Viterbo – Incrementare la piccola popolazione di falco lanario nella Tuscia.
E’ questo l’obiettivo del progetto “Life lanner” presentato ieri nella sala conferenze della provincia di Viterbo.
Coordinata dalla riserva naturale lago di Vico, l’iniziativa europea coinvolge anche le riserve naturali di Tuscania e di Monte Casoli di Bomarzo, che assieme alla prima fanno parte del territorio viterbese.
“E’ un’iniziativa di ampio respiro che ci porta a guardare con ottimismo alle prossime sfide – ha spiegato il presidente della provincia di Viterbo Pietro Nocchi -. Ci dà inoltre la possibilità di dare una prospettiva migliore alle nostre riserve. Vogliamo riuscire a ripopolare la Tuscia di falchi lanari. Le grandi sfide si vincono con grandi squadre e noi lavoreremo in questa direzione“.
Il lanario è l’unica sottospecie rara di rapace vivente nel territorio europeo. Nel Lazio la popolazione è passata dalle 10-15 coppie stimate negli anni ’80 a 5-7 coppie nel 2001. Nel 2015, all’interno del territorio regionale, ha nidificato una sola coppia, mentre dal 2016 in poi non è stata più individuata alcuna coppia.
“L’obiettivo è quello di conservare e ripopolare una specie importante sia per il nostro territorio che per tutta Italia – ha proseguito la presidente della riserva naturale lago di Vico Daniela Boltrini –. E’ partito tutto da un’idea sostenuta del centro di recupero di animali selvatici che ha lavorato e coordinato tante figure. La nostra riserva, inserita benissimo nel contesto provinciale, sarà il punto di riferimento del progetto”.
Tra le azioni previste la realizzazione di una rete tra i centri di recupero degli animali selvatici, l’ideazione di procedure comuni per il riconoscimento degli esemplari, la redazione di un manuale di identificazione della specie, la raccolta di dati in tutte le strutture e la creazione di un database nazionale. Il valore complessivo del progetto è di 2.604.523 euro di cui 1.944.314,00 di finanziamento europeo.
Alcune attività sono già partite nei mesi scorsi. Tra loro il recupero e la liberazione di una femmina chiamata Lea, uscita dall’hacking il 15 giugno e costantemente monitorata mediante i segnali gps che il suo trasmettitore, montato a zainetto sulla groppa, invia al centro raccolta.
Samuele Sansonetti
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