozione collettiva e, per incoscienza o rivalsa contro regole inspiegabilmente imposte, eccedono per provocare la censura operata dal mondo adulto.

E noi, invece, ci sentiamo ridicoli: noi che, consci delle motivazioni che dettano limiti e regole, sopportiamo le mascherine al chiuso e compiangiamo i lavoratori costretti ad indossarle sempre. Noi che prenotiamo ristorante, stabilimento balneare, parrucchiere, estetista, medico e usiamo la app per trovare un posto nella spiaggia libera. Noi che facciamo la fila persino per mangiare un gelato ed entriamo due alla volta solo se siamo congiunti. Noi che trascriviamo i dati personali ogni volta che mangiamo una pizza; noi che abbiamo scaricato buoni buoni l’app Immuni. Noi che ogni giorno ci informiamo sulla nuova crescita giornaliera dei contagiati e ci preoccupiamo.

Ma forse è vana preoccupazione, visto che quella stessa avveduta amministrazione comunale che fu così solerte nel chiudere ogni accesso al lido in primavera, per eliminare il rischio che qualche atleta improvvisato in astinenza da attività motoria spargesse virus correndo sulle spiagge deserte, ora, in estate, non sembra lasciarsi andare a timori e ritiene che non ci siano, qui, affollamenti e mancato rispetto delle regole di distanziamento sociale.

Eppure noi, che forse non siamo altrettanto avveduti da sentirci davvero al sicuro, noi ci sentiamo presi in giro.

Rossana Moncelsi


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15 agosto, 2020

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