Viterbo – Ci vuole tempo a volte per capire se siamo stati seri o no. E l’impressione è che in questi ultimi tempi, a proposito di Covid-19, alla serietà si stiano sostituendo le recite a soggetto dei guitti di strapaese.
Ma davvero stiamo a discutere di mascherine? Ma davvero stiamo a discutere delle mosse di ballo in discoteca e di presunte prostatiti? Non sarà che il tritacarne impressionistico, esibizionista e talvolta voyeuristico dei social si sta impadronendo persino delle discussioni sui temi più seri?
Supponiamo che il Covid-19 sia meno gravoso di quel che ci hanno raccontato virologi, medici di base, operatori sanitari, becchini e governanti, supponiamo che abbiano ragione i cantanti opinionisti, i negazionisti a gettone, gli attaccabrighe da talkshow, ma anche gli scienziati borderline e i costituzionalisti monotematici.
Ma davvero dobbiamo discutere di mascherine? O di assembramenti? O di inconsapevoli untorelli? O di banchi scolastici a rotelle? Ma non sarebbe meglio parlare di come riordinare l’organizzazione del lavoro al tempo delle pandemie? O come riconsiderare il sistema dei trasporti? O come ridefinire i sistemi di sorveglianza e assistenza sanitaria sul territorio? O come sviluppare una industria turistica in grado di gestire e razionalizzare il consumo di tempo libero?
O come sviluppare la tecnologia informatica per creare forme di comunicazione interpersonale online, come trasformare il lavoro amministrativo, come far prevalere modalità di formazione basate su stimoli e incentivi piuttosto che sul controllo, mantenendo in forma multimediale le dinamiche della lezione scolastica e del lavoro di gruppo? O come far collimare l’interesse individuale con quello collettivo, un rapporto che oggi sembra quasi inconciliabile alla faccia di Rousseau, Kant o Luther King?
Forse il problema vero è che i giusti dovrebbero cominciare a boicottare i provocatori e gli ignavi, dando loro meno ascolto, meno visibilità, meno importanza. Ma si sa, un uomo che morde un cane è pur sempre una notizia.
Qualcuno potrebbe obiettare: e chi sarebbero i giusti? Beh, tanto per cominciare, quelli che sono ricordati nel Gardino de Giusti fa le Nazioni a Gerusalemme. Si potrebbe cominciare da lì per stabilire un criterio.
Francesco Mattioli
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