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Cronaca - Ma la Cassazione dice no alla richiesta

Boss su sedia a rotelle chiede stop al carcere duro e procreazione assistita

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La suprema corte di Cassazione

La suprema corte di Cassazione

Vincenzo Santapaola

Vincenzo Santapaola

Viterbo – (sil.co) – Bocciata dalla cassazione la richiesta di differimento della pena per motivi di salute presentata da dal boss 51enne Vincenzo Salvatore Santapaola, detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Mammagialla dove sta scontando una condanna a 18 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Santapaola, da quindici anni in carrozzina dopo un incidente in moto, ha anche chiesto di verificare la possibilità di accedere a pratiche di procreazione assistita.

E’ Vincenzo Salvatore Santapaola, figlio primogenito di Nitto, l’ottantenne padrino di Catania, dove anche Vincenzo è nato, il 2 giugno 1969, e dove è stato condannato in via definitiva a una pena di 18 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso a maggio 2018, con fine pena il 17 settembre 2029.

Santapaola è al 41 bis dal 2012, in regime di carcere duro in una cella appositamente realizzata per portatori di handicap a Mammagialla, costretto sulla sedia a rotelle a seguito di un incidente in moto nel 2005 e affetto da una forma grave di pancreatite.


Il tribunale di sorveglianza: “Fisioterapia interrotta dal paziente”

La difesa ha presentato ricorso contro l’ordinanza del 12 dicembre 2019 con cui il tribunale di sorveglianza di Roma ha rigettato l’istanza di differimento della pena, disponendo che Santapaola fosse sottoposto a cinque cicli annui di dieci sedute di riabilitazione motoria e pelvico perineale manuale.

“Un quadro clinico composito – si legge nelle motivazioni della sentenza dello scorso 17 luglio – in relazione al quale i periti avevano ritenuto sufficiente, con riferimento agli esiti della frattura, l’espletamento di cinque cicli di fisioterapia manuale ognuno dei quali composto di dieci sedute a cadenza almeno bisettimanale, da eseguire nel corso di un anno, condizionando al fallimento di tale intervento l’eventuale sperimentazione di macchinari o tecniche ulteriori”.

“La circostanza che detti interventi non fossero stati eseguiti se non in minima parte (quattro sedute in luogo delle cinquanta ritenute necessarie) era dovuto all’interruzione volontaria degli stessi da parte del paziente. Quanto, poi, alla eziologia dell’ultimo episodio di pancreatite subito da Santapaola nel maggio 2019 e alla questione della crioconservazione spermatica, esse furono ritenute non rilevanti dal collegio ai fini del differimento della pena”.


La difesa: “Nessuna risposta sulla procreazione assistita”

Il difensore Francesco Strano Tagliareni, nel ricorso, lamenta, oltre alla “mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in relazione al rigetto dell’istanza di differimento della pena per grave infermità fisica”, anche “la mancanza di motivazione in ordine alla richiesta, rimasta senza alcuna risposta, di approfondimenti diagnostici e specialistici al fine di verificare la possibilità per Santapaola di accedere a pratiche di procreazione assistita”.

L’omessa motivazione sul punto, secondo il legale, inciderebbe sul diritto della persona detenuta a esercitare la funzione riproduttiva.


Le motivazioni della cassazione

Rigettando il ricorso, il collegio osserva che: “L’ordinanza impugnata ha spiegato, in maniera puntuale, che il mancato conseguimento di risultati terapeutici da parte della fisiochinesiterapia manuale era legato alla discontinuità con cui essa era stata somministrata, a sua volta imputabile alla scelta del detenuto di interromperla”. 

Quanto, poi, alla questione della fecondazione assistita: “Si pone in termini del tutto eccentrici rispetto al thema decidendum, non afferendo al piano, qui in rilievo, della grave infermità fisica rilevante ai fini del differimento dell’esecuzione della pena”.

“Alla luce delle considerazioni che precedono, il ricorso deve quindi essere rigettato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali”. la conclusione. 


 – Cure inadeguate per il boss al carcere duro, la cassazione chiede di riesaminare il caso


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12 agosto, 2020

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