Viterbo – (sil.co.) – Storico boss della ‘ndrangheta a Belcolle. Si tratta di Umberto Bellocco, detto “Assu i mazzi”, nato a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, il 17 dicembre 1937. Oggi ultraottantenne, è stato capo dell’omonima cosca dei Bellocco di Rosarno fino agli anni Novanta ed è considerato il fondatore della Sacra corona unita, la quarta mafia.
Detenuto in regime di 41 bis nel carcere Bacchiddu di Sassari dal 2 luglio 2015, lo scorso 17 agosto Bellocco è stato trasferito presso l’ospedale “Santissima Annunziata” di Sassari da dove è stato dimesso il 27 agosto per essere tradotto nel reparto di medicina protetta dell’ospedale di Belcolle a Viterbo.
Informata dai carabinieri del ricovero, la sorella 65enne, che non sarebbe a conoscenza dell’attuale patologia del congiunto, nei giorni scorsi sarebbe venuta a Viterbo da Rosarno, dove risiede, senza riuscire a fare visita al fratello, senza poterlo però incontrare per verificare le sue condizioni di salute.
“Vogliamo capire in che condizioni versa il nostro congiunto e perché non ce lo fanno vedere”, dicono i familiari, che sono assistiti dagli avvocati Maria Teresa Pintus del foro di Sassari e Domenico Infantino del foro di Palmi.
A marzo, quando è esplosa l’emergenza Coronavirus, lo storico capoclan è stato inserito nella lista dei detenuti over 70 con patologie, nata nell’ottica della prevenzione del Cornavirus sfoltendo la popolazione carceraria attraverso la concessione dei domiciliari, ma finita nella bufera, nonostante secondo il Dap fosse solo un monitoraggio, perché nell’elenco sono finiti anche oltre 700 detenuti in regime di 41 bis e migliaia dei reparti ad alta sicurezza, facendo temere un generalizzato effetto “Covid libera tutti”.
All’inizio degli anni Ottanta, il boss 83enne fu l’artefice della creazione di una nuova organizzazione criminale in Puglia, la Sacra corona unita, in opposizione alla nuova camorra organizzata pugliese di Raffaele Cutolo.
Pare sia nata la notte di Natale del 1981, ma verosimilmente altre fonti danno come data di fondazione il primo maggio 1983, allorquando il mesagnese Giuseppe Rogoli detto Pino, già affiliato al clan della ‘ndrangheta Bellocco di Rosarno, chiesto e ottenuto il permesso al capobastone Umberto Bellocco, fondò la prima ‘ndrina pugliese all’interno del carcere di Trani, dove era detenuto. Anche Pino Rogoli, oggi 74enne, è a Viterbo, rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Mammagialla, dove sta scontando tre ergastoli, in regime di 41 bis dal 1992.
Nel giugno 1983, Bellocco venne arrestato a Lecce e fu condannato a 3 anni di carcere per detenzione illegale di armi da fuoco. In seguito fu accusato anche di diversi omicidi, estorsione, traffico di droga e associazione a delinquere di stampo mafioso, ma fu assolto in molti dei suoi processi. Fu condannato infine a 14 anni per traffico di droga. Nel luglio del 1988 fu rilasciato per lo scadere dei termini di detenzione e si diede alla latitanza.
Nel 1991 diventò membro della commissione interprovinciale istituita lo stesso anno dopo la seconda guerra di ‘ndrangheta. Venne nuovamente arrestato il 16 febbraio 1993. Scarcerato il 14 aprile 2014, dopo una detenzione durata più di venti anni, Bellocco avrebbe tentato di riaffermare la propria leadership, con l’aiuto dei Crea, e dei suoi familiari. E’ finito un’ultima volta in carcere nel 2015.
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