Bassano in Teverina – Al tempo del Covid anche le mostre d’arte cambiano contenitori e scenari; così, la mostra sui disegni di Gino Boccasile, distribuita negli spazi urbani di Bassano in Teverina, somiglia molto ad una exhibition di street art, e ne guadagna.
E almeno per due ragioni: la prima, che come la street art quella dell’artista barese è impenitente, la seconda che come tutte le arti grafiche si arricchisce di un contesto comunicativo spontaneo e immediato, non irreggimentato da spazi espositivi neutrali.
Guardando le opere in mostra ti accorgi che esistono un “prima” e un “dopo”, divisi dalla fine del fascismo.
La donna di Boccasile del periodo fascista è fiera, autoritaria, assertiva, esibisce un corpo statuario che rivaleggia con quello dell’atleta del Foro Italico, del soldato che riceve l’omaggio dell’etiope vinto alla Casa del Mutilato, del lavoratore che produce la ricchezza del regime nei bassorilievi dell’Eur.
Così Boccasile fa dialogare la sua donna con l’identità prevalentemente maschile della retorica fascista: la Signorina Grandi Firme rappresenta la nuova donna italiana tanto apprezzata da Mussolini, quella che dà il suo contributo alla crescita e al successo dell’impero, piena di vita, di forza e di determinazione.
A volte sembra di rivederne lo spirito persino in quel robusto linguaggio futurista che esalta la trasvolata atlantica di Balbo o pubblicizza l’aggressiva linea di un’Alfa Romeo.
In realtà anche Boccasile contribuisce ad alimentare l’impressione che, di fronte alla creatività – e segnatamente quella italiana – nessuna dittatura riesce a soffocare l’espressione inventiva, neppure quando questa per necessità e opportunismo si piega al conformismo di stato. A ben vedere, il ventennio fascista è stato segnato da un continuo ribollire culturale, seppur strumentalizzato dalla retorica di regime.
Il secondo futurismo, quello di Sironi, Prampolini, Depero, Seneca esalta i principi nazionalisti del fascismo ma sperimenta i nuovi linguaggi anticonformisti del cubismo e del surrealismo.
La letteratura, da Marinetti a D’Annunzio allo stesso Pirandello, “spera” in Mussolini, ma si scopre a volte disincantata, a volte affascinata da un mito che va oltre la storia, a volte già proiettata ante litteram verso il neorealismo.
In architettura il tipico monumentalismo di regime viene reinterpretato da Piacentini e dai suoi collaboratori in un originale neoclassicismo, che fa dire a Douglas Harper, che ha studiato il monumentalismo nel mondo, che quello italiano è elegante, fascinoso mai truce e freddo come quello della dittatura nazista o comunista e neppure come quello pomposo che esalta la storia americana.
Quando Boccasile dà spazio esplicito all’erotismo il fascismo è finito ed è piuttosto l’ambiente artistico disinibito parigino del dopoguerra a suggerire temi e forme. Più che al corpo della donna – esibito volutamente in forme eclatanti, prorompenti, talvolta improbabili – lui sembra interessato al paradosso, all’ambiguo rapporto tra la giunonica fanciulla e il putto impertinente, dove una sorniona ironia sembra prevalere sovente sul mero richiamo erotico e sensuale.
Tuttavia, a ben vedere, la donna di Boccasile, tanto quella muscolosa e ambiguamente mascolina del periodo fascista – in realtà pensata dal duce come fattrice di soldati – che quella voluttuosa e disinibita dell’esperienza parigina, continua ad essere relegata a oggetto del desiderio e della curiosità voyeuristica dell’uomo, in un inveterato rapporto asimmetrico che neppure l’artista più scapestrato d’allora avrebbe potuto esorcizzare.
L’ispirazione e il linguaggio di Boccasile sono dunque gli stessi degli altri grandi grafici del primo ‘900, quelli che con i tratti caratteristici di un’epoca hanno raccontato il costume, le imprese, la produzione, la nuova retorica di un’Italia ingiusta, talvolta perversa, ma certamente orgogliosa e vogliosa di esprimersi e di cambiare passo.
Boccasile è un artista con un incancellabile passato fascista, e per di più anche un maschilista; per taluni, sol per questo andrebbe dimenticato. Ma se non sai distinguere tra l’uomo e l’artista, rischi di demonizzare anche Caravaggio, Canova o Gauguin…
Francesco Mattioli
Articoli: Boccasile, l’inventore delle cosce con la “C” maiuscola – Boccasile, il grande artista che ha disegnato le più belle pubblicità della prima metà del Novecento di Silvio Cappelli – Boccasile maestro dell’erotismo fascista di Carlo Galeotti
La mostra gratuita Boccasile maestro dell’erotismo fascista
La mostra gratuita Boccasile maestro dell’erotismo fascista si tiene nel centro storico di Bassano in Teverina dal 1 al 15 settembre 2020. Esposte per le vie del centro storico 20 grandi immagini delle copertine di Paris tabou e della rivista di Pitigrilli e Cesare Zavattini Le grandi firme.
Boccasile
Luigi (Gino) Boccasile nacque a Bari il 14 luglio 1901.
Due episodi segnarono la sua infanzia: la morte del padre a soli due anni per un calcio di cavallo e la perdita di un occhio per uno schizzo di calce viva mentre era andato a giocare con degli amici in un cantiere edile.
Nel 1918 si trasferisce con la madre a Milano dove iniziò a collaborare con lo studio grafico Achille Luciano Mauzan disegnando anche figurini e modelli di abiti da donna.
Nel 1930 produsse 30 cartoline per commemorare la Fiera del Levante di Bari.
Su richiesta di Mauzan si trasferì in Argentina, ma dopo due mesi rientrò in Italia per partire subito dopo per Parigi dove nel 1932 espose quadri al Salon des Independantes. Tornato a Milano collabora con diverse riviste e illustra collane di libri per ragazzi pubblicati da Rizzoli e Mondadori.
Tra il 1937 e il 1938 realizza 76 copertine con la Signorina grandi firme che comparivano sulla rivista Le grandi firme periodico fondato da Pitigrilli, trasformato successivamente in settimanale da Cesare Zavattini, edito da Arnoldo Mondadori.
Nel 1938 fa parte dei firmatari del Manifesto della razza appoggiando così le leggi razziali fasciste.
Durante la seconda guerra mondiale viene nominato grafico propagandista dal ministero della Guerra e dopo l’8 settembre 1943 aderisce alla Repubblica sociale italiana di cui cura i manifesti di propaganda.
Alla liberazione è incarcerato per collaborazionismo.
Nel 1946 riprende la sua attività disegnando cartoline per il Msi.
Nel 1947 inizia a collaborare con una serie di campagne pubblicitarie (Paglieri, Yomo, Locatelli…) e nel 1950 disegna su diversi periodici. Realizza anche le copertine della rivista erotica francese Paris tabou con cui collaborò fino alla morte avvenuta il 10 maggio 1952 per un attacco di pleurite. Lasciò incompiuta l’illustrazione del Decamerone di Boccaccio a cui stava lavorando.
Laura Ognibene
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