Viterbo – Causa Covid, la macchina di Santa Rosa non passerà, ma l’annuale messaggio per i viterbesi che ci credono e per quelli che comunque l’ammirano con rispetto è già arrivato, forte e chiaro. Portatori, due personaggi titolati a farlo: l’artista creatore, ma anche espressione della tradizione civile di Viterbo, architetto Raffaele Ascenzi ed il capo dei credenti locali, vescovo Lino Fumagalli.
Nel video ora realizzato da Tusciaweb perché sia postato urbi et orbi, Ascenzi definisce l’evento di settembre “incontro tra i fedeli di Rosa e i cittadini intorno al simbolo di una città intera”. Fumagalli il 10 agosto, per san Lorenzo, considerò realisticamente la sua chiesa “comunità minoritaria” ma “qualitativa” e il 25, nell’intervista a Tusciaweb, ha offerto prova della “qualità” chiarendo di dover “alzare la voce” e non per il problema del degrado (dice così!) della città, che è questione dei politici e di “incuria” collettiva, ma per “la dignità delle persone”, le quali, pur stando in città ne sono estranee. In particolare (e non sono pochi) gli immigrati, taluni dei licenziati da Mammagialla ed alcuni dei già assistiti dal Ceis.
L’intento di Fumagalli, come una volta l’impegno sociale di Rosa, è che queste persone siano utili a se stesse e anche al territorio. Ci ha provato a Celleno con una cooperativa di immigrati già con le carte in regola per allargarsi. Nota il vescovo che, in tre mesi, la raccolta di asparagi nelle zone della provincia in cui si coltivano è stata solo del 50%. E il resto? E le future raccolte di uva e olive?
La proposta è semplice: dare dignità creando lavoro specializzato con la promozione e il sostegno di cooperative. Come? Con un progetto permanente che veda coinvolte nell’iniziativa e nella assistenza le istituzioni, le organizzazioni imprenditoriali e del lavoro, gli organismi tecnici e di supporto culturale, a partire dall’ università. Un progetto che è politico, per la polis, cioè, per la comunità, la quale perde e paga se ha nelle sue strade inoccupati a far da possibile manodopera della malavita. Guadagna, se invece favorisce lavoro specializzato che da dignità agli operatori e vantaggio economico alla collettività.
Di terreni incolti da mettere a frutto e di quelli non pienamente sfruttati ce ne sono, come pure di queste persone in condizioni fisiche e culturali da poter fare molto più che togliere la spesa dai carrelli. Ci sarebbe anche “mercato”, dice Fumagalli e, perciò, vantaggio per tutti.
Non conosco il vescovo. Solo una volta mi trovai a moderare un dibattito tra lui e l’onorevole Fioroni. Ne notai la cultura; oggi ne colgo concretezza e parola schietta che impongono risposte. Nell’interesse di tutti.
A chi la prima mossa? Forse gli enti locali, a quel che si legge, sono occupati in altre faccende e (se altri non ha già provveduto) per più diritto e competenza territoriale e di funzioni ci si potrebbe, ad esempio, rivolgere al Prefetto, anche perché, sempre a quel che si legge, sensibilità, iniziativa, decisione non difettano all’attuale rappresentante del governo. E in un campo come questo l’affidabilità di chi promuove è già metà del percorso.
Renzo Trappolini
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