Viterbo – Curato il covid (chissà, ma speriamo), resteremo malati di disuguaglianze. Così dicono i virologi dell’economia, della filosofia, della religione.
Tutti gli uomini, scriveva Voltaire, sarebbero uguali se fossero senza bisogni i quali sono all’origine della volontà di soddisfarli anche a scapito degli altri. Il lavoro li attutisce perché le remunerazioni sembrano poter diminuire gli esiti del confronto con chi sta meglio. Ma che succederà quando in Italia finirà la cassa integrazione, le imprese licenzieranno, i professionisti, gli artigiani, i commercianti si vedranno stracciata la domanda? Interrogativo peraltro comune a tutto il mondo, tutto forse tranne la Cina dove la produzione è data in aumento.
Lì, però, c’è la “dittatura democratica” nata – come è scritto nel Libretto rosso del fondatore Mao Tse Tung – dalla grande alleanza tra operai e contadini fondata sul bisogno derivante dalle disuguaglianze: “povertà e arretratezza che possono sembrare cose cattive ma in realtà sono buone perché spingono al cambiamento, alla rivoluzione”. Come sia finita è sotto gli occhi di tutti: hanno combattuto quelle disuguaglianze col risultato però delle “sottomissioni “e con l’arma del commercio si allargano al resto del mondo.
Che succederà da noi se la reazione alle disuguaglianze dovesse tradursi in sottomissioni di alcuni da parte di altri? Insomma, le disuguaglianze da covid produrranno solidarietà o sottomissioni? E’ vero, l’Italia è democratica, ma siamo tranquilli con le legislazioni d’emergenza, il potere in mano più al governo e alla magistratura e meno al parlamento perché i parlamentari temono le elezioni che manderebbero a casa tanti di loro? Non solo, ma quali saranno le conseguenze dello strisciante crescere – fomentato- dell’invidia sociale e del sentir continuamente parlare di “cittadini” quasi a distinguerci da loro, quelli che governano?
Il tempo, diceva duemila anni fa Seneca, “scorre secondo una legge certa e imperscrutabile ed è miserevole vivere domandandosi ad ogni avvenimento: come andrà a finire”. Le disuguaglianze sono parte di quella legge di natura, anzi divina se è vero che dal Creatore vennero le prime differenze, quando facendo l’uomo a sua immagine “lo creò maschio e femmina” (e le donne ancora protestano), distinse i popoli preferendone uno, quello di Israele, e addirittura li obbligò a parlare ognuno una lingua diversa.
Poi, però, ci fu il Figlio con la parabola dei talenti: un padrone in partenza per un viaggio li distribuì in misura diversa tra i servi. Questi li misero a frutto raddoppiandoli. Tutti tranne quello che aveva ricevuto meno degli altri e si ritrovò quindi ancor più disuguale.
Il covid, aumenterà certo le disuguaglianze, ma al di là dei soliti e non di rado ipocriti richiami al solidarismo, bisognerà prepararsi tutti ad un impegno individuale straordinario perché esse, che pure resteranno, non diano luogo a sottomissioni. Questo sì, sarebbe un altro guaio del virus partito un anno fa dalla repubblica democratica di Cina.
Renzo Trappolini
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