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Il giornale di mezzanotte - L'Irriverente

Harakiri per seicento euro ma non solo

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – E pure ‘sto ferragosto ci danno con chi sfogarci. Sono cinque, sono deputati e fanno pure un altro mestiere che durante la chiusura per covid hanno dovuto interrompere.

Il governo, per l’interruzione, ha previsto 600 euro di bonus e loro li hanno chiesti, ma cari gli costano perchè chi sapeva li dà ora in pasto ai rivoluzionari in bermuda. Quindi, chi li ricandiderà?

D’altronde, se uno per l’ovetto oggi di soli 600 euro rischia le uova d’oro di oltre 12.000 euro al mese fa la figura del barbone e la Casta, quella che conta, non può che escluderlo per conclamata ingenuità. Comunque, affari loro.

Rimane però una “questione di etica politica”, come la chiama il presidente della Camera Roberto Fico, quello che appena eletto arrivò a Montecitorio in bus dell’Atac, ma solo quella volta ed ora vuole che i cinque “restituiscano i soldi”. Buon Dio, non poteva bastargli lo stipendio?

Fico, l’ha scritto su Twitter – altro che resoconti parlamentari! – e l’ha saputo – lui il cui consesso nomina chi deve proteggere i dati personale di ognuno – dall’Inps che tra tante categorie interessate ai bonus covid è andato a spulciare quella dei parlamentari comunicando l’esito urbi et orbi in piena calura estiva quando giornali e tv a sono a corto di titoloni e tra poco più di un mese si voterà sulla riduzione del numero di deputati e senatori.

Mettiamo allora in fila tempi e cose: ferragosto e campagna referendaria sonnolenta; parlamentari considerati strapagati e non stakanovisti; cinque postulanti 600 euro i quali, dice Fico, non avrebbero capito “che il loro comportamento deve rispettare le istituzioni”; nessun richiamo formale in seduta della camera ma grancassa mediatica scandalizzata.

Sostanza del problema: soldi pubblici (nostri) che si aggiungono a quelli di chi già ne prende tanti ogni mese (sempre nostri).

In proposito, una domanda si aggiunge importuna: gli ex presidenti di camera e senato che siedono ancora in parlamento e hanno diritto a spese nostre e per dieci anni a ufficio, autoblu, segreteria, perché non si pagano queste cose con il loro stipendio pubblico che è uguale a quello dei cinque dell’harakiri da coronavirus?

Per “etica politica”, ammonirebbe Roberto Fico le cui funzioni presidenziali devono ispirarsi a “imparzialità e terzietà”.

O questo è un altro discorso, un’altra casta? Sempre di soldi pubblici, quindi dei cittadini, si tratta e la cosa infastidisce quanto e forse più del numero dei parlamentari i quali l’elezione dovrebbero guadagnarsela.

Renzo Trappolini


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12 agosto, 2020

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