Viterbo – Mamma dell’Alta Tuscia partorisce in casa, la Asl di Viterbo le rimborsa le spese.
Per la precisione è stato deliberato un rimborso di 800 euro sotto la voce “per altra assistenza extraricovero” in quanto “totalmente legittimo, utile e proficuo per il servizio pubblico”. La documentazione relativa al “parto a domicilio” è stata raccolta dalla referente aziendale Graziella Ceccarelli.
Nella determina pubblicata il primo settembre sul portale della Asl si sottolinea come lo stesso Nice (National Institute for Health and Care Exellence), prestigioso istituto inglese che detta le regole per il raggiungimento dell’eccellenza in tema di salute e cure mediche, abbia pubblicato un documento in cui si sostiene che “per le donne con gravidanza fisiologica, il modo più sicuro di partorire è il parto in casa o presso i centri nascita”.
In Italia, secondo le ultime statistiche, la percentuale dei parti in casa è pari allo 0.2% (in Puglia negli ultimi due anni sono stati 20 i parti in casa) mentre in Europa la percentuale è già al 2%, le percentuali arrivano al 14% in Nord Europa e prossimi al 30% in Olanda (sommati i parti in casa e quelli in casa di maternità).
Alcune regioni si stanno adeguando a questa nuova esigenza e infatti Emilia Romagna, Marche, Piemonte, Lazio e la Province autonome di Trento e Bolzano rimborsano le spese sostenute per il parto extraospedaliero, mentre Lombardia, Toscana, Abruzzo, Liguria, Sicilia e Valle D’Aosta, hanno adottato provvedimenti volti ad agevolare tale pratica.
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