Viterbo – Abbiamo chiesto a Paola Biribanti, autrice della monografia Boccasile. La signorina Grandi Firme e altri mondi Castelvecchi editore, un intervento di presentazione della street art exhibition Boccasile maestro dell’erotismo fascista. Paola Biribanti, oltre ad aver scritto la più completa e accurata monografia su Boccasile, è una vera cultrice dell’opera del maestro e della sua eredita culturale e artistica. Ma cosa più importante da sempre si occupa di eleganza e bellezza.
– Boccasile ritorna sui muri. Un ritorno a quasi settant’anni dalla morte precoce, a novanta dai primi manifesti e, curiosamente, con immagini non destinate, in origine, a essere affisse ai muri delle città.
Boccasile maestro dell’erotismo fascista
La differenza? Nessuna. Le copertine realizzate per il settimanale Le Grandi Firme e per il mensile per soli uomini Paris Tabou hanno lo stesso potere allusivo e persuasivo dei suoi manifesti. Quello celeberrimo per la Paglieri, con la Venere postbellica scandalosamente a seno nudo; quello per gli spumanti Riccadonna, con un’ebbra Marilyn Monroe made in Italy; il manifesto del Liquigas, con la turgida massaia comodamente seduta sulla bombola della cucina; e della lingerie Vamp, capace di dire tutto senza dire niente.
Sul formato tatticamente tascabile dell’erotico Paris Tabou, su quello del rotocalco Le Grandi Firme, o gigantesco del manifesto pubblicitario, Boccasile funzionava e funziona sempre, perché il maestro aveva capito che disegnare la donna non solo gli piaceva, ma gli riusciva benissimo.
È innegabile: tra le copertine della rivista Le Grandi Firme (1937-38) e quelle di Paris Tabou (1950-52) le differenze sono sostanziali, perché di mezzo c’era stata la guerra e soprattutto il dopoguerra, con il suo corredo di voglia di riscatto, libertà e di contaminazione con gli usi e i costumi americani, così diversi da quelli di un Paese, come il nostro, uscito da anni di restrizioni e di autarchia.
Il modello femminile cui, negli anni Trenta, si doveva aspirare era l’angelo del focolare, che, assieme alla fattrice di gli e alla massaia rurale era tra i leitmotiv più ricorrenti nella propaganda di regime. È su quel panorama che si era abbattuta, con la velocità deflagrante di un fulmine, “la signorina Grandi Firme”, che, intrepida e sensuale, si era impossessata delle copertine della rivista di Cesare Zavattini, prima; e della mente degli italiani, poi. Gambe, anchi, petto… Tutto coperto, eppure tutto così indovinabile addosso alla donna-Boccasile, che mai ostentava, perché perennemente assorta in altri pensieri e occupata in altre faccende. Né pretendeva, perché del tutto inconsapevole delle proprie armi di seduzione di massa.
Boccasile maestro dell’erotismo fascista – L’istallazione nella sede di Unindustria a Valle Faul
Su Paris Tabou, dodici anni dopo, la stessa cosa. Ma lì i centimetri di stoffa a erano molti di meno e gli azzardi molti di più, eppure Boccasile aveva trovato l’escamotage per non cadere nell’ovvio e nel volgare: la presenza costante di un bambino dispettoso, che tutto faceva addolcire e perdonare. Proprio come sul manifesto dello yogurt Yomo, delle caramelle Baratti o su quello – celeberrimo – del Borotalco Roberts.
Paola Biribanti
Boccasile maestro dell’erotismo fascista. Street art exhibition – mostra a Viterbo dal 26 ottobre al 9 novembre. Installazione nella sede di Unindustria a Valle Faul.
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