Bomarzo – (p.p.) – “Scommettete sull’onestà e sulla serietà della nostra proposta”. Patrizia Farroni, candidata sindaco a Bomarzo (M5s) si presenta e presenta la sua proposta in vista delle elezioni comunali di settembre. A sfidarla Giovanni Lamoratta (CambiAMO) e Marco Perniconi (Uguaglianza).
Chi è Patrizia Farroni?
“Ssono nata e vissuta a Roma fino a dieci anni fa, quando mi sono trasferita nel viterbese – dice -. Ho vissuto tre anni a Viterbo, imparando a conoscere le meraviglie artistiche, paesaggistiche ed enogastronomiche della Tuscia. Mi sono poi trasferita a Bomarzo, paese di origine della famiglia di mio marito.
Sono rimasta subito molto colpita dalla bellezza dei luoghi, ma anche dalla scarsa valorizzazione degli stessi. Ho una formazione storica: sono laureata in Lettere con una tesi di ricerca sull’organizzazione del lavoro, che ha avuto l’onore della pubblicazione. Dopo la laurea ho frequentato la prestigiosa S3 Studium di Domenico De Masi, divenendo formatrice esperta in telelavoro. Sono imprenditrice, lavorando con mio marito in una società di consulenza per grandi aziende italiane. Coltivo molti interessi, tra i quali l’arte, che è per me passione e ragione di vita: amo vivere qui nell’alto Lazio, tra capolavori medievali e rinascimentali, siti archeologici, artigianato di qualità, palazzi e giardini d’epoca. Impossibile non rimanere incantati e stregati da tanta bellezza”.
Come mai ha deciso di candidarsi e scendere in campo?
“Per dare un seguito all’impegno portato avanti sul territorio in questi anni. Mi sono impegnata nel promuovere politiche attive per il lavoro, soprattutto per le donne, sempre svantaggiate sul mercato del lavoro. Bomarzo è un piccolo paese di 1800 anime, molti cittadini lavorano altrove, perché il paese offre poche opportunità. Per le donne, le sole occupazioni possibili sul territorio solitamente sono quelle legate al lavoro di cura, ai servizi o alla ristorazione.
Lavori spesso precari, sottopagati, senza possibilità di conquistare un’autonomia economica sufficiente per decidere della propria vita e per scegliere la propria strada. Lo stesso dicasi per i giovani, spesso sottopagati o costretti ad andare fuori regione ,o nel capoluogo di provincia per costruirsi un futuro e una famiglia.
Quando sono arrivata qui ho immaginato come poter creare lavoro, prendendo visione delle enormi risorse inutilizzate dall’amministrazione e dai governi ai vari livelli degli enti locali. Beni culturali e paesaggistici, usi civici, piazze e panorami unici, fondi europei: soltanto alcuni degli aspetti a mio avviso ignorati dalle amministrazioni precedenti.
Per questo ho messo mano ad un paradigma produttivo inclusivo, coniugando beni pubblici e diritto al lavoro. Ho chiesto l’immediata messa a disposizione di questi beni per una cooperativa, o per più cooperative. Ho chiesto il recupero del centro storico guardando agli esempi del centro Italia. Purtroppo però non sono stata ascoltata, anzi.
Sono stata invece molto combattuta e denigrata. Nessuna forza politica ha compreso la necessità di approcciare la questione del sottosviluppo economico in un’ottica di sistema: sono state assecondate soltanto le spinte egoistiche e controproducenti dei singoli imprenditori, contribuendo allo spopolamento e al degrado culturale di questa piccola comunità.
Oltre al lavoro ho sempre avuto a cuore la difesa dei beni comuni: nel 2015 ho fondato un comitato per l’acqua pubblica per oppormi alle politiche tariffarie di Talete e per chiedere il rispetto dell’esito referendario del 2011, quanto della Legge 5 del 4 aprile 2014 della Regione Lazio, che ha aperto la strada della ripubblicizzazione dell’acqua nei nostri territori.
In questi anni abbiamo assistito al fallimento di un’azienda, la Talete spa, che ha rappresentato un grande carrozzone clientelare ad uso e consumo della casta, e che ha smarrito totalmente la sua ragion d’essere. Si diceva infatti, da parte dei suoi promotori, che la Talete dovesse garantire la gestione pubblica del servizio idrico, in quanto amministrata dall’assemblea dei sindaci. Ma questa gestione collegiale non ha potuto impedire in alcun modo la gestione aziendalistica di un bene che per sua natura non puo’ essere mercificato nè venduto. L’acqua deve a mio avviso tornare sotto il controllo del consiglio comunale”.
Quali saranno le battaglie da portare avanti: ci elenchi 5 priorità.
“Le mie battaglie principali saranno la trasparenza, un’amministrazione trasparente e il bilancio partecipativo. Il mio motto di battaglia è ” il palazzo deve diventare una casa di vetro”. Credo sia urgente lavorare per rinsaldare i rapporti di fiducia tra i cittadini e la politica, coinvolgendoli nelle decisioni e rendendo accessibili le informazioni relative alla gestione della cosa pubblica. I cittadini devono apprezzare il valore delle regole condivise, che noi faremo valere contro favoritismi e promesse arbitrarie.
Il lavoro: vogliamo attrarre capitali privati sul territorio per far decollare una zona artigianale. Creeremo un ufficio dedicato ai fondi europei per supportare l’economia, il lavoro giovanile e l’imprenditoria femminile. Daremo vita ad una cooperativa agricola e una di servizi mettendo a profitto le terre collettive e i beni demaniali.
L’acqua: ci opporremo alle politiche aziendalistiche di Bossola e solleciteremo la giunta Zingaretti per l’attuazione della Legge 5 tramite l’individuazione dei bacini idrografici.
Programmazione e crescita culturale: in questi anni è mancata una seria politica culturale. Noi crediamo invece che la cultura meriti la massima attenzione in termini di crescita civica quanto di vettore del turismo. La Tuscia si offre come un luogo proprizio per la creazione di reti tra comuni nella costruzione di festival artistici di ogni genere: Bomarzo, con la sua illustre storia , e con il suo immenso patrimonio culturale e paesaggistico, deve avere l’ambizione di proprorre temi per la circolazione delle idee, per la fruizione del tempo libero, per la formazione permanente quanto per la dimensione ludica della socialità.
Immaginiamo spettacoli teatrali e cinmatografici, eventi per tutte le età. Ci attiveremo da subito per la realizzazione di una biblioteca comunale e di una casa delle donne.
Collegamenti ai treni: nella nostra visione antropometrica è centrale il rispetto per l’ambiente quanto l’adozione di misure antinquinamento. Per questo motivo e per sostenere un turismo alternativo alla circolazione su ruote, riteniamo necessario collegare Bomarzo alle principali stazioni ferroviarie”.
Cosa non va a Bomarzo?
“Bomarzo ha un problema di dualismo economico: il Parco dei Mostri attrae i flussi turistici senza che la comunità ne tragga alcun vantaggio. Dobbiamo compensare questo gap rivedendo la gestione dei beni pubblici e del centro storico. Dobbiamo costruire un’economia inclusiva e solidale al fine di non lasciare nessuno indietro”.
Chi fa parte della sua squadra?
“Della mia squadra fanno parte cittadini stanchi della vecchia politica, ricchi di entusiamso e di amore per il loro paese, ma anche professionisti affermati: esperti di sistemi di gestione, un certificatore molto noto nel mercato, un artista di fama internazionale, un’ imprenditrice del cinema titolare di un’importante agenzia di casting”.
Perché dovrebbero votarla?
“Votare per il Movimento 5 stelle significa votare per un reale cambiamento, per una forza politica seria che governa in tutto il paese nell’interesse dei cittadini. Non abbiamo mai governato a Bomarzo: chiediamo di essere messi alla prova e di scommettere sull’onestà e sulla serietà della nostra proposta”.
Movimento Cinque Stelle di Bomarzo e Mugnano
Candidati:
Andrea Merli
Irene Onofri
Piergiorgio Lulli
AnnaMaria Panfili
Tommaso Cascella
Massimiliano Lamoratta
Sabina Orsini
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