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Quando Boccasile disegnava donne, la forza rivoluzionaria dell’arte prendeva il sopravvento sulle ideologie

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Viterbo - Alfonso Antoniozzi

Viterbo – Alfonso Antoniozzi

Un'illustrazione del Decamerone di Boccasile

Un’illustrazione del Decamerone di Boccasile

Un'illustrazione del Decamerone di Boccasile

Un’illustrazione del Decamerone di Boccasile

Bassano in Teverina – La prima volta che mi capitò di avere sotto gli occhi un’illustrazione di Boccasile avrò avuto forse una dozzina d’anni. In casa circolava una raccolta di dischi editi dalla Fonit-Cetra (la defunta casa discografica nata da una costola della RAI): si chiamava “Le Canzoni dei Ricordi” e aveva in copertina la riproduzione delle prima pagine de “Le Grandi Firme”, che poi scoprii essere una rivista fondata da Pitigrilli. Su quelle copertine facevano bella mostra di sé delle illustrazioni di signorine, che mia zia mi disse essere “le signorine Grandi Firme, punto di riferimento per l’immaginario femminino del ventennio”.

Col senno di poi ci si domanda come fosse possibile che da un lato il ventennio, per bocca del periodico “Critica Fascista” di Bottai, stabilisse che “la donna italiana ideale deve essere […] tre, cinque, dieci volte mamma» […] poco elegante, non troppo bella, di corporatura normale, non accurata” e dall’altro propugnasse, attraverso Boccasile, un’immaginario femminino completamente agli antipodi.

Ma l’Italia, si sa, è terra di aperte contraddizioni cui nessuno pare mai far caso, e se era tranquillamente accettato che da un lato gli omosessuali fossero condannati al confino e dall’altro si tirasse su quel trionfo di chiappe e muscoli che è lo Stadio dei Marmi, un monumento perenne all’omoerotismo che scansati, allora la dicotomia tra i due femminini non deve stupirci più di tanto. Suppongo che sia il caso di annoverarla alla voce “vizi privati, pubbliche virtù”, un detto che mio parere rappresenta il Paese come e quanto l’immagine dell’Italia Turrita.

Boccasile era fascista convinto, anzi fu l’unico pubblicitario ad aderire al manifesto della Razza. Mi hanno insegnato che gli artisti si giudicano partendo dalla loro arte, o meglio che il giudizio deve riguardare l’opera che viene osservata e non l’uomo che la crea (altrimenti, addio Picasso e anche Caravaggio avrebbe i suoi bei problemi) e l’osservatore contemporaneo deve sbarazzarsi di ogni giudizio sull’uomo e soffermarsi sul prodotto.

E parlando del prodotto, Boccasile era senza dubbio il grande maestro del suo genere.

Non troppo dissimili dalle pin-up americane, le donne di Boccasile irrompono nell’immaginario erotico degli italiani sconvolgendone, non so se per sciente volontà dell’autore, la morale bigotta e perbenista, e se le “grandi firme” strizzavano l’occhio al maschio italico lasciando immaginare le loro procaci forme fra le pieghe degli abiti rigorosamente attillati, nel dopoguerra le “signorine” si liberano anche di quelli ed esplodono nelle tette, immediatamente censurate, della pubblicità Paglieri, nella schiena nuda dello smalto Reval, nella silhouette che poco lascia all’immaginazione dei Bagni di Castroreale e finalmente, con l’approdo a Paris Tabou, nel culo, che obiettivamente è un gran bel culo, della signorina a mollo in una vasca da bagno stappata da un innocente marmocchio.

Nelle immagini proposte dalla mostra, figlie del soggiorno parigino di Boccasile, l’artista è sicuramente più libero di disegnare come meglio crede, svincolato dai lacci e dai lacciuoli di quel regime che pure aveva entusiasticamente abbracciato e poi da quelli, non meno subdoli, della morale democristiana del dopoguerra, e sono convinto che oggi come allora ci sarà qualcuno che, guardandole, concluderà che è un’indecenza vederle così esposte, anzi addirittura ingigantite, ci sono i bambini, che diamine.

L’arte, sappiatelo, è sempre rivoluzionaria, anche e soprattutto quando non sa di esserlo, e in Boccasile, almeno quando disegnava le donne e non si dedicava ai manifesti di propaganda, la forza rivoluzionaria dell’arte prendeva il sopravvento sulle ideologie e dalla sua matita scaturivano donne emancipate e sensuali quando la morale le voleva materne e sottomesse, erotiche e voluttose quando le si volevano borghesi e perbene.

Ma soprattutto, a Boccasile si deve l’intuizione che il tratto di matita, oltre ad essere arte, può essere comunicazione, ossia che il disegno non solo è capace di solleticare un immaginario ma di diffondere un’idea (e dunque ogni pubblicitario di oggi gli deve molto); e ancora, gli va riconosciuto che l’intero opus delle sue illustrazioni riesce a narrare ancora oggi la Storia in forma diretta ed evocativa, riuscendoci assai meglio delle penne di molti scrittori.

Una Storia che personalmente non amo, ma questa è tutta un’altra storia.

Alfonso Antoniozzi


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La mostra Boccasile maestro dell’erotismo fascista

La mostra gratuita Boccasile maestro dell’erotismo fascista si terrà nel centro storico di Bassano in Teverina fino al 15 settembre 2020. Sono esposte per le vie del centro storico 20 grandi immagini delle copertine di Paris Tabou e della rivista di Pitigrilli e Cesare Zavattini Le grandi firme.


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