Viterbo – Preoccupazione, amarezza, voglia di andare avanti. Sono queste le emozioni dietro una chiacchierata con ristoratori, baristi e pasticceri di Viterbo. Per loro domenica scorsa, come per altri settori, è arrivata la stretta delle misure anti-Covid. Un nuovo decreto con cui il governo cerca di porre un freno alla costante crescita dei contagi di Coronavirus in Italia di queste ultime settimane.
Nel documento le norme che rimarranno in vigore fino al 24 novembre e che limitano in particolar modo il settore della ristorazione.
“Questo decreto è fatto da gente impreparata – spiega Eleonora Di Andrea, titolare del ristorante Tre Re -. Con la chiusura alle 18 ci tolgono quel minimo di movimento che c’era in più la sera. Avrebbero potuto fare la chiusura alle 22 e permetterci almeno di fare il primo turno di servizio al tavolo. Chi ci governa non conosce la realtà, non la vive. Servirebbero persone più competenti”.
Eleonora Di Andrea
Eleonora Di Andrea da 40 anni lavora nel settore. Da 30 gestisce il locale nel centro storico di Viterbo. Non nasconde la sua preoccupazione.
“Purtroppo con queste misure siamo sempre più penalizzati – spiega -. La nostra è un’attività di famiglia: io, mio marito, mio figlio e due dipendenti in cassa integrazione. Cerchiamo di tirare avanti. Vediamo che aria tira in questi giorni, ma siamo anche pronti a chiudere se necessario. Anzi è meglio, dato che questo virus c’è e c’è anche la paura, che ci facciano chiudere e che ci sostengano con degli aiuti. Questo è un decreto che mette allo stremo definitivamente tutta la categoria”
Le nuove misure prevedono l’attività di ristorazione (così come di bar, pub, gelaterie e pasticcerie) dalle 5 di mattina alle 18. Il consumo al tavolo è consentito per un massimo di 4 persone, salvo che i clienti non siano conviventi. Dalle 18, e fino alle 24, è consentito l’asporto o la consegna a domicilio.
“Bisogna comunque dire che – continua Eleonora -, al di là della chiusura alle 18, non avremmo lavorato comunque in questo periodo. Sono tre settimane che non si lavora e il personale è a casa. Viviamo la giornata come se fossimo una famiglia. Facciamo la spesa per il ristorante come se la facessimo per casa. Dovrebbero bloccare gli affitti, le tasse. Così ci fanno morire di preoccupazione. Anche perché tenere in piedi un locale richiede un costo. Per servire il cliente i macchinari devono essere sempre in attività. Questo è un locale storico. C’è un legno dell’800 e anche solo la manutenzione richiede un grande lavoro”.
C’è un po’ di amarezza, ma anche voglia di andare avanti, nelle parole di un altro ristoratore. Michele Schirripa, titolare del ‘Lab’, spiega che “con questo decreto ci sentiamo colpevolizzati come categoria nonostante abbiamo messo in sicurezza tutti quanti. Dipendenti e clienti. Abbiamo deciso di provarci ancora lavorando con il pranzo e iniziando a lavorare per un delivery di alta qualità e sicuro. Tutti i soldi spesi per sanificazioni periodiche e per adeguamenti non possono andare persi”.
Lab
Per Michele Schirripa la chiusura alle 18 non è la soluzione per limitare il contagio: “Ancora una volta crediamo che l’emergenza sanitaria sia la priorità, anche se non siamo convinti che possa essere una soluzione al problema chiudere alle 18. Detto questo, ci adeguiamo alle scelte e facciamo la nostra parte”.
Anche i bar dovranno chiudere in anticipo. Riccardo Troili del ‘Caffè San Sisto’ sottolinea come molti locali pubblici siano luoghi sicuri, nel pieno rispetto delle norme anti-Covid: “Questo decreto non è la soluzione. Bar, ristoranti e palestre sono i luoghi dove vengono maggiormente rispettate le regole. Sono i luoghi più sicuri. Lo vedo nella mia attività, ma anche andando in giro negli altri locali o nella palestra che frequento. Si usano le mascherine, viene fatta regolarmente la sanificazione. Non siamo la categoria più a rischio per il contagio”.
Riccardo Troili
“C’è anche la collaborazione del cliente che sa le regole e le rispetta – continua Riccardo -. Non sono d’accordo per nulla con questo decreto, la nostra categoria è stata presa di mira ma i veri assembramenti sono altrove. Basta vedere le fermate dei pullman”.
Riccardo ricorda le difficoltà dei mesi passati: “Nei mesi più duri del contagio, c’è stato un calo per l’attività. Noi qua lavoriamo tanto con le scuole e l’università e quindi è mancata una grande fetta di clientela. In estate ci siamo tenuti a galla anche con la buonissima proposta di mettere i tavoli fuori. Ora però la chiusura alle 18 ci porterà via parte del lavoro. Per non parlare poi della ristorazione. Non capisco con quale criterio sia stato fatto questo decreto”.
Caffè San Sisto
Il titolare del Caffè San Sisto guarda però al futuro e invita tutti a fare altrettanto: “Un po’ di paura da parte del cliente c’è. Molte persone non vivono più la colazione al bar o l’aperitivo con la serenità che dovrebbe contraddistinguere un momento di pausa. Però, per come la penso io, bisogna continuare a vivere. Bisogna continuare a fare la vita di sempre, ovviamente rispettano tutte le regole, che sono giustissime, e con tutte le accortezze del caso”.
Tra le attività messe a dura prova dal decreto ci sono anche le gelaterie. Tra loro Giovanna ‘Polozzi’, titolare della gelateria di piazza della Rocca. “Purtroppo con queste misure ci troveremo peggio – spiega Giovanna -. Abbiamo già notato che la gente esce molto meno. Domenica pomeriggio pochissime persone sono venute a prendersi un gelato. Ora, con la chiusura alle 18, le persone saranno ancora meno motivate ad uscire. E poi c’è paura”.
Gelateria Polozzi
La signora Giovanna però è pronta a riorganizzarsi: “Chiaramente ci adatteremo alle regole perché la salute ha la priorità su tutto. Ovviamente ci organizzeremo con le consegne a casa. Ci adattiamo e aspettiamo. Speriamo siano misure transitorie, anche perché arriva il Natale. Già a Pasqua abbiamo perso molto in termini di vendita”.
Si fanno i conti con le nuove regole. “Appena uscito il Dpcm – spiega Federico Rossi della pasticceria Polozzi – non è stata del tutto chiara l’interpretazione, ma da un’analisi successiva e grazie al contributo dei nostri consulenti, noi artigiani della pasticceria Polozzi, possiamo rimanere aperti anche dopo le ore 18, con la vendita al banco. Il nostro orario sarà fino alle 20. L’obbligo di chiudere alle 18 è per chi ha la licenza di somministrazione di alimenti e bevande, ma chi non la possiede, può continuare a tenere aperto il proprio locale con la sola vendita d’asporto senza il consumo dei prodotti all’interno del locale”.
Fabiola, Ermanno, Massimiliano Fiorentini e i dipendenti di Alba Pasticceria
Anche Fabiola Fiorentini, titolare di Alba Pasticceria insieme ai fratelli Ermanno e Massimiliano, è pronta a rimboccarsi le maniche: “Il Coronavirus ha cambiato il modo di vivere. Dobbiamo adattarci e andare avanti. Intanto abbiamo deciso di fare orario continuato. Apriamo alle 7 e andiamo avanti fino alle 18. E poi dalle 18 in poi faremo la consegna a domicilio. Ovviamente questa situazione ha stravolto tutte le abitudini. La preoccupazione è anche per i nostri dipendenti. Senza di loro l’attività non potrebbe andare avanti. E ora non sappiamo come garantirgli il lavoro. Loro sono la nostra famiglia, la nostra ricchezza”.
“C’è anche da dire – conclude Fabiola – che noi come pasticceria siamo penalizzati, ma non tanto come i ristoratori, palestre o altre categorie. Per loro è ancora più difficile”.
Maurizia Marcoaldi
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