Viterbo – Non fu una delle consuete visite che il papa faceva dove un vescovo, raggiunti i limiti canonici di età, stava per lasciare il governo della diocesi.
Benedetto XVI arrivò a Viterbo e Bagnoregio il 6 settembre 2009, un anno prima che fosse nominato Lino Fumagalli, e il vescovo Chiarinelli volle dare all’invito al Pontefice e alla visita lo spessore culturale, quindi di razionale utilità per tutti, che uno studioso profondo e appassionato come lui non poteva non offrire al papa e al suo popolo, rendendo per un giorno la Tuscia luogo di ricerca scientifica al massimo livello.
Ce ne aveva, infatti, parlato già nel 2007, quando ricorrevano contemporaneamente gli ottanta anni della istituzione dell’allora Provincia di Viterbo, l’anniversario della nascita di san Bonaventura, cardinale teologo bagnorese e mezzo secolo dalla tesi di libera docenza di Joseph Ratzinger, il papa, sulla teologia della storia nel pensiero bonaventuriano.
Fummo accompagnati, il presidente Mazzoli, il sindaco Pompei e io, in udienza in Vaticano per formalizzare l’invito, mentre lui seguiva sul piano scientifico la ripubblicazione in lingua italiana del saggio ratzingeriano. Da vescovo, teologo e filosofo: tale infatti era e, sulle consolles della sua anticamera, una stupenda collezione di civette, antico simbolo della filosofia e della saggezza, accoglieva e ammoniva i visitatori.
La visita di Benedetto nella Tuscia si rivelò perciò non solo evento per i credenti ma occasione di approfondimento scientifico a beneficio di tutti, fra il papa e il vescovo Chiarinelli, su “fede e ragione, ricerca e rivelazione, storia ed escatologia. Un ragionare che è proposta, dialogo, testimonianza”. Questo disse il vescovo ed il papa rispose con l’analisi della “fede che ricerca l’intelletto ed è amica dell’intelligenza”.
Si rivelarono ambedue portatori di una visione positiva del mondo attraverso la “speranza affidabile, cioè che giustifichi la fatica del cammino. Non semplice desiderio, sogno, attesa o fuga, ma, tra memoria e profezia, saper cogliere il senso del presente, della vita, della storia”.
Era forse il messaggio-eredità che il vescovo Chiarinelli intendeva lasciare alla sua comunità quando poi la invitò a camminare insieme secondo uno “stile di incontro, di dialogo, di solidarietà sul territorio”.
Quattordici anni di episcopato si ritrovarono esposti e sintetizzati quel giorno a Valle Faul ed un prete, don Salvatore Del Ciuco – protagonista di tanta parte della vita cittadina e fine quanto disincantato conoscitore del non facile mondo curiale – annotò: “quell’intreccio delle mie mani con quelle del papa e del vescovo fu qualcosa che mi ha segnato la vita”.
E non solo a lui. Arrivederci, vescovo filosofo (speriamo)!
Renzo Trappolini
Articoli: I funerali di Chiarinelli nel pomeriggio alla Quercia – E’ morto Lorenzo Chiarinelli
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY