Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – È vergognoso. La seconda ondata del Covid trova la sanità della Tuscia esattamente nelle stesse condizioni di prima: la paralisi.
L’impegno encomiabile di medici e operatori sanitari non cancella il mix di opportunismo, spirito affaristico e incapacità amministrativa. Sei mesi senza far nulla.
Già nel mese di marzo Rifondazione comunista più volte ha chiesto che venissero utilizzati i centri ospedalieri pubblici di Ronciglione, Civita Castellana o Montefiascone. Nulla di fatto. Del resto il collasso della sanità pubblica era stato benedetto dalla regione Lazio del Pd di Zingaretti e applaudito dal centrodestra tutto (ad esempio, il partito della Meloni a marzo salutò con gioia l’istituzione della clinica privata Santa Teresa, a Viterbo).
E così si arriva allo scandalo del giorno: nella nuova violenta ondata di contagi, i pazienti Covid vengono ricoverati a Belcolle nel reparto di medicina. Bene, ma i pazienti di medicina che prima erano lì dove verranno collocati? In qualche altro ospedale pubblico? No: nella clinica privata Santa Teresa, che ha appena ottenuto l’accredito della Asl.
In breve: abbiamo ospedali pubblici vuoti, ma i pazienti li mandiamo nelle cliniche, che naturalmente paghiamo profumatamente. Risultato: una sanità pubblica sfibrata e ulteriormente impoverita.
Un esempio: alla faccia del tracciamento, nella Cse (casa-famiglia) di Civita Castellana la Asl decide di eseguire i tamponi solo ai pazienti, ma non agli operatori (a meno che non siano sintomatici). Assurdo, perché è inutile tracciare i pazienti se c’è il rischio che gli operatori siano positivi. Soluzione: se gli operatori vogliono farsi il test, come sarebbe auspicabile, devono rivolgersi ai privati. Di tasca loro.
Queste sono le scelte di chi ci amministra. Mandiamoli a casa.
Partito della Rifondazione comunista (Sinistra europea) – Viterbo
Roberta Leoni
Luigi Telli
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