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Ricordi - La Bohème con la regia della "signorina snob" data al teatro Unione il 29 settembre 1984

Franca Valeri fedele a Mimì

di Vincenzo Ceniti
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Mimì e Rodolfo provano una scena sotto lo sguardo di Franca Valeri

Mimì e Rodolfo provano una scena sotto lo sguardo di Franca Valeri

Viterbo – Franca Valeri fedele a Mimì.

Il 29 settembre 1984 fu data al teatro Unione di Viterbo la Bohème diretta da Maurizio Rinaldi per la regia di Franca Valeri. L’opera venne preparata a Trevignano Romano dove la “signorina snob” si era ritirata col maestro in una villetta sul lago di Bracciano. Ebbi modo di intervistarla per la rivista Tuscia (34/1984). Di quell’articolo riporto alcuni stralci.


La Mimì di Franca Valeri non morirà di “overdose” ma più semplicemente di tisi, nel lettuccio di una fredda soffitta di Parigi, stringendo tra le mani uno sdrucito manicotto: Puccini ne sarà soddisfatto. Un po’ meno Ken Russel che con la sua Bohème di Macerata ha dichiarato ufficialmente guerra all’Italia tradizionalista e ai registi lirici di vecchia maniera, fedeli al libretto, alla musica e agli appunti dell’autore.

“Trovo del tutto inutili queste operazioni di forzata revisione: le considero strumentali e non interessanti per il semplice fatto che cozzano contro i testi. Bohème è già un’opera completa, densa di teatralità con personaggi e situazioni perfettamente definiti. Se qualcuno ha da dire veramente qualcosa di diverso, scrivesse nuovi testi”.

Sediamo accanto a Franca Valeri al termine di una prova di scena di Bohème che sta allestendo per la prossima stagione invernale in un teatrino parrocchiale di Trevignano sul lago di Bracciano. Vive qui ormai da anni in una villa chiamata non a caso “Torretta del lago” dove sembra ricreata l’atmosfera spensierata della più celebre Torre del Lago di pucciniana memoria.

“La regia di opere liriche (ne ha già firmate una decina, ndr) non è una mania da terza età: amo la musica da sempre, da quando da bambina mi hanno insegnato a suonare il pianoforte”.

Un po’ pallida, senza trucco, con un vago sorriso più volto alla malinconia, rinchiusa in una sorta di tunica verde made in Tunisi con grandi occhiali da intellettuale, tra i piedi un gelosissimo King Charles, pezzato di marrone, che sembra uscito da una tela del Goja, ci parla del suo modo di fare regia.

“L’affronto in silenzio, con umiltà e rispetto del testo, senza scene madri, dannose invenzioni o inutili traslazioni”. “Per noi è un’amica – ci dice uno dei giovani che le girano intorno come fanno i pulcini con la chioccia –. Ha esperienza da vendere e, senza farcelo pesare, sa darci preziosi consigli su come gestire, ridere, piangere, camminare”.

A girarle intorno sono i finalisti dei concorso di canto “Mattia Battistini” (baritono di razza vissuto a cavallo dell’Otto-Novecento) istituito a Rieti nel 1979. La missione di Franca Valeri, aiutata dal maestro Maurizio Rinaldi e da una popolarità che le permette di ottenere sempre qualcosa più degli altri, è quella di aiutare i giovani ad inserirsi nel mondo della lirica, assisterli durante i primi passi sul palcoscenico, insegnare loro i “fondamentali” del canto e della recitazione, per poi consegnarli ai grandi teatri…

“Costruiamo l’opera in équipe, leggendola al pianoforte, nota per nota, giorno dopo giorno, fino alla noia, come si faceva una volta. Studiamo i personaggi uno a uno, per tirar fuori tutto quello che l’autore ci ha messo dentro: odio, amore, intelligenza”.

Parliamo di Bohème. Mini ha un ruolo estremamente drammatico. Il suo desiderio di vivere, di fronte alla minaccia della malattia, la consacra all’eroismo. Musetta è più sensuale. Intelligente ed estremamente realistica, non si arrende mai, lotta e ama con passione. Rodolfo è la figura dell’intellettuale, pronto all’amore, ma fragile sul piano psicologico. Più aggressivo e passionale è Marcello, legato ad una complessa vita interiore. Colline è riflessivo, introverso, scettico, generoso, tutto l’opposto di uno uomo pratico e disincantato come Schaunard.

“Questi i temi su cui lavoriamo in totale armonia. Ecco perché quella che rappresenteremo a Viterbo il prossimo 29 settembre e poi in altre città d’Italia non sarà la mia, ma la nostra Boheme”.

Gli interpreti, età media 25 anni, se ne stanno in disparte, quasi timorosi. Scrutano la signora per un consenso o un consiglio. Quando salgono sul palco delle prove, traballante e polveroso, proprio come si addice a questi casi, su cui piove il fioco chiarore di una luce, riacquistano però il vigore di cui sono capaci. Le voci hanno il profumo sincero di un frutto acerbo che lascia intravedere le delizie di una precoce maturazione. Franca Valeri è lì, appoggiata ad una quinta, a studiarli, ascoltarli, pronta a tendere la mano, fare un gesto, ammiccare un sorriso di assenso…


Per la cronaca l’orchestra è quella della Filarmonica del Tirreno, diretta da Maurizio Rinaldi. Scene, Dino Saponi. Coro del Regio di Parma diretto da Fausto Regis. Gli interpreti: Gretel Santamaria (Mimì), Giuliana Pizzardo (Musetta), Bruno Beccaria (Rodolfo), Marzio Grossi (Marcello), Angelo Vecchia (Colline), Giulio Caenazzo (Schaunard), Fabio Tartari (Benoit).

Vincenzo Ceniti


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12 agosto, 2020

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